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Diego D'Avanzo·31 mai 2026
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Diego D'Avanzo·31 mai 2026
Rafael Leao ha annunciato la sua intenzione di lasciare il Milan: l'ennesimo terremoto in casa rossonera che arriva in un momento molto difficile per il club e per i suoi tifosi.
La dolcezza del messaggio però non basta a diminuire l'impatto negativo che queste parole avranno sul futuro prossimo del Diavolo. E i tifosi lo hanno percepito subito: divisi tra la felicità per una probabile cessione e la rabbia per la tempistica scelta.
L'intenzione di lasciare il Milan - dalle informazioni trapelate - non è stata comunicata alla società ma direttamente nella live di Sport TV, peraltro in un contesto informale e senza concordare nulla col club.
"Non professionale anche nel saluto" ha osato dire qualcuno sui social (con pioggia di like al seguito) ed è sicuramente un'opinione esagerata, di pancia, ma che al contempo nasconde un filo di verità.
Dopo 7 anni insieme, uno Scudetto, un titolo di MVP in Serie A e 291 partite al Milan, il saluto di Rafael Leao doveva essere studiato meglio. Appunto, serviva professionalità in tutto: tempistica e modi.
Una conferenza stampa, magari del riserbo per concentrarsi sul Mondiale oppure un confronto con il "nuovo" Milan dopo la rifondazione dirigenziale. Invece questo addio fa pensare a un'occasione sfruttata da Leao, perché tanto 'non ci sono più dirigenti a cui rispondere'.
Per fortuna del Milan e di Leao stesso, il Portogallo si candida a giocare un ottimo Mondiale: una vetrina importante dopo una stagione fallimentare. Perché le premesse per una cessione al ribasso ci sono tutte: contatto in scadenza nel 2027, rapporto pessimo coi tifosi, ingaggio da 5 milioni netti (+ bonus) e una carriera in calando nonostante giochi in Serie A, il campionato in cui ogni attaccante "di passo" fa la differenza.
Dall'altro lato c'è il comportamento di Cardinale e della dirigenza: il rinnovo bloccato e la mancata presa di posizione dopo i fischi ricevuti dal giocatore hanno lasciato pochi dubbi, Leao era sacrificabile nei piani del club e nessuno ha fatto nulla per far credere - almeno ai potenziali acquirenti - il contrario.
La somma di questi aspetti ha portato all'intervista di Leao: un autogol comunicativo che potrebbe anche inasprirsi nelle prossime settimane.
Ora l'insofferenza dei tifosi potrebbe aumentare per un altro motivo: la possibile destinazione di Leao, che ha estimatori in Turchia e sicuramente in Arabia Saudita, destinazioni rifiutate più volte dal portoghese. Delle squadre che però pagano bene sia i club sia i giocatori.
Se Leao si impuntasse per andarsene 'quando vuole lui' e 'dove vuole lui', rifiutando offerte astronomiche per fare pressione al Milan, allora il rapporto tra tifosi e giocatore potrebbe davvero arrivare ai minimi termini.
Una situazione paradossale in cui tutte le parti, probabilmente, otterranno meno di quello che potevano e si lasceranno in un modo peggiore rispetto a quanto meritavano. Proprietà, giocatore e tifosi. Il Milan è in alto mare e a prua non si vede ancora terra.
📸 PIERO CRUCIATTI - AFP or licensors







































