Del Piero diretto: «In Italia vogliamo giocatori grandi, grossi e veloci. Diciamo troppo cosa fare ai ragazzi e questo uccide la loro creatività»  | OneFootball

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·8 April 2026

Del Piero diretto: «In Italia vogliamo giocatori grandi, grossi e veloci. Diciamo troppo cosa fare ai ragazzi e questo uccide la loro creatività» 

Gambar artikel:Del Piero diretto: «In Italia vogliamo giocatori grandi, grossi e veloci. Diciamo troppo cosa fare ai ragazzi e questo uccide la loro creatività» 

Alessandro Del Piero ha parlato senza peli sulla lingua della situazione del calcio italiano, analizzandone i problemi. Vediamo cosa ha detto

A Sky Sport, Alex Del Piero ha analizzato il momento del calcio italiano, parlando dei problemi che lo affliggono. Di seguito le sue dichiarazioni.


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LE PAROLE – «Noi in Italia vogliamo giocatori grandi, grossi e veloci, perché il calcio adesso richiede questo e in Francia e in Inghilterra hanno giocatori con queste caratteristiche. Ma non è così. Noi in Italia siamo sempre stati più bravi a vedere qualcosa di diverso, ad avere l’occhio sul talento, sulla tecnica e su qualità diverse che oggi ci ha ‘rubato’ la Spagna

Non ho le soluzioni a tutto, ma si deve partire da un presupposto chiaro, oggi con l’Italia U15, U16 o U17 facciamo cose straordinarie, ma nell’U21 non arriviamo in alto, mentre ai miei tempi vincevamo con l’U21 per due edizioni di fila dell’Europeo. Questo è un aspetto da analizzare: perché a 15 o 16 anni siamo forti quanto e, forse, più degli altri, e poi non lo siamo più? Cosa manca in quel frangente? E da dove arrivano questi problemi? Che tipo di giocatori formiamo? È un processo lento per rispondere a queste domande…

La vittoria per un genitore è quando un figlio sceglie bene: per come la vedo non dobbiamo essere iperprotettivi e dire sempre cosa fare. E questa cosa si riflette nel calco giovanile. Diciamo troppo cosa fare ai ragazzi e questo uccide la loro creatività. Se diamo indicazioni troppo stringenti poi i giovani calciatori sanno eseguire solo quello, diventano bravi in quel sistema, ma appena ne escono sbagliano e vengono bollati come scarsi. Non è così, non sono scarsi: il problema è che gli è stata insegnata solo una cosa. Non gli è stato insegnato a risolvere un problema da soli. In altri Paesi questi problemi non ci sono, non c’è il ‘proibizionismo del fare’ come da noi. Siamo in un contesto dove i ragazzi devono esprimere le proprie qualità e testare se stessi. La mia più grande gioia sapete qual era? Sfidare i miei amici. E quindi sfidare anche me stesso. Un tempo anche i videogiochi erano a pagamento, per giocare pagavi cento lire, e quindi ci tenevi. Oggi i videogiochi sono gratis…» 

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