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·6 Februari 2026
Cagni: «La Samp ha cambiato 63 giocatori in tre anni e tanti allenatori, non può funzionare così. La strada giusta? Ecco quale sarebbe» – ESCLUSIVA

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Ai microfoni di SampNews24, Luigi Cagni, ex allenatore della Sampdoria, ha condiviso il suo parere sulla squadra blucerchiata, evidenziando le difficoltà derivanti da un continuo cambiamento della rosa negli ultimi anni.
L’ex tecnico ha anche espresso la propria preoccupazione per la mancanza di continuità, sottolineando come il continuo avvicendamento di giocatori e allenatori non possa portare a un progetto vincente. Tuttavia, ha anche sottolineato la speranza che il Club ligure riesca finalmente a trovare la giusta strada, puntando sulla razionalità e la conoscenza del calcio, elementi che, secondo lui, sono essenziali per un progetto solido e duraturo. Le sue parole:
Cosa ne pensi della situazione attuale della Sampdoria? Qual è il grosso problema evidenziato in questi anni dalla squadra blucerchiata?
SAMPDORIA – «Faccio fatica a stare dietro a tutti i cambiamenti in casa della Sampdoria, perché se vado a vedere hanno cambiato, in tre anni, lo leggevo oggi, 63 giocatori, questo è stato il movimento più il movimento degli allenatori 4-5, non mi ricordo bene, sono partiti da Pirlo, poi Sottil, Semplici, Evani, Lombardo, Donati… non so quanti allenatori hanno cambiato, quindi io faccio fatica a stargli dietro, per quelli che sono i miei principi, e capire chi si muove in questo modo, poi capisco perché non funziona e non può funzionare così».
LA STRADA GIUSTA – «Io spero che la Samp trovi la strada giusta, che è quella poi della conoscenza, della razionalità, il calcio non è una cosa che uno inventa, non si inventa niente, almeno per quanto mi riguarda, dicono che siamo vecchi, ma sembra che il moderno non funzioni moltissimo. Non entro in merito perché è difficile giudicare la squadra tecnicamente, tatticamente, se nel giro di qualche mese hanno cambiato 8 o 9 giocatori, non so dire bene perché leggevo e tutti i giorni c’era qualcosa che cambiava, al di là dei 9 portieri, anche questo è un dato».
Invece sulla Serie A, spostandoci un attimo quali sono le sue considerazioni sul calcio moderno proposto in queste ultime stagioni?
SERIE A – «Sì, sulla Serie A sono sempre della stessa idea di quello che sto dicendo, ma io da tempo non riesco più a capire. Allora, già la parola calcio moderno mi infastidisce, perché non c’è niente di moderno se non tiri mai in porta. Il moderno me lo devono spiegare cos’è. Tecnicamente, e adesso mi rivolgo al fatto quanti italiani giocano in Serie A, non riusciamo a creare una vera squadra da nazionale. Tutti questi dati fanno sì che io faccia una riflessione, che dovrebbero fare gli altri, non io, perché io non comando, io ho solo passione per fortuna ancora. Comando niente, ma se io fossi uno che può prendere delle decisioni, mi porrei una domanda: come mai non abbiamo più giocatori italiani di livello? E questo scaturisce proprio il fatto, come hai sottolineato te giustamente, meno del 40% dei giocatori in Serie A è italiano e quindi questo è un dato importante… Lo ribadisco, nel mio calcio vecchio il CT aveva la possibilità di scegliere fra 70 o 80 giocatori molto forti, quindi c’era sempre per chi non era convocato, più altri che erano buoni, ma non erano magari da nazionale. Sto parlando di numeri. Allora, se il calcio moderno non mi permette di avere più di 35 giocatori per la nazionale, torniamo al calcio vecchio, che mi dava 70 o 80 giocatori all’anno da nazionale.»
Cosa dovrebbero fare i nuovi allenatori per far crescere delle nuove leve di livello?
SETTORE GIOVANILE – «I nuovi allenatori dovrebbero essere innanzitutto appassionati e fare la tecnica individuale. I bambini piccoli soprattutto vanno lasciati sbagliare. Devono solamente giocare e divertirsi! Mai parlare di tattica, certo devono capire come stare in campo, ma quella arriverà dopo ma non dovrebbero neanche parlarne. Non vanno inquadrati, fanno tutto da soli. Viene tutto da solo, serve dare delle regole e delle indicazioni. Ma la prima cosa è la passione, la prima cosa è divertirsi».
A questo proposito, cosa ne pensi del calcio moderno e dell’esempio proposto ora da Fabregas in Serie A? E prenderesti lui come esempio?
FABREGAS – «Sì, è una cosa molto interessante. Puoi pensare che sia il calcio moderno sia quello di oggi e non quello di prima. Ma a proposito di calcio moderno, ci sono molti che parlano di Fabregas come emblema principale in Serie A. Che bella questa cosa. Adesso tutti si puliscono la bocca con Fabregas, dopo sette anni di rotture, adesso arriva Fabregas e adesso fanno pensare che lo spagnolo abbia rinnovato il calcio, no? Fabregas fa il calcio che si faceva una volta, mettendo davanti la qualità tecnica come prima cosa, poi la condizione fisica e ha scelto tutti i giovani che corrono per tutta la partita. E poi la tattica anche. Se dai in mano a Fabregas l’Inter, o la Juve, o il Milan, o il Napoli, per vincere lo Scudetto, stai tranquillo che non fa quello che sta facendo adesso. Non se lo può permettere. Perché cambia tutta la visione di quello che è il tuo lavoro. Lui adesso se lo può permettere, intelligentemente, scegliendo solo la qualità, rischiando, anche se perde, non succede niente. Nel momento in cui tu alleni una squadra per vincere lo Scudetto, poi cambia tutto. Perché devi vincere lo Scudetto, poi non gliene frega nessuno se giochi bene o giochi male».
CORSA EUROPEA – «Per esempio la Lazio è una squadra che si è snaturata tantissimo e quindi potrebbe aver perso il suo posto.»
Chi vedi come favorito per la corsa scudetto e per la corsa alle coppe europee?
SCUDETTO – «Lo scudetto a oggi se devo vedere qui c’è un discorso che è legato a quello che ho detto prima. Se io metto davanti tecnica individuale, condizione psicofisica e poi metto la tattica, l’Inter nella condizione che ho detto delle due doti principali le ha tutte. A differenza delle altre che la Juventus sta arrivando adesso, il Milan è in costruzione, il Napoli ha avuto un’annata pazzesca, l’Inter oggi ha la rosa migliore per poter vincere uno scudetto. Non l’ha ancora vinto, perché la stagione è lunga, però quasi tutti i giocatori sempre nelle condizioni giuste, anche se avrà delle coppe, poi viene l’estate, ritorna il caldo, diventa tutto un’altra roba, cambia il campionato, e il campionato si vince e si perde nelle ultime dieci partite.»
NAPOLI – «Quindi verrà a vedere, a oggi, come è messa la situazione, quello che vedo peggio è il Napoli. Sicuramente non lo vedo fuori dalla Champions, però se non recupera dei giocatori alla svelta diventa difficile. Sai, se tu hai una squadra che ti mancano otto titolari, sette, otto, sei, roba di questo tipo a seconda delle partite negli ultimi due mesi, diventa dura eh, a raggiungere degli obiettivi importanti.»
Si ringrazia Luigi Cagni per la gentilezza e disponibilità in questa intervista con la nostra redazione








































