Calcionews24
·3 avril 2026
Ct Italia: ingaggio, contratti, pro e contro. Perché Conte e Mancini possono o non possono sedere sulla panchina della Nazionale

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L’imminente ribaltone sulla panchina della Nazionale italiana ha ufficialmente aperto il toto-allenatore. Con l’addio di Gattuso che appare ormai inevitabile, la FIGC si è messa alla ricerca di una nuova guida per far rinascere il nostro calcio. In cima alla lista dei desideri ci sono due grandi ex: Roberto Mancini e Antonio Conte. Sebbene entrambi abbiano un contratto fino al 2027 con le loro attuali squadre, nessuno dei due è considerato blindato o irraggiungibile.
Attualmente alla guida dell’Al-Sadd, la squadra più titolata del Qatar, l’allenatore di Jesi percepisce uno stipendio di 5 milioni netti a stagione. Nonostante l’ottimo ruolino di marcia e il campionato momentaneamente sospeso per le tensioni in Medio Oriente, la suggestione di un ritorno sulla panchina dell’Italia è molto forte. L’ex tecnico di Inter e Manchester City vorrebbe la sua rivincita dopo il clamoroso tonfo del 2022 contro la Macedonia.
Sulle sue intenzioni pesano enormemente le dichiarazioni rilasciate lo scorso anno: “Tornerei in Nazionale ed ho sbagliato ad andarmene in quel modo. Dovevo parlare con il presidente“. Qualora la Federazione decidesse di affondare il colpo, Mancini non si tirerebbe indietro, ma spetterebbe a lui e al suo entourage negoziare la separazione con il club qatariota.
L’altra pista caldissima porta dritta al tecnico del Napoli. Antonio Conte, che in Campania ha già conquistato lo scudetto al primo tentativo, sta conducendo una seconda annata di altissimo livello. Il salentino percepisce 6 milioni netti all’anno, una cifra proibitiva per le casse federali. Tuttavia, come già accaduto per il suo primo mandato tra il 2014 e il 2016, l’intervento di alcuni sponsor potrebbe colmare la distanza economica.
Il vero ostacolo, in questo momento, è il tempismo. A otto giornate dal termine della Serie A, con il club partenopeo in piena corsa per il titolo, ogni discorso è rimandato a fine stagione, prevista per il 23 maggio. La sensazione è che, se Conte dovesse chiedere ad Aurelio De Laurentiis di liberarlo in estate con un anno di anticipo, la separazione consensuale potrebbe avvenire senza indennizzi per la Federazione né buonuscite per l’allenatore.
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