😢 Corvino saluta il Lecce: “Lascio un club in salute, ma è arrivato il momento di fermarmi” | OneFootball

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·3 Juni 2026

😢 Corvino saluta il Lecce: “Lascio un club in salute, ma è arrivato il momento di fermarmi”

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Pantaleo Corvini, dopo gli intensissimi anni vissuti a Lecce, ha deciso di lasciare l’incarico. Lo ha ribadito anche in quella che è stata la sua ultima conferenza stampa al fianco del presidente Sticchi Damiani. Riprendiamo le sue parole da Gianluca Di Marzio:

Le parole di Sticchi Damiani

“Martedì, dopo Lecce-Genoa, il direttore Corvino mi ha chiesto un incontro. In quell’occasione mi ha comunicato una richiesta che, per quanto dolorosa da accettare, ho ritenuto assolutamente comprensibile: la stanchezza. Una stanchezza legittima. In questi anni non si è mai risparmiato, e sottolineo mai, nel perseguire gli interessi del Lecce. Insieme ai miei soci ho fatto tutto il possibile per cercare di fargli cambiare idea. Abbiamo provato a far leva sul legame emotivo che ci unisce, ma abbiamo affrontato anche aspetti concreti, dai temi contrattuali fino all’ipotesi di un budget più elevato. Da presidente e da dirigente faccio ancora fatica ad accettarla. Da persona che vuole bene a Pantaleo e che gli è stata vicina in tutti questi anni, però, sono costretto a rispettarla. Mi è stata comunicata con la trasparenza di chi, quando si esprime in un certo modo, ti fa capire che devi mettere da parte ogni altra considerazione. Mai come questa volta ho percepito che si tratta di una scelta definitiva. È inconsueto assistere a una conferenza stampa in cui ci si lascia, ma lo si fa insieme. Oggi abbiamo deciso di salutarci in totale sintonia, con la convinzione di aver dato tutto quello che era possibile dare. Con Pantaleo abbiamo condiviso ogni passo di questo percorso e mi sembra giusto condividere insieme anche questo momento.


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Le parole di Corvino

“Non è facile essere qui oggi. Tredici anni di storia d’amore non si possono raccontare in pochi minuti. Spero soltanto di riuscire a trasmettere qualcosa a chi mi ha voluto bene, sostenuto e aiutato in questo percorso, ma anche a chi magari ha pensato che in qualche momento non sia stato all’altezz. Il motivo per cui siamo qui oggi riguarda me e il Lecce, riguarda questi tredici anni vissuti insieme. In questi giorni avevate già percepito qualcosa. Io parlo poco, ma quando l’ho fatto l’ho sempre fatto pensando ai tifosi. Voglio rassicurare i tifosi: l’inchiesta sul sistema calcio è totalmente priva di fondamenta. Situazioni del genere possono essere pericolose perché finiscono per coinvolgere anche i familiari e mettere in discussione il lavoro di una vita.

Ho trascorso cinquant’anni nel calcio. Ho lavorato a Casarano con la famiglia Filograna, a Lecce con le famiglie Semeraro e Sticchi Damiani, e a Firenze con la famiglia Della Valle. Quando realtà di questo livello decidono di affidarsi a te, non puoi che esserne orgoglioso.”

Nonostante queste vicende abbiano coinvolto me e mio figlio, non ho mai provato rancore. Non ho perso la stima nei confronti dei giornalisti: ho considerato tutto questo una superficialità. Come io posso sbagliare una valutazione nel mio lavoro, anche altri possono commettere errori.

Sei anni fa avevo ancora due anni di contratto altrove e ho accettato la sfida proposta dal presidente: rimettere in salute il Lecce, la squadra della mia città. Oggi posso dire di lasciarla in salute.”

Oggi però non ho più la forza di una volta. Le ultime energie le ho trovate nell’ultimo periodo per difendere il lavoro fatto, perché ci sono partite che si vincono in campo e altre che si vincono fuori. E io e il presidente, fuori dal campo, siamo stati una squadra incredibile.

Mi dispiace che i miei calciatori e i tifosi abbiano appreso questa notizia dai giornali. Però arriva un momento in cui bisogna fermarsi. Ho ottant’anni e dentro di me c’è ancora una grande passione, ma ho capito che era il momento giusto quando mi sono reso conto che a Lecce non riuscivo nemmeno a prendere un caffè con mia moglie, perché mi alzavo sempre prestissimo per lavorare. Quando succede questo, rischi di perdere anche la passione.

Non so quanto tempo mi servirà per ritrovare le energie, ma il Lecce non può aspettare me. Ho sempre detto di sentirmi un cavallo da corsa e vorrei morire in pista, su un campo o in una tribuna. Per questo è arrivato il momento di fermarmi.

Graziano era come un figlio per me, ma era anche un figlio di questa società. La sua scomparsa è stata una ferita enorme per tutti noi. Senza dubbio è stato il momento più difficile di questi anni.”

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