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·5 Maret 2026
🎙️ Fabregas: “Siamo in un momento della stagione in cui emerge la stanchezza, ma dobbiamo pedalare. Kempf sta bene”

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Fabregas, tecnico del Como, ha presentato in conferenza stampa la sfida contro il Cagliari in trasferta. Queste le sue parole, riportate da TMW:
Dove si può migliorare ancora per il secondo round con l’Inter? Dossena e Mazzitelli invece con il Cagliari giocheranno contro di voi… “Non parlo più dell’ultima partita, è già passata. Ora si mette da parte, aspettiamo quando arriva il momento. Per il Cagliari partita molto importante per noi. Noi siamo in crescita, vogliamo continuare così, con il Cagliari ultima partita di un percorso dove non ci si aspettava di giocare una partita ogni 4 giorni per 63 giorni. Non ce l’aspettavamo quando abbiamo preparato la squadra. Nove vittorie, 4 pareggi e 2 sconfitte, quella che abbiamo meritato di perdere contro la Fiorentina. Per il resto con il Cagliari mi aspetto una partita molto simile all’andata. Io conosco molto bene Pisacane, sta facendo un grandissimo lavoro al Cagliari. Speriamo di giocare con le nostre carte, proviamo a portare a casa tre punti”.
Ma della valorizzazione dei giovani ne avete parlato insieme? “Abbiamo parlato di come approcciare con i giovani. Ne abbiamo parlato al corso a Coverciano. Dinamiche e mondi nuovi per noi, si parla, lui aveva fatto molto bene in Primavera, io anche ho allenato la Primavera. È una questione particolare, questa nuova generazione è un po’ diversa. Continuiamo sempre a parlare per confrontarsi e prendere nuove idee”.
Ora come si affronta il Cagliari in così poco tempo? Non siete abituati… “Come non siamo abituati? Noi vogliamo preparare e vincere la partita con il calendario che ci han dato. Vogliamo trovare sempre la soluzione, io mi fido di tutti: possono giocare tutti o entrare. Poi magari c’è chi è più pronto, con le caratteristiche giuste. Abbiamo dimostrato ciò con le nostre capacità, son convinto che possiamo farlo ancora sabato”.
Da cosa dipenderanno le scelte? Anche in base alla forma… “C’è chi recupera meglio di altri. Io devo provare chi è preparato, chi no. C’è chi ha fatto 3 partite e tutte bene invece. Io mi devo fidare dei giocatori, loro si devono prendere la responsabilità di darmi quanto serve. Poi c’è la partita, ognuna presenta un contesto diverso. Siamo in un momento della stagione dove siamo tutti stanchi, hai giocato 8 mesi e poi ci giocheremo la Coppa andando a Milano. Dobbiamo goderci il momento, ma è il momento di pedalare”.
Ripensandoci, avresti voluto di più a vincerla contro l’Inter? Nel secondo tempo soprattutto… “Occasione persa? No, sinceramente no. Abbiamo preparato la partita in una maniera, si può fare meglio o peggio, dopo la partita poi siamo tutti fenomeni a parlare. Abbiamo giocato tanto contro l’Inter, sappiamo che squadra è, che ti aspettano a pressare lì. Abbiamo giocato contro l’Inter una semifinale di Coppa dopo 40 anni, abbiamo avuto 3 grandissime occasioni per fare gol, anche con Nico Paz e loro non sono arrivati in porta. Rimpianto? Mi piacerebbe sapere quante volte negli ultimi anni l’Inter ha fatto 0,07 xG. Ma se fossimo andati a testa persa negli ultimi minuti e loro avessero fatto 0-1 io non avrei dormito. Ma come si trovavano Sergi Roberto, Nico Paz, Caqueret… se siete abituati a vedere sempre una squadra che fa questo con l’Inter, ben per voi. Poi non siamo stati bravi con Vojvoda e Valle per fare il gol e andare 1-0 al ritorno, ok. Ma non è atteggiamento o tattica, ma qualità nell’ultima parte di gioco. Quest’anno abbiamo fatto più gol di quello che avevamo fatto in passato. Comunque grande partita della squadra, oggi se giochi anche con la squadra più scarsa del mondo ti fanno due tiri. Abbiamo controllato molto bene l’Inter, sono contento della prestazione, ma se c’è gente molto esigente che la pensa in maniera diversa… io poi sono aperto a tutto. Ma avremmo meritato di vincere 1-0. Dispiacere? Sarebbe più grande se avessimo perso 0-1. Dopo 40 anni andiamo a Milano tra 7 settimane a giocarcela. È impossibile? Niente è impossibile. Quando arriverà il momento la prepareremo con la consapevolezza giusta”.
