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·9 juin 2026
Saelemaekers si confessa: «Giroud è stato importantissimo per me. Sarò sempre grato a Pioli e Maldini. Il Milan è casa mia»

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A pochi giorni dall’inizio del Mondiale, Alexis Saelemaekers ha ripercorso alcune tappe della sua carriera in una lunga intervista rilasciata ai microfoni di ‘Cronache di Spogliatoio’. L’esterno belga ha parlato di aspetti intimi come i suoi genitori, il suo carattere e il rapporto con i soldi, ma ha anche dedicato ampio spazio al Milan, che ha definito senza esitazioni «la sua casa». Ecco, di seguito, tutte le sue parole.
SUL MESSAGGIO AL SUO PRIMO ALLENATORE STEPHANE POELS – «È una persona importante della prima squadra in cui ho giocato. Mi ha accompagnato da quando ero un bambino, sono molto grato a lui».
SUL BELGIO – «Il meteo è un po’ freddo, ma l’ambiente è caloroso. La gente si aiuta tanto a vicenda. Si tratta del mio Paese d’origine, per cui ci sono molto legato. Sempre un piacere tornarci per vedere la mia famiglia e i miei amici. La mia città di origine è Bruxelles, che è molto bella da visitare e piena di monumenti storici».
SUI GENITORI – «I miei genitori vengono ogni due settimane da Bruxelles a Milano in macchina. Colpa di mio padre, dice che è più comodo e che si gode maggiormente il paesaggio. Mia madre non ha la patente, quindi è costretta ad adattarsi a lui. Sono rimasti molto umili. Sto provando a prendere la loro umiltà e ha trasmetterla anche nel calcio, perché penso che sia una cosa molto importante».
SUL SUO CARATTERE – «Mi dispiace che la gente abbia un’immagine sbagliata di me. Nella vita reale sono molto diverso rispetto a come sono in campo. Sono una persona che dà tanto alla gente a cui vuole bene e sono molto rispettoso. Nel calcio è difficile trovare gente così. Quando diventi famoso e guadagni tanti soldi è difficile rimanere la persona che eri prima. Chi pensa che sono arrogante si sbagli, venite a fare una cena insieme e cambierete sicuramente idea».
SUL RAPPORTO CON IL DENARO E LA FAMA – «È molto difficile gestire fama e soldi a 18 anni. Non sei ancora abbastanza maturo per gestirla. Per questo la famiglia è fondamentale, mi hanno sempre rimesso sulla retta via quando stavo sbandando. Ci sono anche giocatori che non hanno questo appoggio, per loro è molto più difficile. A volte ho dato consigli ad alcuni compagni più giovani. Quando parlo con un ragazzino provo ad aiutarlo a non fare l’errore che ho fatto io».
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SUL RAPPORTO CON GIROUD – «È stato importantissimo per me. Abbiamo legato tanto, andavamo in vacanza insieme con le famiglie. Il nostro rapporto è molto stretto. L’ho conosciuto in un momento della mia vita in cui avevo bisogno di un appoggio. Sono arrivato a Milan molto giovane, senza la mia famiglia, quindi ricevere consigli da una persona con quell’esperienza è stato un aiuto enorme. Gli sono molto grato per tutto quello che ha fatto per me. Ancora adesso siamo grandi amici. Ho capito subito che aveva un’aura positiva per me, così come lui ha capito subito che avrebbe potuto aiutarmi a crescere».
SUL PASSAGGIO AL MILAN – «I primi mesi sono stati difficilissimi. Pensavo ‘ma cosa sono venuto a fare qui?’. All’Anderlecht il livello era alto, ma non era minimamente paragonabile a quello della Serie A. Mi sono reso conto che un passaggio sbagliato non è accettato neanche in allenamento. Ero molto giovane e non capivo quel livello di esigenza, ma piano piano mi sono reso conto delle mie responsabilità e ho raggiunto il livello dei miei compagni. Quando sei libero con la testa, ovviamente, le giocate escono meglio».
SU PIOLI E MALDINI – «Sarò per sempre grato a Maldini e Pioli. Mi hanno dato tanto tempo per farmi crescere, hanno capito che ero molto giovane e mi hanno aiutato. La loro fiducia ha fatto la differenza, mi hanno fatto diventare il giocatore che sono oggi. Tornare a Milano? Lo rifarei altre mille volte. Il Milan è la mia casa, sono molto orgoglioso di far parte di questo club».
SUL PRESTITO AL BOLOGNA – «Thiago Motta ha capito subito la situazione in cui mi trovavo. La sua fiducia mi ha rimesso tranquillità e mi ha fatto arrivare dove volevo. Sono arrivato al Bologna pensando di fare la differenza dall’inizio, ma mi sono reso conto che senza allenarmi al 100% non sarei riuscito a fare quello che volevo».
SULLA MANCATA QUALIFICAZIONE DELL’ITALIA AL MONDIALE – «Capisco che ci sia tanta delusione per la mancata qualificazione ai Mondiali, ma a volte bisogna lasciare il tempo ai ragazzi di crescer, di creare un nuovo progetto e di riprendere fiducia. Sono sicuro che i giocatori italiani abbiano tutte le qualità necessarie per partecipare alla Coppa del Mondo, ma a volte la vita decide che semplicemente non è il momento. Spero per loro ci saranno tra quattro anni».
SUI MOMENTI NEGATIVI – «Nel calcio ci sono tantissimi momenti di dubbio. A volte anche se fai tutto al 100% ci sono alcune giocate che non ti escono, è una cosa inspiegabile. Quest’anno ne ho parlato tanto con Rabiot e con altri giocatori, perché ho avuto un momento di calo. Mi hanno detto di aspettare il mio momento, che tutto sarebbe tornato a posto. Io sono molto sicuro di me stesso e so di essere arrivato qui grazie al lavoro e al mio talento».
SUI RUOLI – «Ho giocato sia da terzino destro che da terzino sinistro. Ho fatto anche il portiere da bambino, ma mai da professionista. Ho giocato anche da mezz’ala e da trequartista. In attacco mi hanno schierato sia sulla destra che sulla sinistra, ma all’Anderlecht ho fatto anche la prima punta per un periodo. A volte è difficile cambiare posizione così spesso, non riesci a prendere gli automatismi giusti del ruolo».
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