Calcionews24
·15 mai 2026
Cardinale rompe il silenzio: «Nelle ultime cinque partite stiamo gettando al vento la stagione, nessuno è contento. Ho commesso molti errori ma sono un combattente e non mi fermerò finché non vincerò»

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Gerry Cardinale, proprietario del Milan, ha fatto chiarezza sul momento che sta attraversando il club rossonero in un’intervista a La Gazzetta dello Sport.
MOMENTO DIFFICILE – «Max e la squadra hanno fatto un ottimo lavoro per quasi tutto il campionato. Siamo stati in testa alla classifica, in corsa per lo scudetto fino alla gara contro la Lazio. E poi nelle ultime cinque partite, stiamo gettando al vento la stagione. Sono nel mondo dello sport da tre decenni, so che queste cose succedono, ma questo non ti fa sentire meglio. Ora siamo concentrati nel vincere le ultime due partite. Ma, devo dire, agiamo dentro un contesto non facile: tante polemiche e tante falsità. Francamente sono un po’ deluso».
SMENTIRE FALSITÀ SUI MOTIVI – «Per esempio che mi interessa solo il denaro e non vincere. È assurdo. Se guarda alla mia vita e alla mia carriera, io ho sempre vinto. E quindi, questa idea che io farei una cosa senza l’obiettivo di essere i numeri uno e di vincere con continuità è ridicola. Ma appunto devono essere i risultati a parlare e quando le prestazioni non raggiungono il loro potenziale come adesso, sono decisamente agitato. Io non alleno, non segno gol, non difendo, ma posso fare la mia parte: la mia parte è fornire le risorse finanziarie perché possiamo continuare a schierare una squadra vincente, non solo in Serie A, ma, si spera, anche in Europa. Questo è il mio lavoro, e sono piuttosto bravo a farlo».
RISULTATI E OBIETTIVI – «Non sono contento, ovvio. Max non è contento, i giocatori non sono contenti. Vincere resta la priorità e vi posso assicurare che tutti vogliono vincere. Non aver vinto lo scudetto è una delusione, se non entriamo nelle prime quattro è un fallimento. Abbiamo avuti molti infortuni, adesso per esempio Luka (Modric, ndr) è fuori: capita, è lo sport. Non si può sempre vincere, anche se il Milan dovrebbe, quando non lo fa è un fallimento. Però mi faccia aggiungere una cosa…».
MESSAGGIO AI TIFOSI – «Provengo da una cultura in cui, quando qualcuno inciampa, lo aiutiamo a rialzarsi, non cerchiamo di cancellarlo. Ora la squadra sta inciampando, perciò vorrei dire a tutti coloro che hanno a cuore la squadra di sostenerla e non demoralizzarla. Ci sono due partite da vincere, restiamo concentrati su questo».
AMBIENTE E RESPONSABILITÀ – «Non biasimo i tifosi per essere arrabbiati, sono arrabbiato anch’io. Sono appassionati quanto me. Ma cerchiamo di sostenere i nostri ragazzi, invece di buttarli giù. Io provo un senso di responsabilità enorme: quando non siamo all’altezza e vedo la reazione dei tifosi la prendo molto sul personale, sono sconvolto. Mi entra sottopelle e sento un enorme obbligo di sistemare le cose con un’urgenza che nessuno dovrebbe mettere in discussione. Mi sveglio ogni mattina con il desiderio di vincere e con un profondo senso di delusione e frustrazione quando non ci riusciamo».
PIANI FUTURI E ORGANIZZAZIONE – «Cerchiamo sempre di far evolvere la nostra organizzazione. Quindi sì, tutti dovrebbero aspettarsi che ogni stagione, ma in particolare in quelle in cui le prestazioni sono inferiori alle aspettative, tutto venga rivalutato e io rivaluterò tutti e tutto. Dedicherò tutta la mia estate a questo. Mi sono già seduto con Max, abbiamo parlato. L’obiettivo è migliorare l’organizzazione e portarla a un livello di eccellenza mondiale. Potremmo spendere una fortuna, ingaggiando giocatori affermati e puntando a vincere nell’immediato. Ma poi? Bisogna fare entrambe le cose. Questa estate esamineremo l’organizzazione e vedremo cosa possiamo fare per colmare le lacune, perché non siamo stati all’altezza. Non si tratta solo di sostituire le persone, ma di esaminare la struttura organizzativa e assicurarci che tutto funzioni, dallo staff tecnico alla selezione dei giocatori, al direttore sportivo, alle academy: si tratta di ecosistema. Quando ho preso in mano la squadra non c’era afffatto. Lo sport riguarda le persone, bisogna aere quelle migliori e migliorare tutte le aree. Non ci siamo ancora».
LEZIONI E APPRENDIMENTO – «Sì, certo che ho commesso errori. Molti. Questa è probabilmente la cosa più difficile che abbia mai fatto. Ma sono un combattente e non mi fermerò finché non vincerò. Una delle lezioni più grandi è stata capire quanto il contesto sia diverso. Se non lo vivi, da americano non capisci il ruolo che il calcio e il Milan hanno nella comunità. Amo Milano e amo l’Italia. Però vorrei che ci si concentrasse di più sui temi cruciali: l’importanza delle infrastrutture sportive; come modernizzare il calcio italiano; perché l’Italia ha mancato un altro Mondiale, il terzo di fila. Invece si fa polemica. Non si tratta solo di Serie A, ma anche di non presentarsi alle finali di Champions e perdere 5-0, e di giocare in modo competitivo in Europa. O del divario dei diritti tv. Il gap del calcio italiano è aumentato, ma per come va il mondo non lo risolverete senza soldi, ed io ho la mia esperienza in materia. Non voglio trasferire come facciamo le cose in America, sono consapevole che in Italia sono diverse, e ho bisogno di circondarmi di italiani che mi aiutino».
LO STADIO – «Intanto chiediamoci perché lo facciamo. Non è un’operazione immobiliare, non è un progetto di ego. Si tratta di migliorare il profilo finanziario del Milan per poter competere per i migliori giocatori del mondo. È anche qualcosa che dovremmo fare per i milanesi. Milano merita di avere uno stadio di livello mondiale, di essere riconosciuta a livello globale come la patria dello sport e di celebrare la sua cultura. Al momento non è così».
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