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·8 juillet 2026
ESCLUSIVA PSB - Sebastiani: "Felice per Insigne, il calcio italiano sembrava essersi dimenticato di lui. Il rigore di Padova? Mettiamo un punto"

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Daniele Sebastiani, presidente oramai annoverabile tra i più iconici dell'ultimo ventennio del calcio italiano, dove la sua è una delle pochissime conduzioni societarie a non aver patito interruzioni, non china mai il capo. Anche dinanzi a una retrocessione, il numero uno del Pescara ha il coraggio, la personalità e - probabilmente - la serenità necessaria per poter analizzare qualsivoglia situazione al di là dell'epilogo sportivo, strizzando l'occhio con positività a quanto di buono è comunque stato fatto, sia per il presente che per il futuro. Intervenuto in esclusiva ai nostri microfoni, il patron del Delfino ha commentato l'approdo di Lorenzo Insigne in quel di Genova - sponda Sampdoria - e non solo. Il Magnifico, come veniva soprannominato in quel di Napoli, è stato protagonista di mesi intensi con i biancazzurri.
Presidente, Insigne è ufficialmente un calciatore della Sampdoria. Si era parlato della sua possibile permanenza in quel di Pescara, ma era inevitabile tenere in considerazione le proposte dalle categorie superiori.
“Ho parlato con Lorenzo prima che partisse per le vacanze. Fui chiaro e gli dissi che avrei rispettato ogni sua decisione. La nostra intenzione era chiaramente quella di tenerlo, ma la categoria ha inevitabilmente pesato nella sua valutazione. Sono felice per lui, merita il meglio, con me si è sempre comportato benissimo, dunque non posso che parlare di lui nella miglior maniera possibile. Quando è tornato da noi qualche mese fa gli dissi sin da subito che l’avventura sarebbe stata difficile, ma lui non mi fece finire di parlare e disse subito di sì. Il Pescara, ancora una volta, ha dimostrato di saper riportare in auge i calciatori. Perché dico questo? Non dimentichiamo che il calcio italiano sembrava essersi quasi dimenticato di Lorenzo Insigne, sono stato io a riportarlo nel Belpaese. Ora comincerà questo percorso con la Sampdoria, ma anche club di Serie A ne hanno valutato il profilo. Il nostro rapporto non cambierà: inoltre, nel calcio così come nella vita, i cammini si possono nuovamente incrociare”.
Come ha saputo della decisione di Lorenzo?
“Ieri ho ricevuto una telefonata e ho parlato con il suo manager, mi è stato detto che avevano trovato un accordo e che con molta probabilità sarebbe arrivata la fumata bianca. Ho risposto con le stesse parole che sto pronunciando ora, manifestando la mia felicità per il ragazzo”.

Sito ufficiale Sampdoria
Presidente, è il momento di mettere un punto al discusso episodio del rigore sbagliato dal Delfino contro il Padova. Lei difese immediatamente Lorenzo dopo che sul dischetto andò Russo: cosa vuole aggiungere, ora che la temperatura della situazione si è inevitabilmente raffreddata?
“Il mio pensiero non è cambiato di una virgola. Lorenzo, una settimana prima, aveva lasciato un rigore a un compagno di squadra, ma essendo arrivato un gol nessuno aveva proferito parola. Se contro il Padova avesse sbagliato lui, probabilmente non si sarebbe alzato questo polverone, ma per quanto mi riguarda questo non ha inciso nella valutazione che si può avere dell’operato del ragazzo. A gennaio sono arrivati tanti calciatori di qualità, grazie ai quali il Pescara stava per compiere un’impresa che sarebbe rimasta nella storia della Serie B. Non ce l’abbiamo fatta a causa di sviste che non possono essere attribuite a un singolo, su questo non transigo. Il rigore di Padova non può diventare un dardo da scagliare nei confronti di Lorenzo, che ha sin da subito assecondato i miei discorsi, facendosi carico delle difficoltà di un’avventura nella quale aveva, probabilmente, più da perdere che altro. Grazie al suo talento, al suo estro e al suo fatturato, mescolato al supporto dei compagni, ho avuto la possibilità di arrivare a giocarmi quella partita: senza Insigne e senza qualcun altro, probabilmente, saremmo retrocessi molto prima. Non posso che ringraziare i ragazzi per quello che hanno fatto. Dispiace per l’epilogo, il calcio è questo: siamo retrocessi assieme a compagini molto più quadrate di noi, con budget ampiamente superiori”.
Presidente, un’ultima considerazione su Gorgone, che allenerà il Catanzaro: il Pescara, pur essendo retrocesso, ha valorizzato la guida tecnica e tanti calciatori.
“La nostra storia dice esattamente questo: il Pescara ha sempre valorizzato i calciatori e lanciato gli allenatori. Eusebio Di Francesco faceva il Team Manager, lo presi per fargli fare l’allenatore della Berretti prima di consegnarli le chiavi della prima squadra. Un mesetto fa ho ricevuto una bellissima telefonata da Cristian Bucchi: mi ha detto che avrebbe voluto telefonarmi anni prima, ma che non l’aveva fatto perché non era ancora riuscito a vincere. Ottenuta la promozione in B con l’Arezzo, si è sentito in dovere di ringraziarmi perché sono stato il primo a credere in lui come allenatore. C’è ancora qualcuno che si ricorda di ciò che hai fatto per favorirne l’ascesa, questa è una cosa che mi fa tanto piacere. In merito a Gorgone, posso dire che se devo attribuirmi una colpa, assieme al mio gruppo di lavoro, è quella di non averlo scelto in estate. Ci siamo fatti forse ingannare dal fatto che fosse un allenatore giovane, e che dopo quattro anni di assenza dalla Serie B, abbiamo seguito quella che pensavamo fosse una via più sicura, ma così non è stato. Sarebbe servito più coraggio. A Giorgio non posso che augurare il meglio: andrà in una compagine che ha sfiorato la Serie A, questa è una certificazione delle qualità che ha e che il Pescara ha cercato di portare alla luce. La nostra è una società seguita, a ogni partita abbiamo 6-7 accrediti da parte di osservatori provenienti da ogni parte d’Europa. Da qui sono partiti giocatori importanti: guardando Colombia-Svizzera ho visto uno dei miei pupilli, Quintero, mentre nel Paraguay gioca Cubas, che portai da noi in Serie A con Oddo. Qualcosa in termini di calciatori, a quanto pare, abbiamo dimostrato di capirne. Il nostro settore giovanile è un fiore all’occhiello, che lancia costantemente talenti di spessore: quest’anno, in ritiro, porteremo 7-8 ragazzi del vivaio, di cui un paio di 2010 che saranno aggregati alla prima squadra. Non abbiamo mai avuto paura: il giovane, se valido, deve giocare. I profili emersi dal Pescara, analizzando i fatti, brillano poi ai piani più alti: basti pensare a Berardi, andato al Venezia così come Dagasso, oppure ad Arena preso dalla Roma, limitandoci unicamente agli ultimi dodici mesi”.

Pescara Calcio







































