DirettaCalcioMercato
·4 mars 2026
Pjanic: “Allegri il miglior allenatore nella gestione. Juve, ecco come torni al top”

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·4 mars 2026

Dopo l’addio al calcio giocato, è tornato a parlare della Juventus e non solo, Miralem Pjanic: le parole dell’ex centrocampista di Juve e Roma.
In una recente intervista rilasciata ai microfoni de La Gazzetta dello Sport, Miralem Pjanic ha parlato della Juventus, del rapporto con Allegri e Spalletti, fino alla nuova vita dell’ex centrocampista con un passato anche alla Roma e al Barcellona.
C’è un Pjanic per ogni lingua. “Ne parlo sette: francese, bosniaco, italiano, spagnolo, inglese, tedesco e lussemburghese. Penso nelle prime due e a volte anche un po’ in romano…“.
A 35 anni si sta reinventando dopo l’addio al calcio giocato. “Sto imparando il mestiere dell’agente, collaboro con il mio procuratore Fali Ramadani. Metto insieme l’esperienza e le conoscenze calcistiche alle tante lingue che parlo“.
Nuova vita. Ma sempre a Dubai, anche in questi giorni di tensioni per il conflitto in Medio Oriente. “Abito vicino al centro: a volte si avverte qualcosa di strano nell’aria, si sente il rumore dei missili iraniani intercettati. Ma siamo in sicurezza e costantemente rassicurati dalle autorità locali. Dagli amici che vivono in Europa mi arrivano messaggi e notifiche, quasi tutte fake news“.
È riuscito a vedere Roma-Juventus di domenica? “Certo. Gasperini sta facendo un gran lavoro a Roma, che impatto Malen. Ma l’altra sera la Juventus ha tirato fuori il suo Dna, lo spirito del “fino alla fine”. La corsa Champions è ancora lunga 11 gare: la Juventus si può qualificare”.
Stupito che la Juventus, nonostante l’eliminazione dalle Coppe, stia rinnovando Spalletti? “No, perché è la mossa giusta. A Roma sono stato allenato sei mesi da Luciano: è un tecnico top. Spalletti ha dato un’identità precisa alla squadra e il club adesso ha bisogno di stabilità per tornare a vincere. Spalletti è l’uomo giusto per aprire un ciclo, ma ovviamente solo lui non basta: serviranno almeno tre colpi di livello, uno per reparto“.
A centrocampo, a parte Tonali, i bianconeri guardano ai parametri zero: meglio Bernardo Silva del City o Goretzka del Bayern? “Intanto Locatelli si è adattato molto bene al gioco di Spalletti, adesso deve continuare così. In estate se non posso permettermi l’investimento su Tonali, allora prendo Bernardo. È il campione che serve alla Juventus. Qualità, personalità, esperienza, carisma. Bernardo ti fa svoltare“.
Vlahovic ha il contratto in scadenza, ma nei giorni scorsi ha aperto al rinnovo: consigli? “A Dusan direi: sei sicuro di trovare un posto migliore della Juventus e di Torino, club e città straordinarie in cui giocare? Non è facile, lo dico per esperienza personale. Sono convinto che Dusan possa disputare una stagione da record con Spalletti. Luciano ha valorizzato tutti i bomber: Dzeko, Icardi, Osimhen. Io ho fiducia anche in David: il Lilla non è la Juventus, però 25 gol a stagione non si segnano per caso. Come direbbe Allegri: calma…“.
McKennie e Yildiz hanno appena rinnovato: Kenan avrebbe trovato spazio nella Juve di Allegri? “In rosa sicuro, poi avrebbe dovuto sgomitare tra Dybala, Douglas Costa, Ronaldo… Yildiz è fortissimo, ora tocca a lui dimostrarlo: il futuro è suo, possiede colpi fantastici“.
A proposito di Allegri: domenica c’è il derby, può ancora vincere lo scudetto col Milan? “Conoscendolo, ci crede. È il numero uno nella gestione della squadra. Tutto può succedere, ma l’obiettivo più realistico è la qualificazione in Champions. Lo scudetto lo può perdere solo l’Inter“.
A bruciapelo: i suoi allenatori migliori? “Luis Enrique per le idee, Allegri per la gestione”.
Se ripensa all’Allegri juventino? “Vedeva tutto in anticipo. Prima dei quarti di Champions col Barça mi prende da parte: ‘Prova qualche angolo per Chiello, domani facciamo gol così’. Detto fatto. Mi pungolava anche sulle punizioni, mi diceva che non sapevo calciarle”.
Ma lei era uno specialista… “Max mi stimolava. Anche Cristiano Ronaldo mi lasciò le punizioni dopo un po’. Cris a Madrid era uno specialista, mentre alla Juventus era incappato nella maledizione della barriera. Così dopo un paio di mesi mi disse: ‘Mire, tocca a te’. Che squadrone: le partitine erano come semifinali di Champions League“.
Il migliore a calciare le punizioni? “Sono cresciuto a Lione con Juninho Pernambucano, un vero fenomeno. E ho avuto il privilegio di giocare con Totti, Ronaldo e Messi. Leo mi stupì a Barcellona: noi ci esercitavamo sulle punizioni, lui mai. Calciava solo in partita. E faceva gol. Cristiano era una macchina in tutto. Una volta Allegri ci tenne in panchina per farci rifiatare, rientrammo alle 2 di notte dalla trasferta e lui si fermò comunque alla Continassa ad allenarsi”.
Alla Juventus ha fatto un regalo ai compagni quando si è trasferito al Barcellona? “No, ma avevamo una regola nello spogliatoio. A ogni espulsione dovevi fare un regalo a tutti. A me un cartellino rosso costò 40 mila euro di borse Louis Vuitton“.
A Roma chi era la vittima degli scherzi di Totti? “Benatia. Medhi si scaldava facilmente e Checco lo accoglieva nello spogliatoio dicendogli: ‘Ma hai visto cosa hanno scritto i giornali di te?'”.









































