Lecce, Sticchi Damiani: «È stato un 2025 straordinario. Vi racconto il ‘Modello Lecce’. Tiago Gabriel? Non è il momento giusto per cederlo. Sulla Juve…» | OneFootball

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·2 janvier 2026

Lecce, Sticchi Damiani: «È stato un 2025 straordinario. Vi racconto il ‘Modello Lecce’. Tiago Gabriel? Non è il momento giusto per cederlo. Sulla Juve…»

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Sticchi Damiani si racconta: «Vi racconto il ‘Modello Lecce’. Tiago Gabriel? Non è il momento giusto per cederlo. Sulla sfida con la Juve…»

Saverio Sticchi Damiani, presidente del Lecce dal 2017, guida una società che rappresenta un unicum nel calcio italiano. Alla vigilia della sfida contro la Juventus, il numero uno giallorosso traccia un bilancio del 2025 da record e guarda al futuro tra mercato e infrastrutture in questa intervista a Tuttosport.

IL 2025 «È stato un 2025 straordinario: non è mai successo che il Lecce si sia salvato per tre stagioni di fila in Serie A. E poi abbiamo appena chiuso il miglior bilancio della nostra storia, con un utile di oltre 20 milioni. A questo si aggiunge il record di abbonati: non posso non essere felicissimo».IL “MODELLO LECCE” «Ci sono club che spendono risorse che non hanno. Il modello Lecce invece è un abito su misura: qui abbiamo una proprietà salentina e una dirigenza salentina, cerchiamo di esaltare la nostra salentinità senza però cadere nel provincialismo. Siamo aperti alla crescita: avremo presto uno stadio ristrutturato e abbiamo finalmente un centro sportivo. Sul mercato giocatori, invece, siamo attentissimi alle opportunità estere. Il nostro dna resta legato al territorio: siamo diversi da tutti».LA SALVEZZA PIÙ BELLA «Sono legato a tutte e tre, ma l’ultima è forse la più bella. Per come abbiamo vinto a Roma, per quello che ci ha lasciato la morte di Graziano Fiorita. In pochi credevano alla nostra permanenza in Serie A: sembrava tutto compromesso, ma ce l’abbiamo fatta».I GIOIELLI CEDUTI «Sono legato a tutti, in ugual modo. Bello vedere Dorgu fare gol a Old Trafford, per noi che l’abbiamo visto giocare con la nostra Primavera. Già da lì si vedeva un valore importantissimo. Lui catturava l’attenzione, così come Gonzalez che purtroppo ha dovuto smettere di giocare e Berisha, che oggi è un perno del Lecce».IL DOLORE PER LA CESSIONE DI DORGU «Mi ha fatto male perché mi sono dovuto contraddire. Pensavo realmente che a gennaio non avrei ceduto nessuno, ma non ci aspettavamo quel rialzo da parte dello United. Siamo rimasti spiazzati anche dalla assoluta indisponibilità del club inglese a differire l’operazione nel giugno successivo. In Italia si erano spinti fino a 20 milioni (il Napoli, ndr), soldi a cui noi avevamo detto no. Mi brucia ancora perché i fatti hanno contraddetto le parole mie e di Corvino, sebbene fossimo in totale buona fede. Tecnicamente eravamo tranquilli: avevamo Pierotti che era pronto. In quel momento storico Dorgu era paradossalmente un giocatore sostituibile, nonostante il suo grande valore, perché impiegato sistematicamente a destra, da esterno a piede invertito. Ruolo nel quale perdeva molte delle sue potenzialità. Sono contento che a Manchester sia tornato a giocare nel suo ruolo naturale dove è devastante».POSSIBILI PARTENZE A GENNAIO «Non mi sento di dire che rimarranno tutti a gennaio, sebbene questa sia la mia volontà».TIAGO GABRIEL «Tiago Gabriel è un fine 2004: sta facendo benissimo. Riteniamo sia fortissimo. Abbiamo bisogno di lui, ma lui ha bisogno di noi. Questo non è il momento giusto per cederlo».LA SFIDA ALLA JUVENTUS «Quando affrontiamo la Juve è sempre una festa. Abbiamo giocato e talvolta perso contro piccole piazze della serie C, per cui questa partita mi fa assaporare il percorso fatto in questi anni».HJULMAND «Hjulmand è un’intuizione di Corvino. Solo un visionario come lui poteva intravedere certe qualità: in Austria non giocava. Da noi faceva il capitano a 21 anni: ha un’intelligenza non comune, lo trovi ovunque, lo consiglierei a tutti i club».IL METODO CORVINO «Il direttore guarda filmati a raffica. Poi trova dei profili con qualità che altri non vedono, altrimenti non si prende Hjulmand a 150 mila euro. Lui vede dove gli altri non vedono».GLI ALLENATORI DEL CUORE «Da un punto di vista tecnico dico Liverani per l’impronta che ci ha dato nel passaggio dalla Serie C alla Serie A. Poi Giampaolo, un uomo limpido e onesto come pochi. E ora Di Francesco: condivide i miei stessi valori, ci sta dando tantissimo».LA SCELTA DI DI FRANCESCO «Le due retrocessioni, in realtà, ci hanno la forza per prenderlo. Meritava di salvarsi, ma il lavoro che ha espresso ci ha convinto del tutto. E ha fame, tipica di chi ha subito due ingiustizie consecutive».LE PROSSIME SCOMMESSE «Mi sento di scommettere su Siebert e Veiga. Berisha non lo nomino perché lo considero già sbocciato».OBIETTIVO STADIO «Nel 2026 voglio uno stadio ristrutturato e coperto. Da vivere in Serie A».IL SOGNO «Non possiamo parlare di Europa, non abbiamo la forza per questo tipo di step. Non voglio vendere fumo, fare calcio nella nostra dimensione è durissima. Quindi non fantastichiamo: pensiamo solo alla Serie A, anche se il tifoso deve essere sempre libero di sognare».


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