Kempf è migliorato? Tutti stanno bene? “Sta bene, si è allenato oggi. Non si è allenato martedì. Però tutti bene. Io sono contentissimo anche se ho 20 giocatori, ma numero perfetto per preparare le partite. Creiamo fondamenti e principi comunque, siamo in una seconda parte dove si può iniziare a vedere fin dove possiamo spingerci. Ma possiamo scoprire chi siamo, andiamo a vincere e spingere fino alla fine. Dobbiamo trovare sempre soluzioni, chi è più preparato in questo momento per vincere sarà sempre la mia prima scelta”.
Giovani in prestito: meglio affrontare la crescita in un club di Serie B o subito in A? Ad esempio Palestra o Camarda… “Ogni giocatore è un mondo. Se pensiamo che un giocatore sia preparatissimo, andrà in A. Ma deve giocare, è quello l’importante. Rispoli al Catanzaro? Per Aquilani e l’ambiente, abbiamo lo staff che analizza le partite. Entra o non entra, nessuno ti dirà che giocherà 50 partite, se lo devono guadagnare tutti i giorni in allenamento. C’è anche il fisico: alcuni sono più preparati e altri no. Anche a livello mentale. È uno studio, non si può sbagliare la decisione. Può andare anche bene, ma se va al contesto sbagliato? Magari non si vede più e abbiamo perso un talento. Non c’è una cosa meglio dell’altra”.
Jacobo Ramon. Ha dei numeri, difensivamente parlando per intercetti e scivolate, molto simili a difensori top di Premier League. Il dato impressionante riguarda i passaggi in verticale soprattutto, che vi permettono di saltare linee di pressione e prendere scoperti gli avverersari. Alcuni interessamenti stanno forse già arrivando per il ragazzo, ma che margini di crescita ha? “Questo non mi sorprende. Per il nostro gioco era perfetto. L’unico dubbio che avevamo un po’ era di competere nel calcio italiano, come si adatterà, in un calcio come gioca tanto a duello. Ha alzato molto il livello, con la palla non mi sorprende, sapevo che era questo tipo di giocatore però ci sono dei giocatori che ti sorprendono un po’ in un contesto o in un altro. Però è diverso, ci sono alcuni giocatori che sono fatti di un’altra pasta. Se rimarrà l’anno prossimo? Sì”.
Douvikas fa fatica a segnare con le grandi. Che miglioramento deve fare? “Tasos mi piace molto, è vero che c’è una crescita. Ovunque è stato, ha fatto gol. Ci sono cose di postura e attaccare la profondità nelle quali può migliorare per diventare top. Ma ti fa gol dal niente, lotta ed è sempre là. Può migliorare il suo movimento, ma con il palleggio giusto si è sempre presentato davanti al portiere. Non siamo ancora al top come squadra, nel passaggio finale, però. C’è una giocata di Nico Paz su Acerbi, aveva solo 5 secondi per proporre una palla e mandare solo davanti al portiere il compagno. Il gioco del calcio è quante più migliori decisioni prendi. Non solo quando hai la palla ma anche senza. Così sarai il miglior giocatore. Quante più decisioni migliori prende, meglio è”.
