Collovati sul derby: «Non capisco le critiche ad Allegri, ma lo Scudetto è già assegnato. Sulla comunicazione di Chivu» | OneFootball

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·5 Maret 2026

Collovati sul derby: «Non capisco le critiche ad Allegri, ma lo Scudetto è già assegnato. Sulla comunicazione di Chivu»

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L’ex calciatore, Fulvio Collovati, ha commentato il derby di Milano tra aneddoti del passato, qualche frecciatina a Chivu e lo Scudetto

L’ex giocatore di Milan e Inter, Fulvio Collovati, in un’intervista alla Gazzetta dello Sport ha parlato del passato, del presente delle due formazioni, dei due allenatori e della sua fede calcistica. Ecco le sue parole.

PENTITO DEL PASSAGGIO ALL’INTER – «Mai. Per me era essenziale giocare in A per non perdere la Nazionale. Non dovete dimenticare che un anno di B già l’avevo fatto, proprio per il legame col Milan. Ma Bearzot era stato chiaro. O così, o ciao azzurri. Potevo andare anche in altre squadre, è vero, ma mi confrontai con mia moglie Caterina e valutammo che fosse meglio non spostarci da Milano. E poi l’Inter era l’Inter, un club prestigioso».


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IL PRONOSTICO SUL DERBY – «Non sono un oracolo e non so dirti chi vincerà ma mi aspetto una partita di attacco da parte dell’Inter e di attenzione da parte del Milan. Come all’andata. Ma non è detto, ovviamente, che il risultato sia lo stesso. L’assenza di Lautaro pesa ma Chivu ha altre soluzioni. E il Milan può colpire con le sue frecce, a cominciare da Pulisic. Lo scudetto è assegnato comunque. Ormai è dell’Inter. Con pieno merito, tra l’altro».

I LAMENTI DI CHIVU – «Questo è incomprensibile. Non ho gradito il suo stile comunicativo delle ultime settimane, così come lo avevo apprezzato in precedenza. Prima la strenua difesa di Bastoni, che ha ammesso di suo l’errore. Ora sostiene che alla sua Inter non venga riconosciuto il valore di certi risultati. Ma cosa si aspettava, gli applausi dopo essere stato eliminato dal Bodo/Glimt in Champions? Dai, su».

LA STAGIONE DELL’INTER – «Positiva. Molto positiva. Se porti a casa un trofeo, hai centrato comunque un obiettivo. E il campionato italiano non è mai scontato».

IL MILAN DI ALLEGRI STA OTTENENDO IL MASSIMO – «Certamente. Io certe critiche a Max le capisco poco. Forse i milanisti hanno dimenticato dove stavano prima che lui arrivasse. Magari il Milan è stato avvantaggiato rispetto alle concorrenti per la Champions League per non aver giocato in Europa. Ma sta facendo comunque un ottimo campionato».

L’APPELLO DI LEAO – «Divertente. Mi lascia pensare che di solito i giocatori facciano baldoria nelle altre, di settimane. Ai miei tempi non era così. Intendo affermare che il derby era davvero sentito, anche tra noi calciatori. Esisteva una rivalità forte che rendeva naturale qualche sacrificio. Se sbagliavi in quella partita eri marchiato a vita. Nessuno si faceva vedere in giro per la città, nemmeno per una cena fuori. E poi il ritiro… E’ una strategia che non comprendo e non approvo. A me piaceva andare in ritiro. Lo consideravo un elemento necessario per cementare il gruppo. Anzi io non vedevo l’ora di stare con i miei compagni, anche a costo di discutere con mia moglie. Tutto è meno umanizzato nel calcio moderno. Forse è un’evoluzione normale del business ma io preferivo i rapporti di prima. La goliardia, lo sfottò».

IL GOL DI HATELEY – «Ancora me lo rinfaccia Mark, quando mi incontra. Ci scherziamo da oltre quarant’anni, siamo anche andati insieme a una puntata di “Quelli che il Calcio” rivisitando il contrasto aereo a ruoli ribaltati. Ma è questo che dico quando parlo di sentimenti veri. Ci tenevamo tanto noi a battere i nostri avversari. E per i tifosi del Milan quel gol stimolò il senso di rivalsa. Loro si erano sentiti traditi da me anche se, ribadisco, io un anno in Serie B già l’avevo fatto proprio per lealtà nei loro confronti».

IL SUO GOL DA EX – «Ci fu un grande equivoco perché Aldo Serena, da attaccante attento ai numeri, si prese la paternità del gol nelle interviste. Ma avevo segnato io e negli archivi della Gazzetta puoi controllare: venne attribuito a me. Quel derby me lo porto nel cuore. Ai difensori non capita spesso di essere ricordati per una rete. Tanto più in una partita così sentita».

IL TIFO DA RAGAZZO – «Ma non farmi ‘sta domanda… Sono un commentatore Rai, secondo te posso non essere super partes? Da ragazzo tifavo Milan. Ma quello slancio, quando sei un professionista, nel tempo si perde. Avrai notato che cambiando maglia ho sempre dato il massimo per le squadre che rappresentavo. L’Inter e non solo».

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