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·18 juin 2026

Il New York Times stronca Ibrahimović come commentatore dei Mondiali

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Del nuovo studio di Fox servirebbe meno Zlatan. A scriverlo è il New York Times, che passa al setaccio la squadra di opinionisti messa in campo dall’emittente per la rassegna nordamericana e promuove la coppia Rebecca Lowe–Thierry Henry, boccia Alexi Lalas e archivia, almeno per ora, l’esperimento Ibrahimović come una scommessa che non sta pagando dividendi.

Fox, che detiene i diritti in lingua inglese del torneo, ha costruito per quella che potrebbe essere la sua ultima Coppa del Mondo uno studio “all-star” pensato per avere lo stesso peso specifico dei suoi pre-partita di NFL e MLB, popolati da Hall of Famer. Da qui gli ingaggi di di Henry, già parte dell’apprezzata copertura Champions di CBS e Lowe, volto dello studio Premier League di NBC. A questi profili di primo piano portare al tavolo Zlatan Ibrahimović, 44 anni, alla sua prima vera esperienza da commentatore, in una lingua che non è la sua.


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La critica rivolta a Zlatan

Il rilievo del Times non riguarda il carisma – quello non manca – ma la sostanza. Ibrahimović, secondo il quotidiano statunitense, si appoggia quasi sempre all’unico registro dell’uomo più sicuro di sé del pianeta, e fatica invece a entrare nello specifico delle squadre e dei singoli. L’esempio citato è il lancio dedicato da Fox a Jesse Marsch, l’americano diventato ct del Canada: nel raccontarlo, Zlatan è sembrato non sapere bene di chi si stesse parlando, salvo dichiarare a fine segmento di voler conoscere “il sicuro allenatore canadese“. Da qui l’immagine evocato: un fuoriclasse del gol che davanti alla telecamera calcia con un piede solo.

Non è però una condanna senza appello. Il Times indica anche la strada: Fox dovrebbe smettere di esaltare la spavalderia e cominciare a estrarre da Ibrahimović ciò che lo ha reso uno degli attaccanti più letali della sua generazione, usando lo studio sul campo per fargli spiegare tecniche, movimenti, istinto sotto porta. Il precedente evocato è quello di Tom Brady, che ha avuto bisogno di un’intera stagione prima di evolvere come un commentatore di primo piano: lo studio è meno ostico della telecronaca, ma l’orologio corre, e la finale del 19 luglio è già a un mese di distanza.

L’elogio rivolto a Henry

Da un bomber all’altro: il Times elogia invece la levatura tecnica di Henry. Le letture tattiche del francese, dal movimento del primo gol di Mbappé contro il Senegal all’egoismo di Ronaldo che non apre spazi nel pari del Portogallo con la RD Congo, sono indicate come il modello verso cui tutta la trasmissione dovrebbe gravitare.

E qui Ibrahimović, paradossalmente, regala al Times anche il suo momento migliore. Quando, dopo un primo tempo molle della Francia, in studio si era parlato di “arroganza” dei Bleus, Zlatan ha chiuso il discorso a modo suo: «Non è arroganza, è fiducia. Gli ignoranti la chiameranno arroganza, gli intelligenti la chiameranno fiducia». Una battuta che il columnist riconosce come la sua zampata più riuscita del torneo – e che riassume la richiesta che gli viene rivolta di puntare sui contenuti.

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