Milannews24
·11 Juni 2026
Comolli al posto di Furlani? Un’ipotesi che racconta più i dubbi sul Milan che le qualità del dirigente

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·11 Juni 2026

Nelle ultime ore sono tornate a circolare indiscrezioni che accostano Damien Comolli al ruolo di amministratore delegato del Milan, con Giorgio Furlani che finirebbe inevitabilmente al centro di nuove riflessioni sul proprio futuro. Voci che arrivano proprio mentre lo stesso Comolli viene indicato da alcuni rumors come possibile figura in uscita dall’orbita Juventus, alimentando così un intreccio che, almeno sulla carta, potrebbe apparire plausibile.
Se c’è un motivo per cui questa suggestione ha immediatamente trovato spazio nel dibattito calcistico, è molto semplice: Comolli e Gerry Cardinale si conoscono già bene. Il dirigente francese ha infatti lavorato nel progetto del Tolosa, club entrato nell’universo calcistico di RedBird e diventato negli anni uno dei principali esempi della filosofia gestionale cara al fondo statunitense.
Da questo punto di vista, il collegamento appare quasi automatico. Quando emerge un ruolo vacante o semplicemente una posizione che potrebbe essere rivista all’interno del Milan, il nome di Comolli è destinato a tornare d’attualità. Conosce il metodo RedBird, conosce Cardinale e rappresenta una figura perfettamente inserita in quella rete di dirigenti che negli anni hanno collaborato con il proprietario rossonero.
Eppure, proprio questa apparente linearità dovrebbe spingere a una riflessione più profonda.
Negli ultimi anni il Milan ha dato spesso la sensazione di essere alla ricerca continua di una nuova struttura dirigenziale. Dall’addio di Paolo Maldini alle modifiche organizzative successive, passando per la ridefinizione di competenze e responsabilità interne, il club ha vissuto una fase di costante riorganizzazione.
In questo contesto, l’eventuale arrivo di Comolli come nuovo AD rischierebbe di apparire come l’ennesima rivoluzione senza una reale necessità strategica. Non perché il dirigente francese non abbia competenze o esperienza internazionale, ma perché il problema del Milan sembra essere un altro: la mancanza di continuità nelle scelte e nella visione.
Il rischio è che un’operazione del genere venga percepita come una scelta basata soprattutto sulla familiarità con l’ambiente RedBird e con Cardinale, più che su un’effettiva esigenza del club. E questa sarebbe una critica difficile da ignorare.
Il Milan non ha bisogno di figure che arrivino semplicemente perché appartengono alla stessa cerchia di fiducia della proprietà. Ha bisogno di stabilità, chiarezza nei ruoli e soprattutto di una linea gestionale che non venga rimessa in discussione ogni pochi mesi.
Negli ultimi anni molte decisioni prese da Cardinale hanno generato dibattiti e perplessità tra tifosi e addetti ai lavori. L’eventuale scelta di sostituire Furlani con Comolli rischierebbe di essere interpretata come un’altra mossa poco coerente.
Alla fine il punto non è stabilire se Comolli sia o meno un dirigente all’altezza del Milan. La questione è un’altra. Un grande club dovrebbe scegliere i propri vertici in funzione di una strategia chiara e di lungo periodo, non sulla base di legami pregressi o rapporti già consolidati con la proprietà.
Per questo motivo l’accostamento appare sì comprensibile, quasi naturale, viste le connessioni esistenti tra Comolli e Cardinale. Ma proprio per questo rischia di diventare l’emblema di una gestione che negli ultimi anni ha spesso dato l’impressione di inseguire nuove soluzioni invece di costruire continuità.
E se davvero il Milan dovesse valutare il profilo di Comolli, la domanda da porsi sarebbe una sola: serve davvero al club o sarebbe soltanto l’ennesima scelta difficile da comprendere della gestione Cardinale?







































