Calcionews24
·21 April 2026
Braida si racconta: «Il Milan è tutto per me, sarò sempre milanista! Che rimpianto Totti, l’ho corteggiato tante volte. Su Allegri e su Berlusconi…»

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Pochi dirigenti in Italia hanno l’esperienza e la competenza di Ariedo Braida. Con l’occasione del compimento dei suoi 80 anni, Tuttosport lo ha intervistato e sono usciti fuori tantissimi racconti, dentro un presente che si chiama Ravenna, il club nel quale lavora.
IMPARARE – «Qualcosa da dare e insegnare in questo mondo penso di averla, ma resto sempre sul pezzo. Anche perché uno più bravo di te lo trovi sempre. Per questo non bisogna mai smettere di voler migliorare e di imparare».
GLI STIMOLI – «Si chiama passione. È quella il motore di tutto e che mi permette di non sentire la fatica. La passione rende sopportabili i sacrifici. È un fuoco che ti travolge e porta a fare chilometri ogni giorno per andare ovunque a cercare nuovi giocatori».
UN CONSIGLIO PER UN GIOVANE DS – «Di metterci tutto se stesso in quello che fa. Se fai questo lavoro in maniera svogliata, non avrai mai successo e soprattutto non troverai la forza per superare i tanti ostacoli che ci sono».
IL MILAN – «È tutto per me. Amo questo club. Sono milanista e lo sarò per sempre».
SILVIO BERLUSCONI – «Vedeva più avanti di tutti. Ricordo ancora che il primo giorno di Milan ci disse: dobbiamo diventare la squadra più forte del mondo ed essere più forti dell’invidia, delle ingiustizie e della sfortuna. Direi che ci siamo riusciti. Oggi manca una persona del genere nel nostro calcio. Berlusconi resta inarrivabile e insuperabile».
GLI ALGORITMI… – «La tecnologia la utilizzano tutti, ma non fa felice nessuno. Servono i sentimenti quando prendi una decisione. La sensazione che mi suscita vedere dal vivo un giocatore in campo, la matematica non la può quantificare».
SHEVCHENKO – «Le racconto questa: quando abbiamo preso Shevchenko, spinsi molto per quello che mi aveva trasmesso. Eppure l’ultima gara prima di chiudere la trattativa con la Dinamo Kiev, Andriy giocò male. Tanto che anche Galliani aveva dei dubbi. Io però ero sicuro di ciò che avevo visto, anche se quel giorno aveva deluso. Bisogna fidarsi anche dell’istinto. Probabilmente i dati l’avrebbero bocciato. Io invece ero talmente sicuro delle potenzialità di Sheva, che andai a casa sua con la maglia del Milan con scritto sopra il suo nome dicendogli: ‘Mettila e vincerai il Pallone d’Oro’. Cinque anni dopo è accaduto davvero».
IL PIU’ FORTE – «Messi a Barcellona. Leo era formidabile. Gli bastava toccare un pallone anche al novantesimo per farti vincere la partita. Arrivavano offerte incredibili, ma io ripetevo sempre la stessa cosa: possiamo vendere tutti ma non Messi».
UN TOP PLAYER CHE AVREBBE VOLUTO – «Totti. L’ho corteggiato tante volte: sia da ragazzino sia dopo che era diventato un campione affermato. Lui però è sempre stato di parola: non voleva lasciare la Roma e infatti è rimasto lì tutta la carriera. Lo rispetto molto per questo, anche se ogni volta che ci incontriamo gli dico ‘Francesco peccato che non mi hai ascoltato, avresti vinto il Pallone d’Oro’».
UN GIOCATORE CHE HA RESO MENO DI QUANTO CREDESSE – «Facile: Patrick Vieira, un centrocampista formidabile. Lo prendemmo nel novembre del 1995 quando aveva soltanto 19 anni. In quel Milan pieno di campioni fece fatica a trovare spazio e noi sbagliammo nel non aspettarlo. Mi fa piacere che qualche anno fa abbia dichiarato che sono il suo papà italiano. Ero sicuro sarebbe diventato un grande giocatore, ma in quel Milan la concorrenza era altissima».
IL MILAN DI OGGI – «Per il primo posto manca un gruppo di giocatori più strutturato. Servono elementi che abbiano qualcosa in più, altrimenti con questa rosa il Milan non ce la farà mai a vincere il campionato. Devono aggiungere 2-3 campioni alla Modric e Rabiot: gente che alza il livello del gruppo e di qualità superiore. A partire dall’attacco».
MAROTTA E AUSILIO SONO I NUOVI GALLIANI & BRAIDA? – «Sono un grande tandem che funziona benissimo. Il paragone ci sta. C’è poco da dire: sono i migliori in questo momento. I risultati parlano e non mentono mai. Se vinci diversi campionati e fai 2 finali di Champions in 3 anni, significa che sei bravo. Ho visto crescere entrambi: Piero si occupava dei giovani dell’Inter e ha fatto una grande carriera. Con Beppe siamo amici fin dai tempi del Varese: sono stato anche suo testimone di nozze».
ALLEGRI – «Max l’abbiamo portato al Milan per la prima volta io e Galliani nel 2010: è un grande allenatore e un vincente. Chi ha successo, vuol dire che è bravo e Allegri dove è andato ha sempre fatto bene. Sta facendo un grande lavoro per riportare i rossoneri ai primi posti».
IN COSA È SPECIALE MAX – «Conosce il calcio e i calciatori: pensa sia importante vincere e gioca in funzione di quello. La sua virtù è il saper gestire le situazioni: sa motivare e capire le problematiche dei giocatori. Inoltre Max è bravissimo a comunicare. Il Milan deve tenerselo stretto».
UN GIOVANE TALENTO CHE GLI PIACE – «Di primo acchito non mi vengono nomi, il che la dice lunga sulle difficoltà del nostro calcio. Ripenso ai miei ragazzi della Cremonese, ma ormai sono noti. Carnesecchi è diventato uno dei migliori portieri. Fagioli fa la differenza. E occhio a Gaetano: ha una tecnica superiore alla media».









































