Sampnews24
·25 April 2026
Cannavaro: «Gattuso ha trasmesso i valori della Nazionale. Se non vai al Mondiale, passa tutto in secondo piano»

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Fabio Cannavaro, attuale commissario tecnico dell’Uzbekistan ed ex capitano dell’Italia campione del mondo nel 2006, ha raccontato il proprio momento professionale in un’intervista concessa a La Repubblica. L’ex azzurro si è soffermato su diversi temi legati al calcio internazionale, al suo percorso in panchina e alla crescita maturata dopo l’esperienza da calciatore. Le dichiarazioni:
MONDIALE – «Da ottobre, col mio staff, stiamo lavorando tantissimo: sappiamo di essere una nazionale debuttante, di terza o quarta fascia. Ma non abbiamo nulla da perdere e per questo ai giocatori ho detto: divertitevi. Affrontare l’Italia? Ci avevo pensato al sorteggio di dicembre e per me sarebbe stata una sfida impensabile. Speravo onestamente che non capitasse. Non così, però».
ITALIA FUORI DAL MONDIALE – «Se è tanta la mia soddisfazione per essere al Mondiale, è tantissimo il dolore di non vedere in America la mia Nazionale. Ancora una volta siamo usciti contro avversari più deboli. Con tre ct diversi, segno che il problema non è quello. E non ci rendiamo conto dell’effetto devastante per le comunità italiane. È evidente che non si sappia più difendere, se si prendono tutti quei gol da Israele o Norvegia. Ma mi ha colpito un’altra cosa: non si sa più soffrire, ci si scioglie come un gelato. Abbiamo perso la nostra caratteristica più identitaria, che mi è stata trasmessa fin da quando giocavo nell’Under: più la situazione era difficile più ci esaltavamo. E tutti volevano evitarci. Perso quello spirito, siamo stati eliminati da Svezia, Macedonia e Bosnia. Forse perché abbiamo tutto. Anche nei settori giovanili il non volere perdere è una dote abbandonata e invece mantenuta dagli sportivi delle altre discipline. E non è colpa dei social, quelli li usa anche Sinner, eppure nella finale con Alcaraz a Montecarlo non ha mollato un centimetro».
GATTUSO – «Non l’ho ancora sentito. Io credo abbia fatto il suo lavoro, cercando di creare un gruppo, di trasmettere i valori della Nazionale, ma se non vai al Mondiale, passa tutto in secondo piano. Si è preso una croce ma per chi è stato in quella Nazionale, come noi, non è possibile dire di no. Si è buttato nel fuoco con la massima dignità».
BENEVENTO E UDINESE – «A Benevento in B ho accettato una categoria che non era la mia, c’erano tanti problemi, mi sono messo in gioco. La salvezza a Udine è stato un miracolo, con una società spettacolare. Ma una cosa positiva è diventata negativa perché non sono stato riconfermato».
DOPPI PASSAPORTI – «Molti ragazzi col doppio passaporto invece dell’Italia scelgono l’altro Paese. Un esempio? Matteo Palma, il difensore che ho avuto all’Udinese, sembra avere scelto la Germania. Se non riusciamo ad attirare chi ha il doppio passaporto, il nuovo ct avrà ancora meno opzioni. Io ero stato scartato all’epoca, prima di essere preso, ma non so se coi criteri usati oggi per i difensori ce l’avrei fatta. E ho avuto la fortuna di crescere in un calcio in cui giocavo uomo a uomo».
COVERCIANO – «Malagò, Abete, Albertini, tutti hanno qualità. E Maldini, Del Piero, Rivera possono dare tanto. Ma il nodo è un altro. Siamo all’età della pietra sulla tassazione, sul cercare di puntare davvero sui giovani. Ad esempio: chi viene formato in Italia, dopo cinque anni deve avere il nostro passaporto, come succede in Francia e in Spagna. Coverciano deve smettere di sfornare patentini, deve essere una Bocconi. E serve la specializzazione per i settori giovanili: un conto è l’istruttore, un altro l’allenatore. Dobbiamo guardare agli altri, a quello che da noi non funziona. I nostri giocatori non sono più preparati all’alta intensità, a correre: in campo internazionale, sul piano atletico, tra i nostri e gli avversari c’è una differenza come dal giorno alla notte. I nostri preparatori atletici sono i migliori. Ma non li usiamo per le loro capacità».
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