Juventus è davvero il termometro della Nazionale? Gli ultimi due traumi dell’Italia evidenziano una verità nascosta! L’analisi non lascia dubbi | OneFootball

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·31 mars 2026

Juventus è davvero il termometro della Nazionale? Gli ultimi due traumi dell’Italia evidenziano una verità nascosta! L’analisi non lascia dubbi

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Juventus può considerarsi davvero il termometro della Nazionale? I due traumi dell’Italia evidenziano questa verità! L’analisi completa

Hasan Salihamidzic, nel giorno del delicatissimo spareggio tra Bosnia e Italia, ha rispolverato un vecchio adagio del nostro calcio: “Il termometro del calcio italiano si chiama Juventus. Quando la Signora non è al massimo, anche la Nazionale la segue“.

Se guardiamo alla storia del Novecento e ai trionfi del 1982 o del 2006, il “blocco Juve” è stato indubbiamente la spina dorsale azzurra. Ma se analizziamo i due traumi sportivi più recenti — le mancate qualificazioni ai Mondiali 2018 e 2022 — scopriamo che l’affermazione di Salihamidzic è un’ex verità storica trasformatasi in un qualcosa di diverso: il calcio italiano non ha più i blocchi organici a un club e i due casi presentano scenari opposti.


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Andiamo ad analizzare le formazioni e le pagelle di quelle tre notti da incubo per capire quanto pesasse realmente la Juventus nei fallimenti azzurri.

  1. L’Apocalisse svedese (Novembre 2017): Il tramonto del blocco storicoNel doppio confronto contro la Svezia (1-0 a Solna, 0-0 a Milano), la Juventus era effettivamente la squadra più rappresentata, ma non in modo egemonico. In campo c’era la vecchia guardia, arrivata all’epilogo fisiologico della propria straordinaria carriera azzurra.• Il peso bianconero: In entrambe le sfide, l’Italia partì con 3 giocatori della Juventus titolari (Buffon, Barzagli, Chiellini). Bonucci, storicamente parte del blocco, in quella specifica stagione vestiva la maglia del Milan.• Le prestazioni: Gigi Buffon: Incolpevole sul “gollonzo” scandinavo all’andata, costretto a un amaro addio al ritorno.◦ Andrea Barzagli: Regge l’impatto fisico, ma si ritrova a vivere un passo d’addio in una gara in cui la difesa azzurra non è il problema principale.◦ Giorgio Chiellini: Solita lotta, solite sportellate, ma non basta.• Il quadro generale: La Juventus forniva la difesa (3 giocatori), ma il resto del blocco era frammentato (2 Lazio, e 1 a testa per Milan, Inter, Napoli, Roma, ecc.). Il centrocampo e l’attacco, i veri reparti deficitari non avevano matrice bianconera.Responso: Parzialmente vero. La Juve c’era, ma il suo blocco italiano era ormai al tramonto generazionale. La crisi non era della Juventus in sé (che in quegli anni dominava in Italia e arrivava in finale di Champions), ma dell’inadeguatezza tattica generale della gestione Ventura.
  1. La tragedia Macedone (Marzo 2022): L’assenza della SignoraSe il 2017 racconta di un blocco bianconero a fine corsa, la notte di Palermo contro la Macedonia del Nord dà ragione categoricamente il teorema di Salihamidzic.• Il peso bianconero: Nel disastroso 0-1 firmato Trajkovski, c’erano zero giocatori della Juventus nell’undici titolare. L’unico juventino a referto fu Giorgio Chiellini, entrato nei minuti finali della disperazione.• La nuova geografia azzurra: Il fallimento di Palermo porta la firma di un’Italia costruita su un’ossatura completamente diversa.◦ L’Inter (Barella e Bastoni 6) e il PSG (Donnarumma e Verratti) fornivano 2 giocatori a testa.◦ Il resto era un mosaico: Milan (Florenzi), Roma (Mancini), Lione (Emerson), Chelsea (Jorginho), Sassuolo (Berardi), Lazio (Immobile), Napoli (Insigne).• I veri colpevoli: Il tracollo passò dagli errori di chi doveva essere leader tecnico: Insigne, Immobile, Barella e un Jorginho scarico. Nessuno di loro vestiva la maglia della Juventus.Responso: Totalmente vero. Il tonfo contro la Macedonia è avvenuto con una Nazionale “de-juventinizzata”.

Il verdetto

L’analisi dei dati ci consegna una risposta chiara. Per decenni, la salute della Nazionale è coincisa con quella della Juventus perché il club torinese aveva una politica precisa: acquistare i migliori talenti italiani. Negli ultimi anni, la Juventus ha internazionalizzato la propria rosa, e la Nazionale ha dovuto (e saputo, vedi Euro 2020) attingere da realtà diverse, come l’Inter, il Napoli, il Milan o addirittura da club esteri e provinciali (Sassuolo).

L’Italia non è andata ai Mondiali del 2018 perché aveva un blocco storico a fine ciclo guidato da un CT in confusione, e ha fallito nel 2022 per presunzione e logorio psicologico di un gruppo eterogeneo post-Europeo. La Juventus, in tutto questo, è stata solo un pezzo marginale del puzzle. L’Italia di oggi deve cercare le proprie risposte, e le proprie colpe, ben oltre i confini della Continassa, come si evince dalla presenza del solo Locatelli nell’undici titolare di Gattuso contro l’Irlanda del Nord e – probabilmente – in quello di stasera con la Bosnia-Erzegovina.

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