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·20 mars 2026

Cardinale: «Spero il nuovo San Siro sia un prodotto italiano. Vorrei costruire un piano per rilanciare la Serie A»

Image de l'article :Cardinale: «Spero il nuovo San Siro sia un prodotto italiano. Vorrei costruire un piano per rilanciare la Serie A»

Il progetto di Gerry Cardinale al Milan passa da Milanello, dal rapporto con i tifosi e da una visione più ampia per il futuro del club e del calcio italiano. In un’intervista rilasciata al Financial Times, il proprietario del club rossonero ha parlato delle difficoltà incontrate nei suoi primi anni in Italia e delle ambizioni per la società.

L’imprenditore statunitense ha raccontato di aver vissuto mesi complicati dal punto di vista della percezione pubblica: «Quello che ho dovuto affrontare negli ultimi tre anni in Italia è qualcosa che non avevo mai vissuto prima. Non riesco nemmeno ad arrivare alla prima base qui senza che mi venga chiesto: possiedo davvero la squadra oppure è di Elliott? È la cosa più ridicola del mondo», ha spiegato, riferendosi all’operazione che lo ha portato nel 2022 a rilevare il Milan dal fondo Elliott.


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Cardinale ha ammesso la frustrazione per questo clima di sospetto, sottolineando anche di aver capito che la fiducia si conquista nel tempo: «È frustrante. Perché quello che vorrei è il beneficio del dubbio: che la gente creda che sono affidabile, che tengo a questo club, a questa città e a questo Paese e che sono un buon custode. Quello che ho imparato in tre anni è che devo dimostrarlo». Nel frattempo, sotto la gestione RedBird, il Milan ha migliorato i propri conti – proseguendo nel percorso iniziato con Elliott – dopo anni di perdite. Un aspetto che però non basta a convincere i tifosi, inevitabilmente più interessati ai risultati sul campo.

Secondo Cardinale, uno dei problemi è anche l’aspettativa che il proprietario di un grande club debba comportarsi come i magnati del passato. «Tutti mi guardano e danno per scontato che io sia il presidente, il nuovo Berlusconi», osserva, facendo riferimento all’epoca di Silvio Berlusconi, durante la quale il Milan vinse 29 trofei. Ma il modello di gestione che ha in mente è diverso: «L’ultima cosa che farò è venire qui solo perché sono un uomo ricco e voglio fare il tifoso», ha affermato. Per Cardinale, infatti, nel calcio moderno è difficile competere sul piano economico con i grandi fondi sovrani che investono nei club europei.

Il proprietario rossonero respinge anche l’idea di essere arrivato in Italia con un atteggiamento aggressivo o poco rispettoso delle dinamiche locali: «Non continuerei a essere richiamato in questi ecosistemi se fossi uno che arriva sparando a zero, distruggendo tutto e comportandosi da arrogante».

Tra le priorità del progetto rossonero c’è lo sviluppo infrastrutturale, in particolare la costruzione di un nuovo stadio con l’Inter al posto dell’attuale Giuseppe Meazza, che possa modernizzare il club e l’intero sistema calcistico italiano: «Sto costruendo uno stadio e voglio che sia un prodotto italiano. Banche italiane che lo finanziano, aziende italiane che competono per i naming rights, commercio e hospitality italiani intorno».

Un obiettivo che, però, si è rivelato più complicato del previsto nel tempo: «Negli Stati Uniti potrei farlo nel sonno. Qui non è il mio ecosistema: ci sono barriere linguistiche, politiche e culturali», ha spiegato Cardinale, evidenziando le difficoltà burocratiche e istituzionali incontrate in Italia. Nonostante questo, la sua ambizione resta quella di contribuire al rilancio del calcio italiano: «Mi piacerebbe arrivare al punto in cui, se avrò costruito abbastanza credibilità, potrò andare a Roma, sedermi con Meloni o con chiunque altro e dire: guardate, costruiamo un piano per rilanciare la Serie A. Facciamo della Serie A una delle più grandi esportazioni dell’Italia».

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