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·29 avril 2026

Perin si confida: «Dopo il primo anno alla Juventus volevo smettere. Vi spiego il motivo»

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Perin si confida: «Dopo il primo anno alla Juventus volevo smettere. Vi spiego il motivo». Le parole dell’ex portiere bianconero

In una profonda intervista rilasciata al podcast WSA Confidential, Mattia Perin ha ripercorso le tappe fondamentali della sua carriera, svelando retroscena inediti sul suo approdo a Torino e sui momenti più bui vissuti a causa degli infortuni. Il portiere bianconero ha ricordato con stupore la “visione” del suo agente, Alessandro Lucci, che gli predisse il trasferimento alla Juventus con largo anticipo:


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«La mia reazione fu di incredulità, poi successe veramente, anche perché poi non rimase Gigi. Gigi andò via, andò al Paris Saint-Germain e rimase Tek. Io andai con Tek e lì, cominciò… Comunque feci poi parliamo più avanti della Juventus e tutto il resto, però se tu ci pensi quello che era la visione che ha avuto lui 2 anni prima di quello che accadde non fu avanguardista di più, cioè prevedette il futuro praticamente. Pensa che noi, per quanto sapeva che io ero legato al Genoa, iniziamo anche, a parlare per un eventuale rinnovo di contratto col Genoa per poter andare via comunque e metterli nelle condizioni… Ma tanto ormai sono passati tanti anni, si può dire, loro non ci vennero incontro e tutt’oggi sono io quello che sarei andato un anno della scadenza, invece noi avevamo dato la possibilità al Genoa di rinnovarci il contratto e per poterli mettere in una in una condizione migliore, ma alla fine andò come disse Alessandro, proprio per filo e per segno. È incredibile, cioè ogni tanto io racconto questa cosa, soprattutto quando è successo in quel periodo lì, dopo due anni, dicevo: “Guarda che Alessandro mi aveva detto così e così e così”. Non ci credeva la gente perché era imprevedibile, una cosa veramente impossibile».

Il racconto si è poi spostato su un momento drammatico, risalente all’aprile del suo primo anno in bianconero, quando la fragilità fisica lo portò a un passo dal ritiro definitivo dal calcio giocato:

«Cioè io esco dalla sala operatoria perché ho fatto la spalla, crociato destro, crociato sinistro, poi spalla un’altra volta. Quindi era il quarto infortunio, il quarto intervento in 4-5 anni. Non mi stavo più divertendo. Esco dalla sala operatoria, comunque anestesia totale, un po’ rimbambito, i miei genitori in camera e comunque scoppio in lacrime per tutto quello che mi ero tenuto dentro, non voglio più giocare a calcio, voglio smettere. 26 anni avevo, non voglio più giocare a calcio, voglio smettere. Dopo il primo anno alla Juve, successe ad aprile del primo anno alla Juve, basta, non ce la faccio più, è una sofferenza continua, non mi diverto più, sto più in fisioterapia di qua e c’era lui. Faccio Ale (si riferisce al suo agente Luci, ndr), basta, voglio smettere e vengo a lavorare con te. E il folle, il folle mi rispose: “Va bene, secondo me sei anche portato, ma datti almeno l’ultima possibilità”, mi disse in quel datti almeno l’ultima possibilità così, non sembravo neanche io a pensare quello che avevo appena pensato, mi fece accendere, “Ok, qual è questa ultima possibilità?” e mi ha detto: “Perché non provi a iniziare con un mental coach a vedere magari mettere in equilibrio dei tuoi stati emotivi che non riesci, che non conosci e non riesci neanche a controllare? Perché non provarci?”. Poi dopo non va bene neanche stavolta vieni a lavora con me, le porte della WSA per te saranno sempre aperte. E quindi poi iniziai questo percorso e cominciai a capire che c’erano delle parti di me in totale squilibrio, disaccordo. Avevo due parti principali della mia personalità che erano i due opposti, uno ribelle e uno invece iper centrato professionale, quindi far andare d’accordo queste due parti era molto difficile e se non hai gli strumenti per farlo… io potevo ritornare alla spalla, potevo metterci tutta la professionalità che volevo, ma sarei incappato in un altro infortunio. E quel datti almeno l’ultima possibilità mi ha dato, io dico sempre, un’altra carriera perché io da dopo l’operazione alla spalla, la seconda alla spalla, la quarta in 4-5 anni sinceramente avevo visto finire la mia carriera, avevo 26 anni, ora ne ho 33. Se penso alle cose che si sono aggiunte cioè sono grato, veramente sono grato di quello che è successo e datti l’ultima possibilità».

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