Calcionews24
·21 Maret 2026
Calafiori si racconta: «Appresi da un SMS di essere fuori rosa alla Roma. Con Mourinho ricevetti questa batosta»

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A Sportweek, Riccardo Calafiori si è raccontato attraverso questa lunga intervista.
NOSTALGIA DI CASA – «Mi manca il sole e vorrei vedere più spesso amici e parenti, però non mi lamento. E poi in Italia siamo abituati a osservare, giudicare e criticare. Mi piace che qui non sia così».
MOURINHO – «Pazzesco. Avevo staccato il telefono per un paio d’ore e, quando l’ho acceso, avevo 300 notifiche da leggere. La gente mi inviava il video con le mie statistiche pubblicato da Mou. Ero contentissimo, poi probabilmente l’ho deluso e dopo il Bodo è cambiato tutto. Doveva andare così, è stata una batosta ma mi ha aiutato a crescere».
SPARITO DAI RADAR – «Avevo l’autostima sotto i piedi. Sono tornato alla Roma e ho appreso da un SMS che ero fuori rosa. Mi chiedevo se il mio destino fosse nelle Serie minori, però ero fiducioso: non ho mai sognato di essere un calciatore normale, volevo lavorare per arrivare dove sono ora».
BLESSIN LO CHIAMAVA ITALIAN BASTARD – «Io tendo sempre a giustificare i comportamenti degli altri e sicuramente ho sbagliato qualcosa. Anche a distanza di anni, però, non ho sensazioni positive su di lui. Il Genoa retrocesse e noi litigammo: penso che, anche se mi avesse fatto giocare un po’ di più, la mia carriera non sarebbe cambiata».
INCOMPRESO DALLA SERIE A – «Con Roma e Genoa non è andata bene, ma me ne sono fatto una ragione, perché ero davvero molto giovane. La scelta di ripartire dal Basilea è stata perfetta, appena sono arrivato lì ho capito che era il posto giusto per me: i compagni non si vedevano fuori dal campo, in città c’era poco da fare. Era il contesto ideale per trovare continuità e maturare in fretta. Tornato in Italia, penso di essermi riscattato con il Bologna».
TORNARE INDIETRO NEL TEMPO – «Le cose belle hanno un inizio e una fine. Sono dipendente dalle sensazioni che ho provato quell’anno e vorrei tanto farle di nuovo mie. Lucidamente, però, capisco che è più bello custodire quel ricordo così com’è: perfetto. A Thiago Motta devo tantissimo: lui, Spalletti e Arteta mi hanno cambiato».
BOVE – «Abitiamo nello stesso palazzo. I centri sportivi di Arsenal e Watford sono adiacenti, quindi Edo ha cercato casa nella mia stessa zona. Credo sia destino: una vita insieme nelle giovanili della Roma, ora vicini di casa a Londra. Qualche giorno fa l’ho abbracciato e ho toccato il defibrillatore sottocutaneo, mi ha fatto un po’ strano. Invece, lui è sereno e ha voglia di spaccare il mondo. Sono contento per Edo».
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