Inter News 24
·14 juin 2026
Olanda Giappone: il filo rosso tra la magia di Sneijder e l’infinita rincorsa di Nagatomo

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·14 juin 2026

Stasera Olanda e Giappone tornano a incrociarsi sul palcoscenico mondiale, un appuntamento che risveglia inevitabilmente i ricordi di un precedente importante. Bisogna riavvolgere il nastro fino al 19 giugno 2010, ai Mondiali in Sudafrica: al Moses Mabhida Stadium di Durban, gli Oranje faticarono più del previsto contro i fieri e solidi Samurai Blu, riuscendo a imporsi per 1-0 solo grazie al lampo di genio del loro fuoriclasse assoluto.
Quel fuoriclasse rispondeva al nome di Wesley Sneijder. Al 53′ minuto, il trequartista olandese sbloccò una partita fino a quel momento spigolosa e chiusissima con un violento destro dal limite dell’area che piegò le mani del portiere Eiji Kawashima. Quella rete fu l’emblema assoluto del momento magico vissuto dal numero 10.
Il 2010 è stato, senza ombra di dubbio, l’anno di grazia di Sneijder: era lui il faro illuminante e il direttore d’orchestra dell’Inter di José Mourinho, capace di conquistare lo storico Triplete (Scudetto, Coppa Italia e Champions League) poche settimane prima. In uno stato di forma psicofisica semplicemente irripetibile, quell’estate in Sudafrica Sneijder trascinò la sua nazionale fino alla finalissima di Johannesburg, accarezzando il sogno di un Pallone d’Oro che, per molti addetti ai lavori, avrebbe strameritato.
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Se l’Olanda di oggi non ha più uno Sneijder in campo a dettare i tempi, il Giappone conserva invece un incredibile filo diretto con quel lontano pomeriggio africano. In campo, sedici anni fa, c’era un instancabile terzino sinistro che correva a perdifiato su e giù per la fascia: Yuto Nagatomo. Ironia della sorte, pochi mesi dopo quel Mondiale sudafricano, nel mercato di gennaio, Nagatomo sarebbe approdato proprio all’Inter, finendo per condividere lo spogliatoio e innumerevoli battaglie proprio con lo stesso Sneijder.
Oggi, a quasi quarant’anni, l’eterno difensore nipponico è ancora lì con i suoi connazionali. Stasera, verosimilmente, si accomoderà in panchina, pronto a dispensare la sua enorme esperienza e la consueta grinta ai compagni più giovani in caso di necessità. La sua ennesima convocazione in questo Mondiale 2026 è un vero e proprio inno alla longevità, all’abnegazione sportiva e alla dedizione totale per la propria maglia.
Mentre l’Olanda cercherà nuovi eroi per scardinare l’organizzata retroguardia asiatica, la presenza a bordo campo del veterano giapponese ci ricorderà che il calcio è fatto di cicli che si chiudono e di leggende inossidabili. Una sfida che unisce passato e presente, pronta a regalare un nuovo, avvincente capitolo.
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