Bargiggia: «Mancini voleva solo la Nazionale. Vi svelo cosa è successo davvero dietro le quinte della FIGC. Campionato Primavera male del calcio italiano» ESCLUSIVA e VIDEO | OneFootball

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·30 Juli 2026

Bargiggia: «Mancini voleva solo la Nazionale. Vi svelo cosa è successo davvero dietro le quinte della FIGC. Campionato Primavera male del calcio italiano» ESCLUSIVA e VIDEO

Gambar artikel:Bargiggia: «Mancini voleva solo la Nazionale. Vi svelo cosa è successo davvero dietro le quinte della FIGC. Campionato Primavera male del calcio italiano» ESCLUSIVA e VIDEO

Dalla chat esclusiva con Roberto Mancini alle tensioni interne alla FIGC, passando per Maldini, Pirlo, Ranieri e il futuro del calcio italiano: Paolo Bargiggia racconta la sua versione dei fatti in un’intervista esclusiva a CalcioNews24

Il ritorno di Roberto Mancini sulla panchina della Nazionale continua a far discutere e ad alimentare interrogativi sui retroscena che hanno portato al nuovo corso azzurro. In questa intervista esclusiva a CalcioNews24Paolo Bargiggia ripercorre i mesi che hanno preceduto la svolta, svelando il contenuto di una chat privata con Mancini, pubblicata soltanto dopo aver ricevuto il suo consenso, e raccontando come il tecnico avesse già da tempo un obiettivo ben preciso: tornare a guidare l’Italia.

Nel corso dell’intervista, Bargiggia affronta anche i temi più delicati che hanno segnato la recente gestione della FIGC, soffermandosi sui ruoli di Paolo MaldiniLeonardoAndrea Pirlo e Claudio Ranieri, offrendo la sua lettura delle dinamiche che hanno portato ai cambiamenti ai vertici della Nazionale. Non mancano riflessioni sul peso della politica, sul ruolo dei media, sulle riforme mai realizzate e sulle difficoltà strutturali del movimento calcistico italiano.


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Dalla valorizzazione dei giovani talenti al futuro della Nazionale, passando per le responsabilità dei club di Serie A e la necessità di cambiare il sistema, Paolo Bargiggia offre un’analisi approfondita e ricca di retroscena interessanti

Lei ha pubblicato uno scambio di messaggi con Roberto Mancini risalente ad aprile, sostenendo che già allora avesse in testa soltanto il ritorno sulla panchina della Nazionale. Quanto è stato difficile tenere riservata questa vicenda per mesi e, alla luce di quello che è successo, pensa che quel ritorno fosse già scritto?

«Devo dire che la chat con Roberto Mancini, alla mia domanda su un suo ipotetico ritorno in Italia, perchè allora era solo ipotetico visto che era ancora alla guida del club del Qatar, avesse preferito allenare un club o una Nazionale, lui mi ha detto senza mezzi termini, e anche con altri messaggi nei mesi successivi, che comunque lui voleva tornare in Nazionale perchè, anche mettendo quell’emoticon sorridente, vuole vincere il Mondiale.

Come avete visto col suo permesso l’ho pubblicata e devo dire che si è capita da subito la volontà di Mancini di provare a tornare alla guida della Nazionale. Il suo pentimento secondo me è sincero perchè qualche tempo fa c’era stata anche la possibilità che lui tornasse in un club, io gli avevo parlato del Napoli perchè sapevo che De Laurentiis non avrebbe tenuto Conte. Però ho sempre sentito Mancini a livello di feeling sempre più orientato alla Nazionale. Se per me è stato difficile mantenere il riserbo su questa chat? Devo dire di no perchè comunque faccio questo mestiere da oltre 30 anni e bisogna saper mantenere segrete le fonti e i dialoghi e poi eventualmente nel momento giusto muoversi e tirarle fuori come in questo caso o comunque fare dei ragionamenti conoscendo all’origine la sostanza delle cose».

La gestione della FIGC è stata molto discussa: prima l’arrivo di Paolo Maldini e Leonardo, poi la scelta di puntare su Andrea Pirlo e infine il brusco cambio di rotta con l’approdo di Mancini e Claudio Ranieri. Secondo lei cosa è successo davvero dietro le quinte e chi esce ridimensionato da questa vicenda?

