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·3 juillet 2026
PSB - Un’ingiustizia da approfondire: Bertotto non avrebbe meritato un simile trattamento dal Picerno

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Nel calcio contemporaneo, la valutazione delle performance tecniche viene troppo spesso delegata all'umoralità del momento o alla narrazione di comodo. Per comprendere la reale portata del lavoro di Valerio Bertotto sulla panchina dell’AZ Picerno, è necessario depurare il campo dalle scorie della politica sportiva e affidarsi esclusivamente a un’analisi dei fatti, siano essi declinabili in termini di dati, risultati, valorizzazioni ed emozioni.
Il primo indicatore, rigido e indiscutibile, è il bilancio societario. Con un monte ingaggi complessivo che si attesta esattamente a 1.299.032 euro, il Picerno ha affrontato il raggruppamento disponendo del budget più conservativo dell'intero Girone C, contesto come noto complessivamente caratterizzato da investimenti strutturalmente superiori, questa gestione rappresenta un evidente caso scuola di ottimizzazione da parte della guida tecnica.

Viene in mente una citazione che spesso popola il web: «La creatività nasce quando si hanno poche risorse, non quando se ne hanno troppe». Bertotto, nel corso del suo mandato con il club lucano, ha tradotto questa visione in materia calcistica, equilibrando risorse e ambizione. Questa impostazione ha dimostrato come la scarsità di mezzi finanziari si possa compensare attraverso il lavoro e, come detto pocanzi, la valorizzazione del patrimonio umano a disposizione.
Quando il tecnico piemontese ha assunto la guida della squadra il 13 ottobre, ha dovuto rapidamente immergersi in una cultura organizzativa poggiata sull’instabilità: un'altalena gestionale divisa tra la richiesta di una salvezza e repentine ambizioni di alta classifica. Un marinaio che non sa dove andare può peccare di condizioni avverse e peggiorare la qualità della sua navigazione. Bertotto, ciononostante, si è dimostrato un Capitano assolutamente egregio, assorbendo i problemi, isolando i propri calciatori e favorendo la fioritura di qualcosa di bello.
A gennaio, con una situazione di classifica altamente deficitaria, la società ha attuato una ristrutturazione radicale, immettendo nell'organico ben 11 elementi nuovi. Una rivoluzione che equivale a ridisegnare l'assetto aerodinamico di una vettura in piena corsa.
Il merito del "Metodo Bertotto" è racchiuso in un dato incontestabile: da quel momento, la squadra ha registrato una media di quasi 1.5 punti a partita, una proiezione da zona playoff. Ottenere una simile regolarità da un collettivo assemblato da zero, preservando il focus sui costi di cui si è detto precedentemente, rappresenta un risultato da non poter trattare con superficialità. Un elogio che il tecnico avrebbe probabilmente meritato anche da chi, invece, ha preferito altre vie nella comunicazione tra le parti.
Nel tentativo di giustificare le frizioni dei mesi finali, Bertotto ha percepito come da alcune aree vicine alla governance siano state diffuse voci riguardanti presunte criticità nella gestione interna del gruppo. La realtà dei fatti non è questa: Bertotto ha preteso il rispetto dei ruoli, blindando lo spogliatoio da sovrapposizioni di competenze interne ed esterne. La frizione con la governance è nata in questo preciso punto: la tendenza della proprietà, percepita del tecnico, a sconfinare oltre le proprie deleghe operative, sovrapponendo l'autorità amministrativa alla competenza tecnica. Ciò che la ha percepito come "rigidità", in realtà era pura integrità professionale.
L'allenatore ha strutturato un'architettura di lavoro dove merito e armonia collettiva costituivano le colonne della quotidianità, rigettando logiche di gestione estemporanee.
Bocciatura tecnica oppure decisione di altra natura? L'allontanamento del tecnico a sette giornate dal termine ha manifestato un evidente paradosso sul piano logico e sportivo. Con la permanenza nella categoria virtualmente acquisita, una squadra coinvolta nel progetto tecnico e una situazione nettamente migliorata nel corso dei mesi, l’esonero è andato in controtendenza rispetto ai tratti positivi mostrati, oltre ad aver rivelato la percezione di ristabilire determinate gerarchie interne.
Valerio Bertotto, ad ogni modo, ha lasciato una struttura tecnica risanata, valorizzata e pienamente performante, avendo dimostrato la propria competenza metodologica e, dopo il magnifico percorso in quel di Giugliano, il proprio percorso professionale. Il campo ha emesso il suo verdetto insindacabile. Il metodo ha vinto ancora.







































