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·13 avril 2026

Malagò candidato della Serie A per la FIGC. Vincono Marotta e De Laurentiis. Musata per il Milan e impreparazione Juventus

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Nella battaglia in Lega Serie A che ha portato alla scelta dell’ex numero uno del CONI Giovanni Malagò quale candidato della massima categoria per le prossime elezioni a presidente della FIGC, ci sono vincitori e vinti.

Tra i primi ci sono sicuramente il presidente dell’Inter Giuseppe Marotta e quello del Napoli Aurelio De Laurentiis. Il primo è stato il grande tessitore della candidatura del navigatissimo manager romano che inizialmente scontava una certa diffidenza da parte delle piccole le quali temevano che un suo mandato, sostenuto dalle big, potesse spingere molto sulla riduzione della Serie A a 18 squadre.


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Malagò, come spiegato nell’editoriale pubblicato sabato scorso, inoltre scontava anche un dubbio di natura politica tra i presidenti: ovvero quello di non essere molto in sintonia con il governo Meloni e in particolare con il ministro dello Sport Andrea Abodi.

E questo era un elemento non secondario visto che i presidenti sono ormai sempre più persuasi che senza un asse con la politica è difficile dare il via a quelle riforme di cui il calcio italiano necessità. Basti pensare al nodo infrastrutturale oppure una eventuale reintroduzione del decreto crescita o qualche iniziativa simile in materia fiscale.

Evidentemente il blitz romano di Marotta della scorsa settimana nel quale il manager varesino ha incontrato il suo concittadino e amico Giancarlo Giorgetti, potente ministro dell’Economia e delle Finanze dell’esecutivo Meloni (la figlia di Giorgetti per altro lavora anche all’Inter in qualità di “Football Travel Officer”), ha permesso al presidente nerazzurro di trovare gli argomenti necessari per rassicurare molto presidenti nell’assise di Lega di oggi.

L’altro vincitore è stato Aurelio De Laurentiis, che avendo in programma da tempo un viaggio negli Stati Uniti per motivi imprenditoriali, sapeva che non avrebbe potuto seguire la vicenda dall’Italia dove si definivano i giochi e con la scaltrezza del manager navigato, presupponendo come sarebbe andata la questione, non appena Gravina si è dimesso ha fatto un endorsement in piena regola per Malagò. «Se Malago prendesse in mano il calcio italiano, risalirebbe prestissimo. Tempistiche per ripartire? Bisognerebbe azzerare tutto e ripartire da domattina, se Malagò se ne interessasse nel giro di un biennio saremmo forti nuovamente». In qualche modo intestandosi il nome dell’ex numero uno del CONI ed entrando a pieno titolo nel novero di chi ha propugnato la candidatura vincente.

La musata del Milan, l’impreparazione della Juventus

Tra i vinti non si possono non elencare, non foss’altro per la loro storia e il loro blasone, Milan e Juventus che inizialmente sono parse entrambe sorprese dinnanzi alla velocità di manovra di Inter e Napoli.

Nello specifico i rossoneri hanno poi tentato di giocarsi la carta Adriano Galliani che però a conti fatti si è rivelata una toppa peggiore del buco. Non foss’altro perché soltanto qualche ora dopo l’indiscrezione lanciata dal Corriere delle Sera su questa iniziativa rossonera è stato lo stesso ex amministratore delegato di Milan e Monza a tirarsi indietro facendo così prendere una musata pubblica al club di via Aldo Rossi.

Galliani, che è molto amico di Marotta, sapeva del resto che la sua candidatura era stata abbozzata tardi per avere il giusto sostegno. Inoltre il manager monzese sa benissimo di scontare una certa sintonia con il presidente della Lazio Claudio Lotito. I due non sono soltanto colleghi di partito nel gruppo di Forza Italia in Senato ma per anni sono stati in linea su temi calcistici in Lega Serie A. E il patron biancoceleste, dopo la sconfitta incassata l’anno scorso subita dal suoi candidato Lorenzo Casini contro Ezio Simonelli nella corsa alla presidenza della Lega Serie A, è ancora visto come il fumo negli occhi da parte di numerosi presidenti della massima categoria.

La Juventus, all’inizio infastidita dalla attività di Marotta, invece si è fatta notare per un certo immobilismo prima di accodarsi alla cordata per Malagò. E questa mancanza di iniziativa su partite del genere non è accettabile per una società che vanta il maggior numero di tifosi in Italia. Segno probabilmente che Giorgio Chiellini, per quanto promettente, è probabilmente ancora troppo acerbo come dirigente e che l’amministratore delegato Damien Comolli, che ancora non parla benissimo l’italiano (e quindi viene da domandarsi come faccia a capire quelle mezze frasi o i non detti che a volte sono punti di svolta nelle partite di palazzo come quelle di Lega), probabilmente non è adatto (o non lo è ancora) a un così importante incarico.

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