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·19 Maret 2026
🧨 Baldissoni: "Italia sottovalutata, Monza basi ottime grazie a Fininvest! Sabatini..."

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Mauro Baldissoni, amministratore delegato del Monza, ha rilasciato alcune considerazioni in occasione dell'evento Private Equity Days 2026 de Il Sole 24 Ore. Di seguito le dichiarazioni più rilevanti, riprese da TMW.

Photo by Marco Rosi/Getty Images - Via One Football
PRIVATE EQUITY - "Se guardiamo al private equity negli ultimi 25 anni, le statistiche ci dicono che l’asset class che ha mostrato una crescita costante, con performance superiori alla media, è proprio quella delle franchigie sportive. È semplice: si tratta di asset limitati, non espandibili. Le società sportive, per loro natura, sono poche e non replicabili. Inoltre, sono asset resilienti ai cicli economici: il segmento media e entertainment mantiene una capacità di spesa relativamente stabile. E le società sportive sono piattaforme su cui si possono sviluppare molteplici fonti di ricavo, con il grande vantaggio di avere un rapporto diretto con il pubblico".
ITALIA - “Siamo un mercato interessante perché i club sono spesso sottovalutati rispetto alla Premier League e perché esistono ampi margini di crescita, soprattutto sul piano infrastrutturale e commerciale. Venendo al Monza, io definisco le società calcistiche come delle vere e proprie media & entertainment company, ma anche piattaforme sociali. Tuttavia, il cuore resta la performance sportiva”.
MONZA - "Il primo fattore per aumentare il valore del club è migliorare i risultati sul campo: questo significa, in concreto, tornare in Serie A il prima possibile e consolidare la categoria, aumentando progressivamente competitività e visibilità. Sul piano infrastrutturale, il Monza parte da una base molto buona grazie agli investimenti del gruppo Fininvest, ma ci sono ulteriori margini di sviluppo, ad esempio sullo stadio, per aumentare i ricavi. Ancora più ampio è il potenziale sul fronte commerciale".
ANCORA MONZA - "Qualità delle infrastrutture, posizione geografica strategica e forte riconoscibilità internazionale del territorio. Per quanto riguarda la sostenibilità economica, è chiaro che la gestione precedente aveva logiche diverse e non era focalizzata sull’equilibrio di bilancio. Tuttavia, anche nel calcio — dove spesso si perdono soldi — non è inevitabile operare in perdita. Una delle leve è sicuramente la valorizzazione dei calciatori. A differenza di altri settori, nel calcio vendere un asset non significa smantellare l’azienda: significa valorizzarlo, cederlo e reinvestire mantenendo competitività. Naturalmente, il tema centrale resta la gestione dei costi, in particolare quelli legati ai salari dei calciatori. Come diceva sempre un grande direttore sportivo come Walter Sabatini, nel calcio l’unica cosa che non manca sono i calciatori. Questo significa che bisogna essere estremamente attenti nel modo in cui li si identifica e, soprattutto, nel modo in cui li si remunera. Bisogna investire in competenze, in innovazione, nei dati. Però attenzione: l’utilizzo dei dati deve essere scientifico. Le società di calcio non devono limitarsi a formare calciatori. Devono formare allenatori e devono formare dirigenti. In sintesi, sì: una società di calcio può essere gestita in modo più professionale, con logiche aziendali solide, evitando perdite strutturali e creando crescita nel tempo. È una questione di competenze, di metodo e di visione".









































