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·26 April 2026

Bologna-Roma 0-2: il Tosco l’ha vista così…

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Tempo di Lettura: 3 minuti

Alla faccia del talebano: ieri Italiano ha cambiato ancora assetto, proponendo una difesa a tre (due e mezzo, per meglio dire: più avanti spiegherò) per tentare di dare stimoli nuovi al gruppo e magari vedere se questa strada può essere percorribile anche in futuro.


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Apriti cielo! Tutti incazzati perché ha cambiato. Altre volte incazzati perché non cambiava mai. Facciamo prima a dire che è più facile incazzarsi: a prescindere, come diceva Totò.

Come sempre è il risultato che condiziona: se il Bologna avesse portato a casa i tre punti, la scelta della difesa a tre sarebbe stato vista come l’inizio di un percorso innovativo per la prossima stagione, e i «l’avevo detto che bisognava giocare a tre in difesa…» si sarebbero sprecati.

Entriamo nel merito: difesa a tre, che poi appunto si è poi ritrovata a due e mezzo perché Lucumí, schierato da perno centrale, doveva uscire su Pisilli o Cristante quando Malen si allargava a sinistra, o sullo stesso Malen quando l’olandese accorciava centralmente per far risalire la Roma. Ecco quindi che nel primo tempo Lucumí ha sostanzialmente fatto il mediano o il centrale difensivo; nella ripresa, con un Bologna padrone sul piano del palleggio (del palleggio, non del campo, sono concetti diversi), tutto l’assetto si è invece alzato e questo aspetto si è notato meno, fino ad esaurirsi.

In un mondo normale sarebbe naturale pensare che sono troppo pochi novanta minuti per testare un nuovo assetto tattico, soprattutto se l’avversario è una Roma mediamente più forte del BFC dagli anni Ottanta ad oggi (il lasso temporale è utile per far notare che vincere coi giallorossi per il BFC ‘moderno’ è sempre stato piuttosto complicato) e ancora più forte perché maggiormente motivata dalla corsa Champions, oltre che per le lotte intestine che hanno comunque messo sul chi va là tutti i protagonisti giallorossi.

Giustificazioni? Certamente: quest’anno sono semmai state altre le partite perse in modo sciagurato al Dall’Ara (col solito assetto, senza tentativi sperimentali) che avrebbero dovuto indignare la tifoseria. Immagino che i fischi di ieri siano stati la somma, il vaso traboccante di una stagione che in casa è stata molto al di sotto dell’accettabile. Altrimenti non si spiegano.

Tornando all’assetto tattico, per impiegare un difensore in più Italiano ha deciso di sacrificare un centrocampista, quindi lo sviluppo iniziale risultava difficile: ovvio, pertanto, vedere Ravaglia lanciare su Castro o aprire sui laterali per saltare un centrocampo, quello giallorosso, sempre in pressione per almeno la prima mezzora di gioco (avvenne così anche all’andata all’Olimpico: stesso copione).

Alzare palla dal portiere l’abbiamo visto fare banalmente anche all’Aston Villa, proprio al Dall’Ara, quando la pressione del Bologna era fortissima e l’unica via d’uscita per loro era l’asse Martinez-Watkins. Non a caso, già nell’ultima frazione del primo tempo e per tutta la ripresa, di lanci del nostro portiere se ne sono visti meno, e comunque Odgaard li ha gestiti meglio dello stremato Castro: contro Ndicka si divertono in pochi, generalmente.

Poi, nell’ultima parte di gara, la traversa di Orsolini (migliore per distacco dei rossoblù) e il mancato impatto sul pallone di De Silvestri (bravo Svilar a deviare) hanno reso vano il tentativo se non di rimonta, quantomeno di rientrare in partita per un BFC a mio avviso molto meno peggio di tanti altri visti in casa quest’anno.

Nel valutare le prestazioni dei singoli non si può non tenere conto delle scelte tattiche che, ad esempio, hanno obbligato i due mediani a non andare mai in supporto degli attaccanti per non togliere equilibrio al centrocampo.

Possiamo parlare dello stato di forma di Ferguson e Freuler, ma un assetto del genere prevede mediani più orizzontali: una volta consolidato il palleggio, a metà ripresa, si poteva pensare di inserire un calciatore fisico e verticale come Pobega al posto di un centrale difensivo, tentando di disordinare l’assetto difensivo avversario molto ben registrato fino al quel momento.

Un tentativo si poteva fare, tornando insomma a giocare con tre centrocampisti per vedere se qualche inserimento da dietro potesse disordinare una Roma altrimenti in gestione. Ma così non è stato.

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