Juventus, a tutto Milik: “Negli ultimi anni ho toccato il fondo! Andavo in palestra e piangevo” | OneFootball

Juventus, a tutto Milik: “Negli ultimi anni ho toccato il fondo! Andavo in palestra e piangevo” | OneFootball

In partnership with

Yahoo sports
Icon: DirettaCalcioMercato

DirettaCalcioMercato

·3 juin 2026

Juventus, a tutto Milik: “Negli ultimi anni ho toccato il fondo! Andavo in palestra e piangevo”

Image de l'article :Juventus, a tutto Milik: “Negli ultimi anni ho toccato il fondo! Andavo in palestra e piangevo”

Arkadiusz Milik ha rilasciato una lunga intervista al podcast polacco “Kanal Sportowi”: le sue dichiarazioni.

Gli ultimi anni tartassato dagli infortuni ma Milik non ha mai smesso di credere nel suo ritorno su un campo da gioco. Di questo e tanto altro ha parlato al podcast “Kanal Sportowi”.


Vidéos OneFootball


Le parole di Milik

Come mai in questi anni non hai rilasciato interviste?

«Che senso aveva? Negli ultimi due anni l’unica cosa di cui avrei potuto parlare erano i miei infortuni… Arrivo da un periodo che mi ha letteralmente logorato. Volevo staccare un po’ da tutto, ma oggi sono sorridente, riposato e pronto a giocare. Mi dispiace solo che la stagione con la Juventus sia appena finita. Nell’ultimo periodo mi sentivo come una persona affamata che camminava lungo una via piena di ottimi ristoranti. Mi sentivo così mentre i miei compagni giocavano in Champions League, ad esempio contro il Real Madrid al Santiago Bernabéu».

Sul periodo difficile dal punto di vista mentale

«Ho riflettuto a lungo se affidarmi a uno psicologo. Mi dicevo: “Arek, ma pensi davvero di non riuscire ad affrontare il tutto da solo?!”. Eppure mi sono dovuto ricredere. Non ce la facevo. Ho avuto un grosso problema all’inizio dell’anno scorso, all’incirca da gennaio ad aprile 2025. Non sono stati momenti piacevoli, ma non direi che si trattasse di depressione. Però, per quanto mi riguarda, avevo toccato davvero il fondo. Un tempo il calcio era la mia via di fuga da qualsiasi problema – continua l’attaccante polacco -. Ma all’improvviso mi capitava di andare in palestra, fare allenamento e… scoppiare a piangere. Era la prima volta in vita mia che mi succedeva una cosa del genere. Mi è capitato più volte di dover interrompere bruscamente l’allenamento e andare a sfogarmi in bagno a piangere. È stato un periodo emotivamente durissimo. Più tardi, invece, sono arrivate le lacrime di gioia, quando a maggio ho ricominciato a tornare in campo poco prima del Mondiale per Club. Una cosa l’ho imparata: i soldi non danno la felicità. Almeno nel mio caso. Avevo i guadagni più alti di tutta la mia carriera, eppure sono ero mai stato così infelice da quando avevo iniziato a giocare a calcio».

Ci può essere un futuro al Gornik Zabrze?

«Provo davvero una grande simpatia per questo club. Sono molto felice dei loro ultimi successi: vincere la coppa dopo così tanti anni è un grande traguardo. In generale prima non guardavo molte partite del Górnik, perché quando lo facevo o prendevano una batosta o pareggiavano. Dicevo a mio fratello che ogni volta che li guardavo andavano male, quindi ho smesso di seguirli. E appena ho smesso, hanno iniziato a vincere. Questo club occuperà sempre un posto caloroso nel mio cuore. Se mi trasferirò lì? Parlo tutti i giorni con mio fratello, ma per questioni di natura famigliare e non professionale. Poi è chiaro che saltino fuori vari argomenti, ma per ora penso sia un po’ troppo presto per parlarne. Non ci sto pensando…».

Sul suo possibile ritorno nella Nazionale polacca:

«Non posso promettere nulla, ma farò di tutto per tornare al livello in cui ero. È troppo presto per parlarne, perché prima bisogna conquistarsi i minuti nel club, il che non è facile. Ma il mio ritorno è possibile. Se andrò a Varsavia a vedere l’amichevole con la Nigeria? Assolutamente no, perché mi fa terribilmente male non poter giocare. Suona strano a dirsi, ma mi sento geloso».

Su Robert Lewandowski:

«Lui resta il migliore in assoluto per la sua longevità e costanza. Non potrei però non menzionare Di María e Pogba, anche se il francese alla Juve giocava su una gamba sola. Aveva il ginocchio costantemente gonfio, eppure non ho mai visto nulla del genere. Aveva una scioltezza, una tecnica e una visione di gioco incredibili. Era pazzesco. Di María su sei palloni magari ne sbagliava due o tre, ma gli altri? Ti metteva a tu per tu con il portiere. Questo non si può imparare. Ci nasci con determinate caratteristiche. Poi c’è la dedizione. Una volta ho parlato proprio con Pogba, che aveva conosciuto Cristiano Ronaldo. Paul mi disse: ‘Arek, noi siamo tutti professionisti, ma Cristiano è proprio di un’altra categoria’. Conosco calciatori a cui piaceva fare festa, persino fare le sette del mattino. Io non sono mai stato così. Sono sempre stato un professionista».

À propos de Publisher