Rabiot ritrova il suo passato, il paradosso di “Cavallo Pazzo”: come la peggior Juventus ha creato il miglior Adrien | OneFootball

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·26 avril 2026

Rabiot ritrova il suo passato, il paradosso di “Cavallo Pazzo”: come la peggior Juventus ha creato il miglior Adrien

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Rabiot ritrova la Juventus, ecco ripercorse le tappe in bianconero dell’attuale leader del centrocampo del Milan. L’analisi completa

Nel mezzo del caos più totale, tra penalizzazioni per le plusvalenze, punti tolti e ridati, e psicodrammi europei, si è consumato uno dei paradossi più affascinanti della storia recente bianconera. Proprio quando la nave della Juventus imbarcava acqua da tutte le parti nel burrascoso 2022-23, il suo passeggero storicamente più indecifrabile ha preso in mano il timone. Adrien Rabiot ha vissuto la sua metamorfosi definitiva.


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Nel momento in cui la struttura societaria scricchiolava, il centrocampista francese ha trovato una solidità impensabile, ribaltando ogni pronostico e zittendo le critiche degli anni precedenti. Rileggendo un po’ di appunti personali presi dalle partite di quell’anno e di giudizi della stampa specializzata, ecco cosa emerge

Dai sospiri al risveglio: la presa di coscienza

All’inizio del suo percorso bianconero, e ancora nei primi vagiti di quella stagione, Rabiot era l’esasperazione fatta giocatore, “fa rabbia vedere uno con i suoi mezzi accontentarsi”, si leggeva dopo la trasferta di Lecce, puntando il dito contro un talento che partiva bene per poi specchiarsi troppo nel pallone. Era l’atleta perfetto la cui produttività restava incredibilmente “sempre al di sotto del possibile” (come annotato in un giudizio nella sfida contro i marziani del PSG). L’incompiuto per eccellenza.

Eppure, nel grigiore generale, è scattata una scintilla. Fin dalle prime giornate, osservandolo faticare e lottare, l’atteggiamento è mutato: “si inizia a vedere un giocatore che si prende delle responsabilità“, certificavano i giudizi dopo la gara con lo Spezia. La metamorfosi era appena iniziata.

Un “motore differente” al servizio della tempesta

Quando la mazzata della penalizzazione si è abbattuta sul gruppo e la squadra ha iniziato a perdere certezze, Rabiot si è innalzato a diga e incursore. Non era più il mediano che si smarriva nelle transizioni, ma colui che “prova a tenere uniti i reparti e a spezzare il ritmo blando con qualche break” (fondamentale nel derby d’andata).

Ha smesso di essere timido per diventare un dominatore tecnico e fisico. Contro l’Empoli ha letteralmente aperto il manuale del calcio, tanto che “delle 13-14 cose che ha nel dépliant ne mostra tante”. Soprattutto, ha iniziato a segnare reti pesantissime. È diventato il vero insostituibile di Massimiliano Allegri, esplodendo in Serie A, dimostrando di avere un “motore differente, ma oltre a correre e lottare stavolta fa doppietta” (come contro la Sampdoria). Gol di testa, inserimenti letali o “raid insistiti” come quello sfoderato all’Olimpico contro la Lazio.

L’ancora nel momento più buio

L’aspetto più brillante e paradossale del 2022-23 di Rabiot è stata la sua improvvisa tenuta mentale. Nella peggior annata juventina dell’ultimo decennio, lui c’era sempre. Anche nelle serate più angoscianti, in cui il pallone pesava tonnellate, Rabiot è diventato l’anima del gruppo. Nella disastrosa disfatta di Empoli a fine campionato, in una squadra ornai svuotata dalla penalizzazione incassata poco prima del fischio d’inizio, è stato l’ultimo ad arrendersi: “prova a scuotere i compagni dal torpore richiamandoli“.

La Juventus si è ritrovata a dipendere fisiologicamente da lui. Al netto di qualche rara pausa fisiologica, quando si accendeva il divario con gli avversari si faceva palpabile: “quando decide di partire fa capire di essere superiore” (a Udine, all’ultima giornata). Ha smesso di farsi schiacciare dalle pressioni e, proprio contro i futuri Campioni d’Italia del Napoli, ha dimostrato di “credere realmente nelle sue possibilità“, facendo girare la squadra su ben altri ritmi.

L’uomo nel caos

Alla fine della giostra, non c’è dubbio che si sia assistito a “la più grande trasformazione avuta da un giocatore della Juve“. Nel momento di massima instabilità, quando tutti cercavano un alibi, il giocatore noto per la sua discontinuità ha trovato la sua consacrazione assoluta. È diventato l’uomo “sempre nel posto giusto“. Il caos, a quanto pare, era proprio l’habitat necessario affinché il talento incompiuto di Adrien Rabiot sbocciasse in modo definitivo.

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