Calcionews24
·23 Mei 2026
Dai drammi ai trionfi, i 40 anni pazzi dei play-off della Championship

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Quando la Football League introdusse i play-off quarant’anni fa, il mondo del calcio inglese era un luogo ben diverso. Gli hooligan dominavano le cronache, gli stadi cadevano a pezzi e le affluenze di pubblico erano ai minimi storici. L’idea di un mini-torneo di fine stagione per decidere le promozioni fu accolta con tanto scetticismo che, pochi minuti dopo aver vinto una delle prime edizioni, un allenatore ne invocò immediatamente l’abolizione, stremato dalla tensione e dall’iniquità del formato.
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Oggi, tuttavia, quella “competizione più lunga del mondo” è diventata un’istituzione sacra, un climax tanto amato quanto ansiogeno che chiude in modo spettacolare la stagione domestica, distribuendo sogni e incubi in egual misura. The Athletic ne ha fatto la storia.
In questi quattro decenni, ben 105 squadre diverse hanno vissuto le montagne russe emotive dei play-off. Il Blackpool detiene il record assoluto di successi con sei promozioni conquistate, mentre lo Sheffield United è dall’altra parte della barricata, portando sulle spalle il pesantissimo record negativo di 10 tentativi falliti.
Il confine tra gloria e fallimento è sottilissimo, come dimostrano le 15 finali decise ai calci di rigore. L’Huddersfield Town, ad esempio, ha trionfato per ben tre volte dal dischetto, dopo aver curiosamente fallito l’appuntamento con il gol nei tempi regolamentari in tutte e tre le occasioni.
Ma i veri protagonisti sono i giocatori che hanno inciso il loro nome nella leggenda:
Per ogni urlo di gioia, c’è un silenzio assordante e carico di disperazione. Carl Asaba, attaccante del Gillingham nel 1999, ricorda perfettamente l’abisso vissuto contro il Manchester City: «Eravamo avanti 2-0 all’88’ e mi avevano appena sostituito. Ero al settimo cielo. Poi, il tracollo. Ho imparato che puoi dare assolutamente tutto e finire comunque dalla parte dei perdenti. Niente nel calcio è paragonabile al dolore di perdere una finale play-off. Niente».
L’anno successivo il Gillingham riuscì a rifarsi, ma per Asaba fu più un «enorme sollievo» che una gioia pura, il sollievo di non dover rivivere quell’incubo straziante.
I play-off sono anche un gigantesco test psicologico. Nel 1996, Chris Kamara compì un autentico capolavoro motivazionale. Sotto 2-0 contro il Blackpool nella semifinale d’andata, l’allenatore del Bradford trovò per caso una copia del programma della partita di ritorno. Il Blackpool, sicuro di passare, aveva già stampato le mappe e i dettagli dei pullman per la finale di Wembley. Kamara tappezzò le pareti dello spogliatoio con quelle pagine, scatenando la furia agonistica dei suoi, che ribaltarono il risultato vincendo 3-0. Non solo: in finale Kamara ritardò l’ingresso in campo della sua squadra per far sentire agli avversari l’assordante boato dei tifosi del Bradford (nettamente superiori in numero). Fu un successo totale.
Mentre ci prepariamo all’ennesimo weekend di finali (tra cui la ricchissima gara della Championship, che vale circa 200 milioni di sterline), l’edizione del 2026 rischia di passare alla storia per le vicende extra-campo. Lo scandalo “Spygate”, che ha clamorosamente escluso il Southampton dalla corsa promozione, ci ricorda che l’imprevedibilità e le ombre non abbandonano mai questo format. Ma, scandali a parte, i play-off restano la vetrina più pura ed emozionante del calcio inglese, l’unico vero luogo dove una singola partita può stravolgere la storia di un club per i decenni a venire.
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