Zoff ricorda: «Ricordi belli alla Lazio. Inizio duro poi con Cragnotti si è sistemato tutto. Gascoigne? Miglior talento che ho allenato» | OneFootball

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·9 juin 2026

Zoff ricorda: «Ricordi belli alla Lazio. Inizio duro poi con Cragnotti si è sistemato tutto. Gascoigne? Miglior talento che ho allenato»

Image de l'article :Zoff ricorda: «Ricordi belli alla Lazio. Inizio duro poi con Cragnotti si è sistemato tutto. Gascoigne? Miglior talento che ho allenato»

Il docufilm e i ricordi di una carriera leggendaria e le parole di Dino Zoff circa il docufilm a lui dedicato! Le ultime sullo storico estremo difensore

Il Mondiale 2026 porta inevitabilmente a pensare ai grandi capitani azzurri, e Dino Zoff resta un punto di riferimento assoluto. Intervistato dal Corriere dello Sport alla vigilia del docufilm dedicato alla sua carriera, Zoff racconta aneddoti, successi e riflessioni sul calcio moderno.

Dai primi passi come portiere fino alla gloria mondiale del 1982, passando per il confronto con i giovani talenti di oggi, il racconto mette in luce l’esperienza di uno dei simboli della Nazionale italiana. Non mancano osservazioni sulle difficoltà attuali e sui valori che rendono un giocatore un campione.


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Le parole di Dino Zoff nella sua intervista

IL DOCUFILM – «Mi è sembrato fatto bene, mi è piaciuto, un po’ di ambizione c’è.»

LA SCELTA DI FARE IL PORTIERE – «Mi affascinava l’idea di prendere il pallone in tutti i modi, mi piaceva tuffarmi. Non ero molto alto prima dello sviluppo. Così nella falegnameria davanti casa mi misuravano sullo stipite della porta per vedere se crescevo. Mi aiutò mia nonna, facendomi mangiare tante uova. A quei tempi in una famiglia di contadini non c’era molta scelta e di uova ce n’erano molte.»

AL MANTOVA FECE PERDERE LO SCUDETTO ALL’INTER – «Lo vinse la Juventus, si vede che era nel destino…»

LA CRISI DI OGGI – «Perché oggi non nascono campioni, il talento bisogna averlo, non si costruisce, magari si può affinare.»

VEDRÀ IL MONDIALE – «Ma certo, è la rappresentazione del calcio mondiale, ti permette di valutare il panorama attuale. Non esserci per la terza volta dopo quattro mondiali è una grandissima delusione. Trovi un superlativo ancora più forte. Non ci siamo accorti che eravamo ridotti così. Siamo andati avanti senza sapere quale fosse la nostra reale consistenza e abbiamo giocato di conseguenza, non ci siamo saputi adattare alla realtà attuale. Bisogna fare quello che si è capaci di fare, non siamo stati in grado di capire la situazione attuale. E i risultati ci hanno punito. Non si può motivare la terza esclusione consecutiva.»

IL NUOVO PRESIDENTE FIGC – «Non voglio entrare in politica, anche se sportiva. Serve che nascano più bambini, che possano giocare di più per divertirsi senza pensare ad altro.»

LA FAVORITA AL MONDIALE – «Resterei sulle solite, dove avrebbe dovuto esserci anche l’Italia. Il Brasile, la Francia, il Belgio, la Germania.»

MARADONA IL PIÙ FORTE – «Senza dubbio, un fenomeno, un artista. È fuorissimo da qualsiasi graduatoria.»

LE SUE VITTORIE IN AZZURRO – «Aver vinto l’Europeo con le due finali del 1968 è stata una grande soddisfazione. Di fronte avevamo la Jugoslavia, formata da cinque, sei nazioni. E prima avevamo affrontato la Russia, composta da 17 repubbliche unite, sotto la Cccp. Davvero un europeo degno di nota.»

IL MONDIALE 1982 – «Noi avevamo un allenatore che sentiva la bandiera, che teneva molto al comportamento. Il trofeo vinto è merito di Bearzot, coadiuvato da noi. È stato un grande, nonostante non avesse grande risonanza a livello mediatico.»

IL SILENZIO STAMPA – «Fu una decisione di noi giocatori. Bearzot non era neanche tanto propenso. Mi sono preso la responsabilità come capitano di andare a parlare con i giornalisti. Ai compagni dissi: “Voi pensate a giocare, al resto ci penso io”.»

IL FRANCOBOLLO CELEBRATIVO DEDICATO A LUI – «Beh, ero stato l’unico che aveva vinto europeo e mondiale, è stato piacevole.»

LO SCOPONE CON PERTINI – «Il Presidente lasciò passare una giocata di Bearzot e perdemmo quel punto. Venne fuori una discussione se doveva prenderlo, io ero il mazziere, gli dissi che aveva sbagliato. Fu un battibecco divertente.»

DA CT SI DIMISE PER LE CRITICHE DI BERLUSCONI – «Non solo per quelle, c’erano anche altre componenti. Non sono pentito di aver lasciato, sapevo che andavo incontro a situazioni più difficili. Fu una grande delusione, avevamo meritato di vincere.»

IL SUO SISTEMA DI GIOCO – «Facevo una zona mista, con tante possibilità di inserimenti, non ero così superato.»

IL GIOVANE TOTTI – «Aveva una bella concorrenza, c’erano Baggio, Del Piero, direi che si intravedeva che sarebbe diventato un campione. Sul cucchiaio contro l’Olanda non dissi niente. Ma se non l’avesse messa dentro l’avrei menato…»

GLI AVVERSARI ANTIPATICI – «Mi erano antipatici gli attaccanti che mi facevano qualche gol in più. Pulici nel derby qualche dispiacere me lo ha dato. Ho giocato contro Cruijff, Beckenbauer, Platini. Immenso.»

LA SUA JUVE – «Nel mio periodo ci furono tre cicli. Boniperti vedeva lontano. La squadra è stata sempre all’altezza della situazione.»

LA CARRIERA DA ALLENATORE – «Non ho mai avuto una grande spinta mediatica. Ma l’ultima esperienza è stata una delle più belle soddisfazioni. Salvare quella Fiorentina non fu facile, avevamo molta gente contro. Meriterei una medaglia.»

LA LAZIO – «Ricordi belli, combattuti, pesanti per tante circostanze. Si veniva da un periodo complicato. Poi con l’avvento di Cragnotti si è sistemato tutto. Gascoigne è stato il miglior talento che ho allenato, si è buttato via.»

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