Inter News 24
·7 février 2026
Mercato Inter, altro che ‘bastardo’: a qualcuno la verità farà male…

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Il sipario è calato sulla sessione invernale, lasciando in casa Inter più dubbi che certezze. Quello che Cristian Chivu ha definito senza mezzi termini un “mercato bastardo” si è rivelato, alla prova dei fatti, un esercizio di immobilismo e indecisione che rischia di pesare sulla seconda parte di stagione. Il tecnico rumeno, alla guida della squadra con idee chiare, aveva avanzato una richiesta precisa durante i ripetuti summit in sede: un esterno destro capace di colmare il vuoto lasciato da Denzel Dumfries. Il laterale olandese, infortunatosi a novembre e operato a metà dicembre, ha lasciato una voragine sulla fascia che la dirigenza non è riuscita a coprire, nonostante i tempi tecnici per intervenire ci fossero tutti.
La strategia del club di Viale della Liberazione è apparsa ondivaga. Nonostante le voci su un presunto “tesoretto” residuo dall’estate – derivante dai mancati affondi per l’attaccante Ademola Lookman e il mediano Manu Koné – i tentativi di Beppe Marotta e Piero Ausilio sono stati timidi o tardivi. Il sogno Joao Cancelo, terzino portoghese di caratura mondiale, è sfumato presto (direzione Barcellona), mentre piste come quella del giovane Marco Palestra o di Brooke Norton-Cuffy non sono mai decollate per costi o valutazioni tecniche. Persino la suggestione del cavallo di ritorno Ivan Perisic, veterano croato ora al PSV, si è scontrata con il rifiuto del club di Eindhoven.
Il finale è stato lo specchio della confusione: il tentativo last-minute per Moussa Diaby, attaccante esterno con caratteristiche molto offensive, ha svelato una certa improvvisazione tattica. La comunicazione istituzionale non ha aiutato: si è passati dalla ricerca di “opportunità” alla dichiarazione di una rosa “competitiva e completa”. Il saldo finale vede solo l’uscita in prestito del difensore Tomas Palacios e gli innesti prospettici di Yanis Massolin e Leon Jakirovic. Manca il coraggio, manca l’esterno, e resta l’amarezza di Chivu per una programmazione che, forse, avrebbe potuto garantire alla Beneamata gli strumenti per competere su tutti i fronti senza affanni.
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