Okaka: «La Sampdoria mi resterà sempre nel cuore, in campo mi facevano sentire un leone! Mihajlovic? Era molto affettuoso» – ESCLUSIVA | OneFootball

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·9 juillet 2026

Okaka: «La Sampdoria mi resterà sempre nel cuore, in campo mi facevano sentire un leone! Mihajlovic? Era molto affettuoso» – ESCLUSIVA

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Stefano Okaka Chuka, ex attaccante della Sampdoria, ci ha concesso un’intervista sui suoi ricordi blucerchiati e il presente del Doria

Stefano Okaka Chuka ha vissuto una parentesi felice a Genova rimanendo un tifoso blucerchiato. Reduce da un periodo prolifico al Ravenna, ora è senza squadra e aspetta l’occasione giusta per rilanciarsi. L’ex attaccante della Sampdoria ha parlato con noi in esclusiva dell’attualità del Doria, dei ricordi in Liguria e di un personaggio importante come Sinisa Mihajlovic. Le sue parole:

Dopo due anni senza squadra hai scelto il Ravenna, con il quale hai giocato su ottimi livelli in questa stagione. Che esperienza è stata?


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«E’ stata un’esperienza nuova per me. Lo dico perché mi sono calato in una categoria che non conoscevo. Ho sposato il progetto il progetto del Ravenna e niente, devo dire che è stata un’esperienza davvero positiva. Si impara sempre!»

Alla Sampdoria hai vissuto dei grandi momenti trovando continuità a centralità nel progetto. Sei soddisfatto per quanto fatto a Genova?

«Per me la Samp è un club speciale! È una società in cui ho vissuto bellissimi momenti, ho vissuto belle cose a Marassi e ho trovato una società fantastica. E sì, sono soddisfatto perché sono stati due anni bellissimi dove abbiamo fatto cose importanti e in campo mi facevano sentire un leone. Ho cercato di ripagarli dentro il campo ed è davvero emozionante giocare per quella per quella maglia e quella gente lì. Abbiamo fatto benissimo, però con la squadra che avevamo potevamo fare qualcosa di straordinario. La Sampdoria mi resterà nel cuore per sempre!».

Tra i gol segnati con la maglia blucerchiata, qual è quello che ricordi con più piacere?

«Ce ne sono due che sono stati davvero bellissimi: uno con il Torino nel quale sono partito da centrocampo, e uno in trasferta con il Catania; anche in quel caso sono partito da centrocampo. Sono stati gol splendidi e conta anche lo stadio, l’esultanza è stata bellissima e sono ricordi che mi rimangono dentro».

Quando ripensi al periodo in Liguria, qual è il primo momento che ti torna alla memoria?

«Ci sono tanti ricordi fantastici, la maglia, lo stadio, soprattutto quando c’è il sole, arrivi allo stadio e vedi tutta tutta la curva con la maglia della Samp a Marassi, è semplicemente fantastico. Anche quando prendi il pullman e vai verso lo stadio, e vedi tutta la città, con le bandiere, con le magliette della Samp, è qualcosa di straordinario».

Alla Sampdoria sei stato allenato da Sinisa Mihajlovic, un uomo che ha lasciato il segno nel mondo del calcio. Che ricordi hai di lui?

«Ho ricordi fantastici. Mister Mihajlović mi ha voluto a tutti i costi lì e quindi poi mi ha un po’ preso sotto la sua ala e e mi ha portato ad arrivare alla Nazionale, quindi penso non ci siano altre parole. Poi come persona è stato sempre uno diretto e di personalità, uno rispettato da tutti, sicuramente io sarò uno dei tanti che può parlare in una maniera fantastica del mister e lo ringrazierò per sempre per quello che ha fatto per me. Era un sergente di ferro come dicevano tanti? Ma no, il mister era uno che non guardava in faccia a nessuno, chi meritava giocava, però comunque aveva la sua parte bellissima di onestà e soprattutto se vedeva che tu eri pronto a dare tutto per lui, ti ripagava. L’immagine era quella, però aveva anche un lato del carattere molto molto dolce e affettuoso per chi gli dava tutto».

Secondo te cos’è mancato alla Sampdoria negli ultimi anni per poter tornare in Serie A?

«La Samp per me è un club speciale. Non so cos’è mancato per tornare in Serie A, però, diciamo, sono momenti che capitano. Uno poi li deve prendere nella maniera giusta e cercare di ripartire, poi un anno puoi fare meglio, un anno peggio. Questo non cambia il valore della Sampdoria. Sicuramente passo dopo passo tornerà dove è giusto che sia, in Serie A».

La dirigenza ha optato per Bernardo Corradi dopo la mancata conferma di Attilio Lombardo. Che ne pensi? E’ la scelta giusta?

«Io non lo conosco sinceramente, però è giusto che si dia l’opportunità anche a allenatori che hanno voglia e fame, persone che diano tutto per la società e poi abbiano vogliano fare carriera. Penso sia giusto dargli l’opportunità, può portare dei valori giusti, quindi sicuramente chi lo ha scelto ha pensato che fosse la scelta migliore».

Dopo il Ravenna, ora cosa c’è nel tuo futuro? Hai già delle richieste?

«Sinceramente ancora non lo so. Vediamo, io mi sto allenando, vediamo quello che succede e poi capirò meglio anche io che fare. Sicuramente dopo due anni in cui sono stato fermo, per poi tornare l’anno scorso, e contando tutti i sacrifici che ho fatto, il corpo mi dice di non fermarmi. Però vediamo quello che succederà».

Quali sono i momenti che ti sono rimasti del Mondiale che si sta giocando tra USA, Messico e Canada? E chi vedi favorito?

«Allora, di momenti in generali non ce ne sono, però comunque risalta il fatto che i campioni nel calcio fanno sempre la differenza. Questo Mondiale lo sta proprio evidenziando, ci sono i vari campioni delle varie squadre che hanno già fatto sette o otto gol, è una cosa incredibile. Dopo una stagione intera arrivare lì e avere questa continuità di prestazione è veramente fantastico, sono da ammirare. Non so chi vincerà perché è un campionato del mondo equilibrato e può succedere di tutto. Lo standard delle squadre e delle partite si è livellato molto e vince chi ha il campione. Adesso di campioni ce ne sono tanti e dai quarti in poi vedremo quello che succederà. Io non faccio il tifo per una squadra nello specifico. Tifo sempre per questi grandi giocatori che con grande continuità, per tanti anni, tengono un livello incredibile e uno che ha giocato a calcio sa cosa costa tenere questo livello per tantissimi anni. E nonostante l’età che va avanti comunque continuano a tenerlo, sono tutti da ammirare. Parlo di Messi, ma parlo anche di Cristiano Ronaldo e di Harry Kane! Ma anche di gente come Haaland, Mbappé, Dembélé e Yamal, gente che gioca settanta, ottanta partite all’anno costantemente sotto pressione, ma fanno la differenza: tutta gente da ammirare».

Si ringrazia Stefano Okaka per la gentilezza, la disponibilità e la cordialità dimostrate in questa intervista

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