OneFootball
Emanuele Garbato·11 janvier 2026
In partnership with
Yahoo sportsOneFootball
Emanuele Garbato·11 janvier 2026
Quando Evan Ferguson quest'estate ha firmato con la Roma in pochi avrebbero potuto immaginare un matrimonio così complicato tra l'attaccante e Gian Piero Gasperini.
Il tecnico negli anni all'Atalanta, ma anche in precedenza al Genoa, si è sempre dimostrato abilissimo nel valorizzare le doti dei centravanti. Andrea Petagna, Leonardo Pavoletti e Duvan Zapata hanno vissuto picchi di carriera poco prima impensabili, Gianluca Scamacca ha acquisito in pochi mesi uno status europeo. Insomma, il curriculum faceva pensare che firmare coi giallorossi fosse la mossa giusta del classe 2004 per rilanciarsi.
Anche il pedrigree dell'irlandese non era di certo malvagio. 10 gol in una stagione al Brighton, diversi dei quali prima di compiere 19 anni, lo avevano lanciato subito nel gotha del calcio britannico sotto la guida di Roberto De Zerbi. Nelle successive due stagioni gli infortuni lo avevano limitato parecchio, ma la stoffa appariva indiscutibile.
La storia, invece, è andata in una direzione complicatissima. Appena 5 gol in metà annata, solo 3 di questi in campionato. Certo, qualche problema fisico ha inciso. Ma alla base di tutto c'è un rapporto tra il calciatore e il Gasp che definire conflittuale è un eufemismo. L'allenatore non è nuovo a critiche a mezzo stampa ai suoi ragazzi, ma con l'irlandese ha toccato vette senza precedenti.
Nell'ultimo match vinto 2-0 dalla Roma col Sassuolo c'è stato uno dei punti più alti. Ferguson è stato sostituito al 39' per dei forti colpi subiti alla schiena, ma prima di allora Gasperini ha criticato ogni sua singola scelta di gioco passando di fatto l'intera prima frazione a imprecargli conto come raccontato da DAZN. In conferenza, poi, l'ha risparmiato e anzi ha rassicurato sulle sue condizioni. Un caso raro, dati tutte le frasi al vetriolo che gli ha riservato nei mesi.
Dopo un paio di mesi di uscite di circostanza, tutto è cominciato il 25 ottobre alla vigilia del match d'andata col Sassuolo. A una domanda su di lui, la risposta è stata "solo ieri ha fatto il primo allenamento giusto". Un bel modo per far percepire il feeling col ragazzo.
All'epoca, però, era a secco di gol. Passiamo invece al 14 dicembre, quando si era sbloccato in campionato ed era reduce dalla doppietta al Celtic in Europa League. La conferenza pre-Como poteva essere l'occasione giusta per caricarlo, e invece ecco il messaggio spietato: "Ci dobbiamo chiedere se è utile alla Roma, non a me".
Da questo momento in avanti, da super acquisto riscattabile per 40 milioni si è cominciato a parlare di Ferguson come un esubero che non era neanche scontato restasse a gennaio. Così si arriva al 20 dicembre, quando contro la Juve parte dalla panchina poiché il centravanti lo fa Dybala.
La squadra perde, lui subentra e non disputa una cattiva gara. È lì che le parole diventano ancor più dure. "Non mi sta piacendo, non si è calato nello spirito Roma" in primis e poi il tocco di classe: "Tutta la vita meglio Dybala anche da centravanti". Una perla che sembra emersa da un manuale per demolire psicologicamente i propri calciatori.
Anche una settimana dopo, i toni non cambiano prima del Genoa: "Mi faccia vedere che ha fame se rivuole il posto", la risposta a chi gli chiedeva se potesse tornare titolare. Ferguson giocherà e segnerà in quella gara, per poi ripetersi 8 giorni dopo col Lecce. Sembrava l'inizio di una nuova era, ma la serata nefasta appena vissuta cambia ancora una volta le prospettive.
📸 ANDY BUCHANAN - AFP or licensors









































