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·22 juin 2026

De Laurentiis: «Per il Napoli ho rifiutato miliardi. Ora centro sportivo e nuovo stadio»

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In attesa di poter annunciare Massimiliano Allegri come prossimo allenatore, Aurelio De Laurentiis si trova ora negli Stati Uniti, dove ha seguito dal vivo la sfida fra Belgio e Iran con in campo i “suoi” De Bruyne e Lukaku. Il patron del Napoli anche dagli States non ha perso di vista la preparazione della prossima stagione, che vedrà il club protagonista ancora una volta in Champions League, con la speranza di ottenere risultati migliori rispetto a quelli del 2025/26.

Oltre al campo, in casa Napoli si parla con insistenza di un nuovo stadio, dopo che il Comune ha tirato dritto, senza trovare l’appoggio di De Laurentiis, per la ristrutturazione del Maradona. Proprio sulla situazione impiantistica in Italia, il patron del Napoli ha fatto un confronto con gli Stati Uniti in un’intervista rilasciata a La Gazzetta dello Sport: «Per rendere il calcio italiano più spettacolare dovremmo costruire nuovi stadi. Quelli che ci sono, sono troppo vecchi, obsoleti. Servirebbe un aiuto economico dello Stato, senza se e senza ma, perché non ci si dovrebbe mai dimenticare che il calcio muove 28 milioni di elettori. Viceversa, il freno alla crescita del calcio in Italia sarà sempre maggiore. E poi sburocratizzare, sburocratizzare, sburocratizzare. Abolire in un solo colpo tutte le norme che limitano e rallentano la realizzazione di nuovi impianti. Impedire a Comuni, sovrintendenze e organi superiori di ostacolare la realizzazione, sotto la direzione del supercommissario per gli stadi, eletto ma non ancora del tutto operativo, che possa vigilare sulla qualità dei progetti. Sulle riforme necessarie per migliorare il calcio, sia chiaro: non ne esiste solo una, ma ci vuole coraggio. Questo è quello che manca, perché bisognerebbe azzerare tutto e rifondare il sistema in un modo che guardi al futuro e ai mutamenti generazionali».


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Sugli interessamenti da parte di investitori stranieri nei confronti del Napoli, De Laurentiis ha spiegato: «Dal 2017 a oggi ho ricevuto svariati interessamenti per il Napoli e ho rifiutato alcuni miliardi. Adesso dovremmo puntare a fantastici campionati nazionali con un numero minore di squadre, dotate però di capacità economiche e finanziarie e di bacini di utenza importanti, e dovremmo considerare importanti anche i campionati europei e mondiali per club, sempre trovando modalità che tutelino la salute dei calciatori, che non dovrebbero mai rischiare la loro incolumità giocando troppe partite. Non sono quindi preoccupato se fondi dovessero acquisire club europei. La preoccupazione semmai è che queste acquisizioni possano avvenire in un contesto stantio, senza guardare al futuro. Personalmente, i prossimi anni li dovrò dedicare a risolvere due problemi importanti: stadio di proprietà e centro sportivo. Due problemi che mi impegneranno completamente nel prossimo futuro. Quando penso al Napoli, penso però al colore più bello, quel colore azzurro che congiunge all’orizzonte mare e cielo facendoli diventare una inimitabile immensità».

Sulla prossima stagione: «La squadra sarà, come da sempre, forte, competitiva e attraente. Qui a San Pedro (quartiere di Los Angeles, ndr) c’è una comunità di 30.000 tifosi del Napoli. Quando all’Egyptian Theatre di Hollywood è stato proiettato il film dell’ultimo scudetto, le reazioni sono state entusiasmanti. Ecco, a tutti i napoletani dico semplicemente che la nostra squadra resterà dove merita, in alto. Al prossimo allenatore chiedo di avere una grande personalità, umiltà ed entusiasmo. Napoli è una società sana e forte, con una rosa alla quale non manca nulla e che se non avesse subito decine di infortuni avrebbe sicuramente lottato per lo scudetto fino alla fine. Conte? Con lui c’è un rapporto di famiglia che resterà intatto nel tempo. Ripeto, la squadra è forte e resta tale».

I Mondiali senza Italia: «Sento parlare della riduzione del campionato di Serie A a 18 squadre da circa 10 anni. Ho già più volte detto che oggi si gioca troppo. Non c’è il tempo sufficiente per allenare la Nazionale. Se riducessimo i campionati a 16 squadre inizieremmo già a diminuire il numero di partite dalle 380 attuali a 240, quindi 140 in meno di ora. Si avrebbero due mesi a disposizione alla fine del campionato per preparare veramente una Nazionale degna di competere ai massimi livelli. Sono sicuro che Malagò sarà la persona giusta al posto giusto e saprà anche risolvere i vari problemi che affliggono la Serie A, nonché trovare soluzioni per la Nazionale».

Ancora sul torneo in corso proprio negli Stati Uniti: «Sto guardando le partite con mia moglie, i miei collaboratori e qualche amico. Ho visto Svizzera-Bosnia dal vivo al SoFi Stadium per onorare la nazione di mia moglie Jacqueline. Stadio straordinario, accoglienza perfetta. Una grande organizzazione anche nella viabilità e nei parcheggi, tutto senza file. Ho appena visto anche Belgio-Iran per salutare Kevin De Bruyne e Romelu Lukaku, due giocatori del Napoli. Gli Stati Uniti, invece, solo in tv: sono una squadra molto interessante. L’organizzazione dell’evento è incredibile. Nonostante i prezzi molto alti, gli stadi, anche da 70.000 posti, sono sempre strapieni pure nei giorni feriali. Il messaggio che possiamo trarre è che, anche in America, quello che qui chiamano “soccer” possa diventare qualcosa di veramente importante».

Infine, una battuta sul calcio americano: «La distanza con le leghe europee è rappresentata dall’obbligo di pagare una franchigia molto alta per entrare a far parte anche della MLS e di avere alcuni requisiti importanti per partecipare. Oltre al fatto che non ci sono retrocessioni. Penso che il calcio europeo non riesca a coprire i propri costi e che stia collassando per i bilanci in crisi. Si dovrebbe rivedere tutto il sistema in maniera radicale e comportarsi come nella NBA. Si fermarono per una riflessione totale per poi ripartire più forti di prima, arrivando a valorizzare i 30 club con cifre variabili da 3,5 miliardi a 10 miliardi di dollari per i singoli club».

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