Zerocinquantuno
·16 Juli 2026
De Silvestri: “Sono grato al calcio e mi godo a pieno ogni giorno. Tedesco sicuro delle sue idee, centrato e innovativo, il gruppo è unito e ha una base importante”

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Questo pomeriggio, in conferenza stampa nel ritiro di Valles, Lorenzo De Silvestri si è messo a nudo in una lunga chiacchierata che ha toccato tutti i temi caldi del mondo rossoblù. Dal rapporto speciale coi compagni storici all’impatto con le nuove metodologie di allenamento di Domenico Tedesco, fino al ruolo di leader per i più giovani e al legame viscerale con la città di Bologna, il difensore ha tracciato la rotta per la stagione 2026-2027 con la consueta schiettezza e un profondo senso di gratitudine.
Il segreto della longevità e il ruolo di guida per i giovani – «Non penso più al tempo che passa ma vivo il presente. Mi mantiene giovane concentrarmi sull’oggi, vivo il giorno, non tengo più nemmeno il conto dei ritiri che ho fatto. I giovani mi chiedono chi me lo faccia fare alla mia età. Però poi io lo faccio e loro dicono: “Se lo fa lui posso farlo anch’io”. E questo mi dà gioia».
Gli obiettivi personali e la gratitudine per il calcio – «Sono molto grato a questo lavoro, mi sento un privilegiato: non dovevo neanche diventare calciatore, sono andato contro mio padre per riuscirci. Ho avuto una vita meravigliosa grazie al calcio e finché non sarò ‘andato’ completamente darò l’esempio, impegnandomi al massimo fino all’ultimo giorno. Voglio ridare indietro quello che ho ricevuto. E poi sì, vorrei entrare nella top trenta di tutti i tempi in Serie A: mi mancano poche partite per entrarci».
L’impatto con il nuovo allenatore, lo staff e la tecnologia – «Qui abbiamo una base importante, che parte dal passato e va custodita. Quando c’è un cambiamento arriva sempre qualcosa di nuovo, ora ci stiamo conoscendo: Tedesco ci sta spiegando le sue idee e si dimostra sicuro di quello che ha in mente. Lo vedo centrato nel ruolo e molto innovativo, per esempio è la prima volta che sento parlare più lingue contemporaneamente. Inoltre la sua visione del calcio è veramente moderna e tecnologica».
Il campo, la tattica e la telefonata di Tedesco – «Palleggio, costruzione dal basso, siamo solo all’inizio, ma un certo tipo di gioco si vede già: noi abbiamo il background di Champions ed Europa League ma anche il mister ha lavorato in contesti di spessore, ci può dare ancora più competenza. Prima di arrivare qui Tedesco mi ha chiamato e l’ho apprezzato: si è sincerato della mia situazione, voleva capire a che livello di motivazioni ero, poi abbiamo scherzato sul fatto che parliamo entrambi tedesco (sorride, ndr)».
Il retroscena sulle panchine e la gestione degli addii – «Italiano via? Non l’avevamo capito, siamo rimasti un po’ così. Avevo parlato con lui prima della fine del campionato, non mi sembrava dovesse lasciare il club. Per noi non è stato come Motta, che ce lo disse prima dell’ultima di campionato col Genoa».
I senatori in bilico: Orsolini e Freuler – «Ho parlato con ‘Orso’, che gli devo dire? Io sono arrivato nel 2020, lui e Skorupski sono qui da prima di me. ‘Ricky’ ha fatto la storia, è un simbolo, però a me non piace entrare nelle scelte personali: ognuno torna a casa con le proprie idee. Siamo vicini di pullman, lo vedo più di mia moglie ormai, lui sa quello che penso ma è una scelta personale quella sulla sua carriera, e come tale va rispettata. Freuler? A Remo ho scritto durante il Mondiale, si è assicurato lui che avessi firmato io, è talmente esperto che sa benissimo cosa vuole. Gli voglio bene».
I traguardi di squadra e lo straordinario affetto di Bologna – «Difficile darsi un obiettivo ora perché il gruppo dovrà amalgamarsi, anche se molti di noi si conoscono già: questa è sempre stata la nostra forza. Non avendo le tre competizioni potremo gestire meglio la settimana, ma questo non significa che avremo meno pressioni. La concorrenza per i sette posti è alta, noi però abbiamo dimostrato di poter stare a quel livello. L’ottavo posto è stato un grande risultato, all’ultimo le forze non c’erano e le abbiamo comunque trovate. I 18.000 abbonati sono un numero pazzesco, c’è un amore enorme della città e si deve continuare questo tipo di positività. Mi batterò fino all’ultimo perché questo affetto reciproco continui. Purtroppo a volte ho sentito parole un po’ dure sul gruppo, parole che non mi sono piaciute: posso assicurare che qui c’è sempre stata unità, mai un momento di nervosismo».







































