Calcionews24
·20 mai 2026
Mondiali 2026 negli USA: l’ombra dell’ICE spaventa i tifosi immigrati

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A un mese dal via della Coppa del Mondo 2026, co-organizzata dagli Stati Uniti insieme a Canada e Messico, il clima di festa globale rischia di essere offuscato per migliaia di tifosi. Molti immigrati residenti negli USA, infatti, stanno esitando ad acquistare i biglietti e ad assistere alle partite per il timore concreto di incappare in controlli da parte dell’ICE (l’agenzia federale per il controllo dell’immigrazione).
Il calcio è un collante globale, ma per molti oggi rappresenta un rischio. Émile, un autista haitiano residente in Ohio, riassume perfettamente questo paradosso: «Cantare l’inno del mio Paese davanti al mondo intero è un sogno storico. Ma allo stesso tempo ci penso due volte. Il mio avvocato mi ha sconsigliato persino di prendere l’aereo per evitare di essere fermato in aeroporto».
Le operazioni dell’ICE, braccio operativo delle politiche migratorie dell’amministrazione Trump, hanno generato un profondo senso di insicurezza. Monica Sarmiento, direttrice della Virginia Coalition for Immigrant Rights, sottolinea un dato statistico allarmante: «Il 70% delle persone arrestate o espulse non ha alcun precedente penale. Molti vivono e pagano le tasse qui da decenni. Abbiamo assistito a operazioni aggressive non solo verso i privi di documenti, ma anche contro chi beneficia di uno status protetto».
La geografia del torneo vede ben 78 partite su 104 disputarsi negli Stati Uniti, toccando metropoli come Miami, Los Angeles, Dallas e New York. Aree in cui si concentra la maggior parte della popolazione ispanica (il 20% dei residenti USA nel 2024) e della comunità haitiana (circa 850.000 persone). Per quest’ultima, il rischio è aggravato dalla volontà federale di porre fine allo status di protezione temporanea (TPS).
La preoccupazione è tale che oltre 120 associazioni, tra cui l’influente ACLU, hanno diramato un “consiglio ai viaggiatori”, avvertendo i tifosi del rischio di arresti, profilazione razziale e violazioni dei diritti civili nei pressi degli stadi e delle fan zone.
Di fronte alle crescenti polemiche, il Dipartimento della Sicurezza Interna (DHS) ha provato a gettare acqua sul fuoco, assicurando che i visitatori internazionali entrati legalmente «non hanno nulla di cui preoccuparsi» e che le operazioni mirano solo a chi si trova in situazione irregolare. Anche la FIFA è intervenuta, ribadendo il proprio impegno per la tutela dei diritti umani riconosciuti a livello internazionale. Tuttavia, per molti immigrati, il biglietto per lo stadio rimane una scommessa troppo alta da giocare.
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