Evani ricorda Baresi: «Franco rimase in un Milan sull’orlo del fallimento, fece qualcosa di eccezionale» | OneFootball

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·4 août 2026

Evani ricorda Baresi: «Franco rimase in un Milan sull’orlo del fallimento, fece qualcosa di eccezionale»

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Evani parla di Baresi: «Franco rimase in un Milan sull’orlo del fallimento, lui era giovane, si prese il rischio di rovinarsi la carriera con quella scelta»

Alberigo Evani ricorda Franco Baresiì. Nelle sue dichiarazioni rilasciate a La Gazzetta dello Sport, l’ex centrocampista rossonero Alberigo “Chicco” Evani ha tracciato un ritratto profondamente emozionante di Franco Baresi, compagno di una vita e leggenda del Milan e del calcio italiano.


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PAROLE – «Io arrivai a Milano a 14 anni, lui era un po’ più grandicello di me e andava già ad allenarsi con la prima squadra. Si vedeva che aveva una marcia in più e tutti erano convinti che sarebbe diventato un calciatore da Milan. Ricordo Franco titolare a 18 anni nella squadra che ha vinto lo Scudetto della stella. Non era ancora il capitano, ma aveva la personalità del leader e per noi ragazzini delle giovanili era già un esempio»

MILAN IN SERIE B – «Franco fece qualcosa di eccezionale, perché le offerte non gli mancavano di certo. In particolare nel 1982, quando dopo la seconda retrocessione era diventato campione del mondo. Poteva andare ovunque in Serie A, ma si dimostrò per quello che è sempre stato: non solamente un gran giocatore, ma una persona straordinaria, con valori immensi. Il suo senso d’appartenenza al Milan era totale»

«Nel 2006 il contesto era assai diverso. I campioni della Juve avevano già vinto tanto in carriera e, comunque, potevano ben sperare che la squadra sarebbe tornata rapidamente a lottare per dei titoli, come infatti poi è stato, dato che la proprietà era forte. Franco, invece, rimase in un Milan sull’orlo del fallimento: in quel momento era più facile pensar male che sognare trofei. Lui era giovane, si prese il rischio di rovinarsi la carriera con quella scelta. E badi bene, non è che Baresi avesse da farsi perdonare nulla: lui saltò tre mesi per una brutta malattia nella stagione in cui retrocedemmo sul campo, altrimenti ci saremmo salvati. Semplicemente, l’amore per il rosso e il nero era più forte di tutto il resto»

TROFEI – «Poi tutti i trofei vinti nell’era Berlusconi furono la giusta ricompensa per il sacrificio che Franco aveva fatto anni prima. Baresi era già diventato il capitano, la fascia gliela affidò Ilario Castagner proprio in Serie B. Non che ce ne fosse bisogno, era già un leader riconosciuto da tutti»

SACCHI – «Arrigo Sacchi ebbe un grande merito: trasformò Franco dal campione a livello individuale quale già era al maestro di un reparto e di un collettivo leggendario. Ricordo che Arrigo a volte faceva questi allenamenti 10 contro 4 per testare la difesa e gli unici gol di cui ho memoria erano con conclusioni da fuori area, altrimenti non c’era verso. Franco era un vero direttore d’orchestra. Forse oggi non si capisce quanto fu innovativo quel modo di difendere, perché allora le avversarie erano completamente spiazzate quando si alzava la nostra linea. Il regolamento poi era diverso, bastava un giocatore al di là e veniva fischiato l’offside, non c’erano le specifiche di oggi. Baresi nel comandare il reparto era di una precisione chirurgica, pensate che alla partita di addio al calcio di Albertini (2006, ndr) ancora ricordava tutti i movimenti a memoria e faceva salire la difesa come ai vecchi tempi. Aveva 46 anni, eh. E vogliamo parlare di come giocò contro il Brasile di Romario? Fu leggendario»

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