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·22 juillet 2026
Malagò a ruota libera: «Quando sono arrivato ho trovato un’AIA sconquassata. Il nuovo ct sarà… Andremo al Mondiale del 2030? Promesso»

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Il futuro della Nazionale italiana di calcio sta attraversando un momento di svolta radicale. In un’intervista rilasciata ai microfoni di Cronache di Spogliatoio, il neo presidente della FIGC, Giovanni Malagò, ha tracciato il nuovo corso della Federazione, confermando senza mezzi termini l’ambizioso tentativo di portare Pep Guardiola sulla panchina degli Azzurri. Nonostante la necessità di contenere le uscite finanziarie nel breve e medio periodo, il numero uno federale ha ammesso la volontà di fare un sacrificio straordinario per il tecnico spagnolo: “Stiamo parlando con Guardiola. C’è un budget, ma per lui si può fare un’eccezione”.
L’eventuale ingaggio del nuovo commissario tecnico non sarà una decisione solitaria, ma il frutto di una struttura dirigenziale completamente rinnovata. Malagò ha infatti affidato il Club Italia a Paolo Maldini, nel ruolo di direttore tecnico, affiancato da Leonardo. Spiegando il netto cambio di passo rispetto alla gestione del passato, il presidente ha raccontato la genesi di questa scelta:
“Ho capovolto la clessidra. Quando sono stato eletto sono andato a guardare i ragionamenti fatti finora, peraltro non per forza sbagliati, e cioè che il presidente federale si assume da solo la scelta del commissario tecnico con quello che volevo e doveva essere il mio primo obiettivo. Durante la campagna elettorale ho sempre detto a Paolo che poi l’avrei chiamato: mi diceva di chiamarlo, ma nulla di più. Sapevo quanto fosse particolare la gestione della persona e del personaggio: il capello lo si spacca in due, poi in quattro e via dicendo. Molte delle sue domande richiedevano uno studio. Si può indovinare il commissario tecnico, come pure lo si può sbagliare. Però prima vanno sviscerate delle tematiche: ho impegnato due settimane, poi ci siamo abbracciati con lui e Leonardo”.
L’arrivo della coppia Maldini-Leonardo ha portato immediata operatività nei quadri federali e nel centro di Coverciano, segnando un punto di discontinuità con il passato:
“Per me no. Sono due facce della stessa medaglia: uno parte con un’idea e l’altro la sviluppa. Sono partiti a mille all’ora, sono andati subito a Coverciano, dove hanno cominciato a rivoluzionare qualcosa di formidabile ma molto statico. Da lì parte tutto il concetto della filiera”.
Il presidente della Federazione ha ribadito come la scelta dell’allenatore debba essere un processo condiviso con la nuova area tecnica, rispettando le prerogative di chi ha accettato di guidare il progetto azzurro:
“Se tu scegli un direttore generale, un amministratore delegato e gli dai un incarico e magari lui ha vinto le sue non resistenze, le sue riflessioni che potevano essere potenzialmente contrarie perché questa parola gli ha dato fiducia, tu non puoi arrivare lì e dici: ‘Prendiamo Mario Rossi o prendiamo Giorgio Bianchi’. Questo nome deve essere frutto di qualcosa che hai in comune. Ci sono anche degli aspetti finanziari, aspetti di budget. Sul breve/medio insomma, insomma, dire che c’è da stringere i denti e la cinghia è dire poco. Però si son fatte delle eccezioni. Delle eccezioni che ad esempio possono riguardare il nome che, diciamo, in queste ore è così prepotente. Guardiola? Sì. Eccezioni per ovvi motivi che non sto qui a spiegare. Non è detto che questa cosa vada in porto, però credo comunque che sia stato giusto e importante aprire un dialogo e tenerlo vivo, tenerlo caldo. Non è assolutamente una mancanza di rispetto nei confronti di altri soggetti. Perché sugli altri soggetti il confronto è già partito. Poi uno può puntare su qualcuno che sia – consentitemi – a livello generazionale più di un’altra scuola, chiamiamola recente. Entriamo nel campo soggettivo”.
Nonostante i fari siano puntati sull’ex tecnico del Manchester City, la lista dei candidati resta aperta a più soluzioni, incluse le piste che portano a Roberto Mancini e Andrea Pirlo:
“No, nel modo più assoluto non va ristretto proprio perché se si ragiona su un profilo i nomi di cui si parla rientrano nell’ambito di queste categorie di profili”.
Parallelamente, Malagò ha speso parole d’elogio per la nuova generazione di allenatori italiani, citando il campionato eccellente disputato da Alberto Aquilani in Serie B e il passaggio di Fabio Grosso alla Fiorentina, tecnici capaci di lanciare giovani talenti fondamentali anche per la Nazionale maggiore e l’Under 21.
Oltre alla panchina della Nazionale, l’agenda del presidente FIGC comprende la gestione dell’AIA e il clima di polemica che ha caratterizzato la stagione arbitrale:
“So delle polemiche arbitrali che ci sono state. Io sono arrivato e oltre ai dirigenti, alla questione CT, al dossier sugli stadi ho anche trovato un’AIA sconquassata. C’est un percorso per andare alle elezioni e ho voluto mantenere la loro autonomia. Io monitoro, ma una cosa la devo dire: non mi sembra che al Mondiale gli arbitri siano andati male e il capo degli arbitri della FIFA è Collina. Abbiamo Rizzoli che ha un grande ruolo tra Nord e Su America. Vuol dire che la nostra scuola è molto valida. Orsato ha un curicculum di tutto rispetto.”
In conclusione, di fronte al tema più delicato per tutto il movimento calcistico del Paese, Malagò ha voluto chiudere l’intervista rivolgendo un impegno solenne a tutti i tifosi in vista dei Mondiali 2030: alla domanda se la selezione azzurra sarà presente alla competizione, il presidente ha risposto con un perentorio “Promesso“.







































