Viviano e l’esperienza all’Inter: «Il mio unico rimpianto fu questo. Cessione?Andai contro il club. Sette anni dopo…» | OneFootball

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·7 février 2026

Viviano e l’esperienza all’Inter: «Il mio unico rimpianto fu questo. Cessione?Andai contro il club. Sette anni dopo…»

Image de l'article :Viviano e l’esperienza all’Inter: «Il mio unico rimpianto fu questo. Cessione?Andai contro il club. Sette anni dopo…»

Emiliano Viviano, ex portiere dell’Inter, tra le altre, ritiratosi nel 2024 ha rivelato alcuni aneddoti della sua carriera e qualche rimpianto

Emiliano Viviano, ex portiere dal carattere forte e senza peli sulla lingua, si è ritirato nel 2024 e oggi, a distanza di tempo, apre il suo album dei ricordi su La Gazzetta dello Sport.

Tra aneddoti legati ai suoi allenatori, le esperienze internazionali e qualche rimorso, Viviano riflette sulla sua carriera e sulla sua evoluzione personale. Un viaggio che l’ha portato a capire l’importanza di un approccio più equilibrato, rispetto al carattere impulsivo che ha segnato alcune fasi della sua vita da calciatore.


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IL RIMPIANTO INTER «Il mio unico vero rimpianto. Julio Cesar era al suo ultimo anno, ma feci di tutto per andarmene, contro il volere del club: non gli credevo. Una delle cazzate fatte di pancia di cui sopra».

SETTE ANNI DOPO – «Handanovic infortunato: feci le visite mediche e anche un allenamento, poi rimasi chiuso in un hotel ad aspettare a vuoto. Qualcuno disse volontà di Handanovic, altri di Conte: boh. Mi chiamò Piero Ausilio: “Vivio, non si fa”. E amen».

LA NAZIONALE – «C’era Buffon, di più era impossibile. Dopo quel biennio avrei dovuto essere più presente, e fu colpa mia, ma non andare all’Europeo 2012 fu una coltellata. Io del Palermo, Sirigu del Psg, De Sanctis del Napoli: più semplice lasciare a casa me. Decisione politica, e ovviamente a Prandelli lo dissi».

IL FUTURO DA ALLENATORE – «Sì: mi appassiona la proposta, però poi vedo Chivu che in sei mesi è invecchiato vent’anni, mio fratello De Zerbi che sta 15 ore al giorno con la testa lì dentro: quel lavoro non si può fare a metà e a fine carriera certe cose non le sopportavo più. Però ho 40 anni: in futuro, chissà…».

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