Abodi rivela: «Stadi Euro 2032? 5 o 6 cantieri potrebbero partire alla fine dell’anno. Sulle scommesse e il tema arbitri vi dico questa cosa» | OneFootball

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·21 April 2026

Abodi rivela: «Stadi Euro 2032? 5 o 6 cantieri potrebbero partire alla fine dell’anno. Sulle scommesse e il tema arbitri vi dico questa cosa»

Gambar artikel:Abodi rivela: «Stadi Euro 2032? 5 o 6 cantieri potrebbero partire alla fine dell’anno. Sulle scommesse e il tema arbitri vi dico questa cosa»

Abodi, Ministro per lo Sport, è uscito allo scoperto sul tema stadi in vista di Euro 2032 ma non solo. Queste le sue dichiarazioni

Andrea Abodi, Ministro per lo Sport, ha delineato le strategie per il calcio italiano durante l’audizione in Senato. Con l’Italia chiamata a ospitare gli Europei 2032 insieme alla Turchia, il tema delle infrastrutture è divenuto di vitale importanza, così come le imminenti riforme di sistema.

Euro 2032: stadi e investimenti privati

Milano e Roma guidano la lista dei grandi rinnovi. Sull’origine dei fondi, il Ministro ha precisato: «I 3,5 miliardi di investimenti mobilitabili per gli stadi in cantiere, inteso come iter amministrativo, in parte destinati a EURO 2032, partendo da Milano e Roma, sono esclusivamente finanziamenti privati, che rispettiamo profondamente e cerchiamo di agevolare».


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Sulle tempistiche, lo scenario è il seguente: «La prospettiva è che 5 o 6 cantieri potrebbero partire alla fine dell’anno o entro l’inizio del prossimo. Mi auguro che il sistema collabori fattivamente e sia coerente con le azioni perché abbiamo bisogno di nuovi stadi e di ammodernare quello che già c’è. Il commissario in questo sarà decisivo». Fatta eccezione per poli ad impulso pubblico come Firenze, le direttive statali restano chiare: «Le uniche risorse pubbliche che metteremo a disposizione sono quelle destinate all’equity che concorre alla chiusura di un quadro economico modificato negli anni. Non abbiamo dato disponibilità a fondo perduto, ma abbiamo messo a disposizione un portafoglio di misure finanziarie che agevolano il quadro economico finanziario».

Decreto Dignità e fondi alla Serie A

La Serie A continua a chiedere a gran voce una fetta dei ricavi legati al betting. Questa la visione governativa in merito alle scommesse: «Una parte delle scommesse deve essere riconosciuta agli organizzatori. È un tema ineludibile, di cui ne parlo da molti anni. Il diritto alla scommessa è anche il riconoscimento per l’organizzatore dell’evento, qualunque sia lo sport, di non essere escluso dalla catena del valore. Il calcio è il maggior contribuente e la Serie A pesa per il 19%, dai dati ricevute dall’agenzia dei Monopoli. Anche questo è fattore sperequativo».

Sulla tracciabilità ha poi aggiunto: «Negli altri paesi la scommessa è un fattore di promozione della competizione, per quanto si stia ragionando su una limitazione della pubblicità però tutti si stanno orientando sul riconoscimento della compartecipazione al valore raccolto dagli organizzatori dell’evento. Le scommesse illegali vanno combattute e così come si deve limitare il fenomeno della ludopatia, per questo bisogna lavorare sulla tracciabilità sulle scommesse e recuperare quote di mercato illegale».

La riforma del sistema arbitrale

Gli arbitri italiani necessitano di una profonda riorganizzazione interna per allontanare le recenti polemiche: «Il tema arbitrale è delicato e va affrontato. Non è in discussione l’errore arbitrale, migliorabile nel rapporto tra panchina, campo e VAR, ma il sistema deve recuperare certezze e serenità. Più che dividere io penso che, attraverso una fase di ridefinizione del modello arbitrale, dobbiamo garantire autonomia e trasparenza, ma anche indipendenza. L’arbitro deve essere terzo e indipendente, io voglio arbitri terzi che non devono rispondere a nessuno se non alla loro coscienza».

L’allarme più grande riguarda i direttori di gara delle leghe minori: «Ho voluto il rafforzamento del riconoscimento dell’arbitro in campo e vivendo da padre le realtà del calcio giovanile vedo quanta tutela dobbiamo garantire a questi ragazzi. Sta venendo meno la vocazione e questo metterebbe a repentaglio la disputa dei campionati. Non stiamo dando certezza delle tutele di varia natura, non possiamo sostenere un modello che somiglia quasi più a una gerarchia militare. Vorrei ci fosse maggior confronto per valorizzare le sezioni, tutelare gli arbitri, garantire una progressione per merito e non appartenenza».

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