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·13 avril 2026

Se Ranieri non conta è pronto a lasciare insieme con Massara

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Ranieri vuole essere sicuro di avere potere decisionale nella Roma del futuro. Se lui e Massara andranno via il nome è quello di Giuntoli.

Il Messaggero (S.Carina) – L’equivoco di fondo è forse in quell’incontro tenutosi lo scorso maggio al resort Collegio alle Querce a Firenze. Perché lì sono state poste le basi di un’intesa che in questi giorni sta mostrando tutte le sue fragilità. Che una delle due parti non abbia compreso cosa volesse realmente l’altra è poco probabile, trattandosi di professionisti navigati. Più verosimile che entrambe abbiano pensato che in corsa avrebbero convinto la controparte a seguirla.


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Gasperini, infatti, dal primo momento dà l’idea di vivere l’arrivo a Roma come la prova di potersi affermare da vincente anche in una grande metropoli. I Friedkin, invece, vedono in lui il Re Mida capace di creare 500 milioni di plusvalenze con l’Atalanta. E per un club che a giugno dovrà farne 80 l’occasione è da non perdere.

Nascono le prime incomprensioni, perché Gasp non è più il signore che si accontenta di giocatori «low cost», ma quello che ormai viaggia da due anni a colpi da 20 milioni in su come De Keteleare (22), Retegui (22), Bellanova (22), Bilal Touré (30) e Scamacca (28). Il mercato non decolla, arrivano le critiche pubbliche e private di Gasp più le incomprensioni con lo staff tecnico che deflagrano negli ultimi giorni con le dichiarazioni di Ranieri a certificare come le parti – nonostante questo sarebbe ancora l’augurio della proprietà – non possano proseguire insieme.

E se i Friedkin, spinti da problemi d’immagine (se non richiamano De Rossi e/o non convincono Conte, Allegri, Fabregas, ogni scelta sarebbe vista al ribasso) e dai 24 milioni lordi che costerebbe separarsi da Gasp, continuassero con lui, che cosa accadrebbe? Semplice, Ranieri e Massara presumibilmente saluterebbero e si partirebbe con l’ennesima ricerca di un direttore sportivo.

Da gennaio il nome accostato ciclicamente a Trigoria è quello di Giuntoli, senza capire che continuare a cambiare il ds, senza modificare la strategia finanziaria del club porta a poco. Ok, Giuntoli insieme al suo gruppo di lavoro ha scoperto Kvara quando era a Napoli ma un colpo del genere capita una volta nella vita. Il problema di fondo, resta.

La Roma nella prossima sessione di mercato dovrà cambiare come minimo una decina di calciatori. Ai due che potrebbero salutare, sacrificati sull’altare del Fpf (occhio a chi ha un ammortamento minimo come Svilar, Ndicka, Pisilli e Koné piuttosto, al netto di offerte monstre, di profili come Wesley), si aggiungono i mancati rinnovi (ad oggi ElSha, Celik, Pellegrini e Dybala) più i prestiti di Zaragoza, Venturino, Tsimikas e Ferguson. Senza contare i calciatori che difficilmente rientreranno nei programmi del Gasperini confermato (Dovbyk e Angeliño).

Ricapitolando: al tecnico servirebbero i vice di Malen e Soulé, il terzino e l’ala sinistra titolari, altri due titolari al posto dei due big partenti, più altri 4 giocatori da far ruotare. Un conto è approcciare a questo via vai con i soldi della Champions, un altro senza. Perché se la Roma non arriva tra le prime quattro, al posto di Massara può esserci anche Mago Merlino ma più di tanto il raggio d’azione del club sarebbe comunque limitato.

Senza contare che a Trigoria è già stata allestita una struttura, scelta dall’attuale ds e avallata da Ranieri, per rilanciare il settore giovanile che farà capo a Tarantino che il Giuntoli di turno si ritroverebbe senza poter cambiare ormai nulla. Da qualsiasi parte la si guardi, uscirne per la proprietà Usa è difficile. Confermare Gasperini infatti senza potergli regalare i rinforzi che merita e spera, sarebbe un autogol, da gestire – senza la presenza di Ranieri – in prima persona. Ma allo stesso tempo salutare il tecnico per ripartire con l’ennesimo progetto, all’alba del centenario, sarebbe la certificazione di un’altra scelta sbagliata. L’ennesima.

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