Calcionews24
·16 Mei 2026
Cicinho si confessa: «Iniziai con l’alcol a 13 anni. Mi hanno salvato mia moglie e la fede»

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Nazionale brasiliano, alla Roma per 5 anni dal 2007 al 2012, Cicinho ha raccontato a La Gazzetta dello Sport non solo la sua carriera da calciatore, ma la fortissima dipendenza dall’alcol che ne ha contraddistinto la vita e come ne è uscito grazie alla famiglia e alla religione. Ecco la sue parole.
COME SI É AVVICINATO ALLA RELIGIONE «Grazie a mia moglie Marry. A Roma mi portò per la prima volta in chiesa. Oggi faccio i culti, parlo della storia di Gesù e l’anno prossimo celebrerò anche il matrimonio di due amici brasiliani in Italia. Credo molto in Dio: ti aiuta a purificarti dal male».
SI SENTE PURIFICATO «Sì. Io con l’alcol mi sono autodistrutto. Tutto è iniziato a 13 anni, a una festa tra amici. Ho assaggiato la birra e me ne sono innamorato come fosse una donna. Più crescevo, più bevevo. Tornavo a casa alle cinque del mattino senza che i miei genitori scoprissero nulla. E il giorno dopo stavo bene, riuscivo perfino ad allenarmi».
NESSUN SOSPETTO AL REAL «Stavo sempre a casa. Andavo a letto alle quattro del mattino e alle otto ero all’allenamento ubriaco. Prima di uscire bevevo tre o quattro caffè e mangiavo un pacchetto di cicche per coprire l’odore dell’alcol. E in campo andavo pure forte. Nemmeno Capello sospettava qualcosa».
I TATUAGGI «Ho sempre voluto farmeli, ma avevo paura degli aghi. Così ho iniziato a tatuarmi da ubriaco per non sentire dolore. Ne ho fatti 15 a Madrid e altri 10 a Roma. In totale ne ho 33. Solo otto da sobrio».
A ROMA SI É DATO UNA REGOLATA «All’inizio sì. Con Spalletti mi trovavo benissimo e giocavo tanto. Poi nel 2009 mi ruppi di nuovo il ginocchio e ricominciai a esagerare. Lì ho capito che soffrivo di depressione, anche se all’epoca non volevo ammetterlo».
IL RECORD «Oltre ogni limite. A Roma ho fatto il record: 70 birre e 15 caipirinhas in un solo giorno. Più due pacchetti di sigarette. Odiavo dormire, volevo solo fare festa a casa mia con amici».
CHI L’HA AIUTATA «Bruno Conti soprattutto. Mi parlava sempre con affetto: “Cicinho, meno feste e più allenamento”. Anche Pradè mi stava addosso. A Roma sono legatissimo. Spero che un giorno mio figlio Emanuel ci possa giocare. Ha 5 anni e vuole diventare professionista».
IL LITIGIO «Una volta Rosella Sensi entrò furiosa nello spogliatoio dopo una sconfitta e disse che non avevamo carattere. Heinze voleva che Totti reagisse, ma Francesco disse: “Ao, stai sereno, lo stipendio arriva lo stesso”. Heinze rispose: “Tu non puoi fare il capitano”. Da quel momento l’argentino non vide più il campo».
AL MARE «Tra Ostia e Fregene avevo un amico con un ristorante sulla spiaggia. Vicino al locale c’era un campo da calcio a 7 e finivamo spesso a giocare fino alle tre di notte. Anche contro tifosi della Roma, diventati amici. Qualcuno poi fece la spia e la notizia arrivò in società. Si arrabbiarono con me, ma ormai ero a fine contratto».
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