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·6 juin 2026
❗️ Marotta: “Palestra ci piace. Prima Champions con l’Inter, poi la pensione”

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·6 juin 2026

Il presidente dell’Inter Beppe Marotta si è raccontato in una lunga e molto variegata intervista che ha rilasciato alla Gazzetta dello Sport.
Il giocatore con più talento che ha avuto?
“Alvaro Recoba. Gli ho visto fare, anche in allenamento, giocate che noi umani non riusciamo nemmeno a immaginare. Uno dei rari casi di singolo che vale la squadra, ma anche la prova provata che il talento puro non basta a fare un campionissimo”.
L’allenatore con più carisma?
“Sarebbero tantissimi. Ma per rispetto dell’anzianità dico Bersellini, il Sergente di ferro, che ho avuto al Como. Era a fine carriera, ma sapeva farsi ascoltare. E ho un grande ricordo di Pierluigi Frosio, che ha una storia alla Chivu: lo avevo preso dalla Primavera del Perugia e con il Monza abbiamo vinto la C”.
Il presidente?
“Ne ho avuti tanti e tutti diversi, ma da ognuno ho tratto qualche insegnamento e tanta saggezza. A Varese ho avuto Guido Borghi, a cui devo riconoscenza perché mi ha fatto il primo contratto. Mi pare che prendessi 150 o 200 mila lire al mese. Poi, sempre a Varese, ho avuto Colantuoni, il mio mentore e uomo colto che aveva tre lauree ed era amico di Aldo Moro. E poi Zamparini, temporalesco e molto competente… Potrei andare avanti per ore a menzionare presidenti che hanno lasciato il segno”.
Dalla Juve, nell’autunno del 2018, se ne andò perché non era d’accordo con l’acquisto di Ronaldo?
“Non ero d’accordo, ma non è stato per quello. Diciamo che quando la proprietà fa un passo avanti, il manager deve fare un passo indietro… Della Juventus ricordo tanti momenti belli e con Andrea Agnelli sono rimasto in buoni rapporti”.
Ma è vero che lasciò senza avere niente di sicuro?
“Tornai a casa, incassando la più grande delusione della mia vita, senza avere alcun impegno. Ma il giorno dopo, esattamente il giorno dopo, mi arrivò un messaggio da un numero a me sconosciuto firmato Zhang… Chiamai subito Urbano Cairo per farmi confermare che quello era davvero il numero di Zhang. E così sono ripartito come ad dell’Inter. E poi è arrivato il fondo Oaktree, nei confronti del quale nutro un’immensa riconoscenza. Ho grande stima per il loro approccio profondamente collaborativo e sinergico col club. A loro devo gratitudine per avermi offerto l’opportunità di diventare Presidente, chiudendo così, nel modo più bello, il cerchio della mia carriera”.
Cosa risponde a chi parla di #MarottaLeague?
“Grazie per questa domanda. Penso che sui social abbondino quei leoni della tastiera che non sanno nulla delle persone di cui parlano e del percorso che queste persone hanno fatto. Si fa in fretta a giudicare senza conoscere. Così si mette solo fango nel ventilatore”.
Enzo Ferrari sosteneva che in Italia si perdonano anche i ladri e gli assassini, ma non si perdona chi ha successo.
“C’è troppa gente che non sa accettare la sconfitta, vittima della cultura del sospetto e dell’invidia”.
Dove porta i suoi sogni, qual è il prossimo traguardo?
“Sarebbe fin troppo facile dire la Champions. Certo che voglio vincerla con l’Inter. Le mie squadre hanno giocato 4 finali e le hanno perse… Ma c’è qualcosa di più. Voglio dare finalmente il via alla fase tre della mia vita quella del “serve”, inteso come restituire”.
Cioè?
“C’è una regola di vita della miglior tradizione filantropica anglosassone che divide la vita in tre fasi: ‘learn’, impara, poi ‘earn’, metti a frutto, e infine ‘serve’ restituisci, cerca di ridare indietro la fortuna che hai avuto. È diventato il mio mantra. Per questo sto scrivendo un libro che vuol essere una sorta di manifesto per lo sport come lo intendo io, dal punto di vista della mia esperienza. Lo sport come scuola di vita. Un libro che possa servire a tutti, dai ragazzini, ai presidenti, ai ministri…”.
Il nuovo stadio di San Siro si farà mai?
“Va fatto! Perché lo stadio è il contenitore delle grandi emozioni e la casa del club. Il nuovo impianto dovrà essere moderno, accogliente e sicuro, oltre che un simbolo di appartenenza. Da parte nostra, così come da parte del Milan, c’è una volontà forte e determinata. Il paradosso è che le due proprietà, Oaktree e RedBird, sono pronte a investire quasi 2 miliardi, eppure continuano a presentarsi ostacoli che rallentano e frenano il percorso. Lo stadio a Milano dovrebbe essere considerata una grande opera di rilevanza pubblica e finire sotto il cappello del Ministero delle Infrastrutture. Snellire la burocrazia è una priorità”.
Mou ha detto a Sportweek che nessuno di questa squadra di Chivu giocherebbe nella sua Inter…
“È un suo pensiero. Io credo che i ragazzi che hanno vinto Scudetto e Coppa Italia siano grandi atleti e siano tutti campioni. Per me non è giusto come non è giusto confrontare atleti di epoche diverse come Maradona e Pelé. Il calcio è cambiato, continuerà a cambiare”.
L’Inter del prossimo anno farà molta… Palestra?
(Risata…) “Palestra piace a tutti. Certo piace anche a noi che abbiamo sempre creduto nell’anima italiana della nostra squadra. Gli italiani garantiscono l’identità e un legame diretto con il passato illustre di una squadra leggendaria come l’Inter, che ha un palmares ricco di vittorie. Credo che per vincere sia necessaria una cultura della vittoria, e solamente uno zoccolo duro di italiani la garantisce. Comunque, ripartiremo con la stessa ossatura e qualche innesto mirato”.
Per il prossimo anno l’obiettivo degli obiettivi sarà la Champions?
“Ero a San Siro quando l’Inter, nel 1965, vinse la seconda Coppa dei Campioni contro il Benfica, con il gol di Jair. Ecco, se vincessimo la Champions potrei anche andare in pensione…”.







































