Lazionews24
·21 avril 2026
Lotito: «E’ necessario un decreto legge! Calcio femminile? Lo abbiamo trasformato»

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Claudio Lotito, presidente della Lazio e senatore di Forza Italia, è intervenuto nel corso della prosecuzione dell’audizione del ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi davanti alla VII Commissione del Senato, prendendo la parola in un passaggio che non è passato inosservato. Il suo intervento è stato preceduto da una battuta del presidente della Commissione, il leghista Roberto Marti, che ha chiesto con ironia se stesse parlando da presidente o da senatore.
La replica di Lotito è stata immediata e molto chiara, con un riferimento diretto al tema dei possibili conflitti e alla propria lunga esperienza maturata in oltre vent’anni in diversi ambiti. Le dichiarazioni riprese da calciomercato.com:
PARLAMENTO – «Sono ancora più convinto dell’utilità e del ruolo del Parlamento. Vanno definiti i perimetri di attribuzione: le leggi le fa lo Stato italiano, e quindi il Parlamento. Le norme attuative sono competenza della Federcalcio. Serve un ragionamento a 360°, altrimenti si risolvono – e nemmeno sempre – solo elementi di contorno. Oggi abbiamo la legge istitutiva del professionismo, la 91/81 che ha 45 anni (in realtà tale legge è stata abrogata, ndr). Oggi ci sono società di capitali, società con investitori esterni a cui va richiesta trasparenza».
CALCIO FEMMINILE – «Noi abbiamo trasformato il calcio femminile in un calcio professionistico, quando le dieci squadre – perché le altre sono di contorno – perdono sistematicamente 6-8 milioni e sono legate alla bontà degli investitori. Tant’è che alcune società di Serie A non hanno squadre femminili perché ritengono siano soldi buttati.
Sono considerazioni che il legislatore dovrebbe fare, visto che abbiamo lanciato il calcio femminile: se i tempi della legge ordinaria sono troppo lunghi, si può fare un bel decreto legge con un bell’ordine del giorno vincolante e indifferibile. Mi chiedo perché il Parlamento si debba privare del proprio ruolo e debba abdicare in favore di persone che non hanno mai messo un euro nel sistema, peraltro gestendo risorse degli altri».









































