Cannavaro svela: «Andai alla Juventus a guadagnare meno che all’Inter. Non è che sono voluto andare alla Juve, sono le circostanze che mi portarono lì» | OneFootball

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·17 April 2026

Cannavaro svela: «Andai alla Juventus a guadagnare meno che all’Inter. Non è che sono voluto andare alla Juve, sono le circostanze che mi portarono lì»

Gambar artikel:Cannavaro svela: «Andai alla Juventus a guadagnare meno che all’Inter. Non è che sono voluto andare alla Juve, sono le circostanze che mi portarono lì»

Cannavaro: «Andai alla Juventus a guadagnare meno che all’Inter. Non è che sono voluto andare alla Juve…»

Intervistato da Amazon Prime Video, Fabio Cannavaro – passato anche dall’Udinese – ha ripercorso alcuni momenti chiave della sua esperienza in nerazzurro, soffermandosi sull’infortunio che ne ha condizionato il percorso e sulle ragioni che lo hanno spinto ad accettare la proposta dei bianconeri. Le sue parole:

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PAROLE SULL’INTER – «Per me fu una bella batosta perché vado all’Inter con grande voglia e determinazione di far bene perché era un salto importante da Parma. Una realtà completamente diversa, c’è chi viveva a Como e chi a Milano, io avevo deciso per Milano: non c’era il gruppo che c’era a Parma ma era una grande squadra quindi ci sta, non devi essere amico per forza»

ESORDIO – «Non posso mai dimenticare la presentazione prima e poi l’esordio: non giocai titolare, Cuper mi fece entrare dopo e tutto San Siro fece “ooooh”. Moratti a fine partita venne e mi disse: “Guarda, una cosa del genere l’ho vista solo con Ronaldo”. Eccezionale»

INFORTUNIO – «Quell’anno le cose non andavano malissimo, arrivammo in semifinale di Champions che perdemmo col Milan: invece che fermarmi ho continuato ed è stato un errore perché in quell’anno avevo perso il 40% della forza della gamba sinistra. E’ stato un anno in cui ad un certo punto ho detto “voglio smettere”: andavo a fare visite ovunque e non riuscivo a risolvere il problema. Non eravamo male come difesa con Materazzi e Cordoba, però le mie prestazioni non erano all’altezza mia e dell’Inter: finimmo l’Europeo, mi fermo e da quel giorno dissi di non voler ritornare finché non stessi bene. Feci due mesi senza mai appoggiare il piede a terra, col fisioterapista dell’Inter cominciammo un programma in cui facevo solo forza e bicicletta ogni giorno».

CESSIONE – «Il campionato riprendeva il 12 settembre e dissi a Mancini: “Una settimana prima vengo e sono pronto”. Mi ripresentai alla Pinetina e cominciai a correre normalmente: mi chiamò Oriali e mi disse “ti abbiamo venduto”. Risposi: “Ma adesso che sto bene mi avete venduto?”. Lui: “La società ha deciso perché voleva cambiare vendendo me e Bobo»

JUVE – «Andai alla Juve e poi arrivarono Calciopoli e intercettazioni: ma andai alla Juve a guadagnare meno che all’Inter, non è che sono voluto andare alla Juve, sono le circostanze che mi portarono lì».

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