«Quello che è successo con Maldini, Leonardo e il povero Pirlo al centro delle polemiche è abbastanza chiaro, io l’ho raccontato in un reel. Molto semplicemente è stato utilizzato Pirlo, che era la scelta di Maldini dopo aver sondato prima Ancelotti e poi Guardiola, peraltro una cosa molto strana perchè Ancelotti e Guardiola non si sposano assolutamente… Guardiola avrebbe potuto essere un progetto di qualità, di far tornare la tecnica nel calcio italiano; Ancelotti invece è un allenatore conservatore che tenta sempre di andare sul sicuro e oltretutto tesserato per la Federazione Brasiliana. Secondo me l’errore strategico fatto da Maldini e Leonardo è stato quello di non essere riusciti a tenere segreta questa missione segreta a Barcellona per Guardiola sapendo che comunque sarebbero state veramente poche le possibilità di ingaggiarlo quindi forse una maggiore segretezza non avrebbe alimentato speranze e poi disillusioni. Devo dire che anche venerdì in Lega Maldini è sembrato fin troppo aperto e fin troppo fiducioso ma questo è legato alla sincerità del suo carattere. L’uomo è così, va anche apprezzato. Lui ha detto “non è più un problema di soldi, stiamo aspettando Guardiola quindi dobbiamo far passare qualche giorno”.

E’ chiaro che poi c’è stato un corto circuito mediatico perchè Guardiola il sabato mattina, poche ore dopo, ha detto di no. Pirlo è sembrata una scelta di ripiego ma se guardiamo il curriculum chiunque lo sarebbe stato con Guardiola. Però era una scelta coerente con quello che aveva spiegato Leonardo: un allenatore con principi di calcio e visione simili e che collimassero con la guida tecnica, vale a dire con le idee di Maldini e Leonardo. Pirlo è un allenatore dalla dimensione internazionale, alla Juve non aveva mai allenato una Prima squadra e ha vinto due trofei e ha cercato di giocare bene a calcio. Secondo me era una buona opzione. Quale è stato il problema? Pirlo è stato volutamente massacrato sui giornali sia per il curriculum sia per la questione della sponsorizzazione con l’agenzia di Betting russa che secondo me è una cosa veramente ipocrita perchè allora dovrebbero togliersi la metà dei politici dal Parlamento. E invece è stata proprio la politica a cominciare a criticare Pirlo. Parlo dei politici perchè molti prima della guerra avevano rapporti con la Russia, ma ora questo non è importante. Quello che conta è spiegare che è stato tutto strumentale, soprattutto uno scrivere quasi sotto dettatura di certi giornali, mi riferisco ai giornali di Cairo, Gazzetta, Corriere dello Sport, particolarmente bellicosi contro Pirlo. Il disegno era quello di interpretare il pensiero della Serie A che non voleva Maldini alla guida delle Nazionali per non rinunciare a dei privilegi e a degli Status Quo che gli sarebbero stati tolti da questa riforma di Maldini, con dei vincoli per i giovani nelle rose, magari con degli obblighi di dare dei calciatori per gli stage anche se non dentro il calendario della FIFA.

Quindi la Serie A ha fatto, anche attraverso un killeraggio mediatico, la guerra a Pirlo bruciandolo perchè Malagò è una persona sensibile, io direi anche troppo, alla pubblica opinione, agli umori e alla politica e ovviamente hanno messo Maldini nella condizione di lasciare. Era stato proposto a Maldini di provarci con Thiago Motta che era la sua seconda scelta dopo Pirlo ma Maldini con molta coerenza ha rinunciato e secondo me ha fatto bene perchè ha capito che alla fine in Italia della Nazionale, a prescindere dalle parole, frega a pochi, soprattutto a quelli che dovrebbero essere il serbatoio, la linfa per la Nazionale ovvero i club di Serie A che sono più interessati a fare i loro interessi soprattutto nella figura apicale di certi presidenti che vanno per la maggiore e si può ben capire chi siano».

Mancini torna dopo l’addio del 2023, che aveva lasciato parecchi strascichi tra tifosi e addetti ai lavori. Ritiene che il tempo trascorso e il momento di difficoltà del calcio italiano abbiano favorito una sorta di riconciliazione, oppure pensa che ci siano ancora delle ferite aperte?

«Chi esce ridimensionato dalla vicenda Maldini, Leonardo, Pirlo è sicuramente il calcio italiano e sicuramente ancora una volta la mancanza di coesione e la mancanza di volontà di fare rete. Su Roberto Mancini io dico che il calcio italiano, e comunque in generale in questo paese, non può permettersi di fare il moralista. Ho letto ancora oggi degli articoli sul Corriere della Sera dove si va a pesare la morale di Roberto Mancini. In un calcio iper-professionistico avrà fatto la sua scelta, è stata discutibile. Io voglio dire che ho avuto modo di sentirlo spesso: ha capito di aver sbagliato e ha accettato anche delle condizioni economiche normali per i suoi standard per allenare la Nazionale.

Aveva proprio voglia di Nazionale. E’ l’ultimo allenatore che ha vinto con gli Azzurri ma ha vinto giocando bene. A me interessa sempre guardare prima la qualità del gioco e la crescita dei giocatori. Ha vinto facendo un buon calcio, bene lui. Meno male che la Serie A non si è imposta ancora una volta mettendo Antonio Conte perchè avremmo assistito ad un calcio anti-estetico, avremmo snobbato ancora i giovani per andare sull’usato sicuro e dopo due anni probabilmente saremmo ripartiti da zero. Mancini è una garanzia sull’utilizzo dei giovani, ricordo quando portò addirittura Pafundi a 16 anni in Nazionale. Non possiamo permetterci di parlare di ferite ancora non sanate e di fare la morale. Non ce lo possiamo permettere perchè è ipocrita, non se lo può permettere il calcio italiano che non può più perdere nemmeno un secondo di tempo».

La scelta di affiancare Claudio Ranieri a Roberto Mancini è stata interpretata come la volontà di creare una figura di equilibrio e di esperienza accanto al commissario tecnico. Dal punto di vista tecnico e gestionale, come giudica questa soluzione? Può essere un valore aggiunto oppure rischia di creare una sovrapposizione di ruoli?

«Sicuramente la figura di Claudio Ranieri, o chi per lui, cioè un uomo di calcio vicino ad un selezionatore è fondamentale anche perchè non ci può essere un uomo solo al comando. Deve avere un uomo di personalità ed esperienza al suo fianco con cui confrontarsi. Sono troppe le dinamiche.

Claudio Ranieri aveva anche lui voglia di Nazionale soprattutto dopo averla rifiutata come allenatore per restare alla Roma. Ha esperienza internazionale, è una persona che si fa voler bene, è un abile tessitore. Sicuramente non è Maldini né per età, per carattere, né forse per pragmatismo. Adesso bisognerà vedere se Ranieri, un signore che comunque ha avuto tutto dalla vita calcistica dando a sua volta tutto, abbia voglia di sporcarsi le mani e battere i pugni sul tavolo per fare delle riforme. Se arriverà anche Zola probabilmente questo potrebbe essere un contributo in più per provare a fare davvero a fare le riforme a tutela dei giovani soprattutto».

Guardando oltre le polemiche, questa nuova Nazionale ha davvero le basi per tornare competitiva a livello internazionale oppure il problema principale resta strutturale, tra carenza di talenti italiani, organizzazione del sistema e difficoltà del nostro movimento?

«Dal punto di vista tecnico per me la Nazionale ha i giocatori giovani di qualità. Ha un allenatore di qualità per provare a tornare tra i protagonisti del calcio internazionale. In verità, è chiaro, il bacino in cui si pesca non è amplissimo perchè siamo troppo pieni di stranieri ma io penso che se da questo punto di vista tecnico e umano abbiamo comunque le qualità nonostante tutto, basta vedere che con le giovanili vinciamo l’Europeo U19, andiamo avanti con l’U17… Il problema in verità è strutturale. Per quello che Maldini voleva fare delle riforme, speriamo che le facciano anche adesso. I club di Serie A dovrebbero tesserare più giovani calciatori, ma molto giovani perchè negli altri paesi non si fanno problemi a giocare in Champions coi 2008.

Dovrebbero dare ai giovani più minutaggio e soprattutto io penso, anche se non ne parla quasi nessuno, che il vero male del calcio italiano sia il campionato Primavera. Sono due anni buttati via. Non esiste in nessun paese, dopo l’U18 giocano in Prima squadra o nelle seconde squadre. Nel campionato Primavera per me si gioca un calcio finto tra i pari età nella fascia di età in cui i calciatori giovani hanno il massimo potenziale per crescere dal punto di vista fisico, dell’esuberanza e dell’incoscienza. Invece vengono bloccati per i giochetti di procuratori e direttori sportivi in un campionato Primavera dove addirittura ci sono le retrocessioni. Ecco, cominciando ad eliminare il campionato Primavera, cominciando a far giocare dai 18 anni in su, anche prima, i ragazzi con i grandi, allora il calcio italiano diventerà grande».

SI RINGRAZIA PAOLO BARGIGGIA PER LA DISPONIBILITA’ DIMOSTRATA IN QUESTA INTERVISTA

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