Smolcic è un soldato, ma trova delle linee interessantissime… “Io ho sempre visto questo giocatore. Dall’anno scorso ha sempre trovato queste soluzioni. Non ricordo una partita in cui ha sbagliato, solo il rigore commesso alla fine con il Venezia. Tecnicamente? Ho sempre detto che è un ‘7’ o un ‘8’, anche da fuori dici che ha fatto una grandissima prestazione. Alcune volte si sottovaluta. Gioca contro Yildiz, sicuramente il giocatore più dribblomane in Serie A, a Como con il giallo al 20′-25′ e fa sempre bene. Mi dà una garanzia incredibile, come allenatore questo è oro. Dopo può essere che abbia migliorato in alcune scelte, vero che sta migliorando molto e sta alzando il livello. Sono contento, l’abbiamo preso per pochissimo, se ti dico quello che guadagna lui… subito bisogna rinnovargli il contratto, per merito. Quando vedi tutto il contesto e lo analizzi dici che è un fenomeno”.
Si aspettava di finire in zona Europa/Champions League? “Io non mi aspetto niente a inizio stagione. Voglio solo trovare la migliore condizione e il contesto giusto. Nel secondo step si devono provare cose, magari anche perdere punti e sbagliare, cose che nel futuro si rivedono e si dice ‘ricordatevi’. Così un allenatore e uno staff può costruire qualcosa di importante. Da Cunha recupera bene ad esempio, con Sergi Roberto non me la gioco ogni 3 giorni, non lo voglio perdere e ha dimostrato di trovare delle difficoltà a livello di infortunio. Per queste ultime 11 partite di campionato spero di andare a lottare per i tre punti”.
Valle: era davvero facile fare gol contro l’Inter? “Lui arrivava con molta velocità, la postura era sbagliata. Era un gol che sicuramente in allenamento fai 9 volte su 10. C’è una piccola deviazione del difensore dell’Inter che devia il pallone comunque, ma lui sapeva di poter fare meglio. È come tirare un rigore: c’è gente che fa 10 tentativi e 10 gol, ma in partita con pressione ecc. è diverso. Dobbiamo essere bravi a consolidare le occasioni, in un mondo normale è gol”.
La formazione dell’Inter era impronosticabile martedì… ma nel momento in cui la scopri che lavoro c’è dietro? “È il contesto più difficile. Quando giochi contro squadre che giocano ogni 3 giorni è complicato, tra turnover e non solo. Noi prepariamo la partita per come giocano normalmente, poi in base agli infortuni, quello che si può ascoltare o leggere prepariamo. Che si può fare in quel caso? Abbiamo un piano B o C a parte, preparato. Poi andiamo al campo, tra i giocatori sanno chi dovrà giocare, ma potrebbe essere che Diouf faccia la mezzala e Frattesi no. Ma lo vedi lì, lo gestisci meglio al momento, non è facile ecco. Se ti cambia allenatore una settimana prima? Difficilissima. Perché la scelta di Da Cunha? Era il contesto di partita che si voleva portare a prescindere, senza pensare a loro. Ma affinché loro si abituassero a noi. I centrocampisti hanno fatto una partita molto buona, giocare con Jesus Rodriguez è diverso”.
Ma quanto vuole sorprendere l’altro allenatore nelle scelte? “Io non penso mai a cosa possa pensare l’altro, ma a cosa possiamo fare noi. Magari nel pensare qualcosa di diverso. Ci sono 2-3 partite l’anno che ti può cambiare un po’ le caratteristiche, sì, ma in generale proviamo a pensare a come poter fare male all’altra squadra. Vedevo la conferenza stampa di Di Francesco nel pre-partita, che aveva un piano A e un piano B. Tutti noi vogliamo sempre trovare la soluzione per creare il problema all’altra squadra”.
Momento Amarcord: gol da centrocampo contro il Tottenham. È stato il gol più bello fatto in Premier? “Non so, devo ripensarci. Sì, uno dei più belli, anche perché avevamo fatto l’1-0. È stata un’esplosione quella partita”.
Cosa bisogna fare per migliorare rispetto alla gara d’andata? “Ovviamente gol e attaccare meglio. C’erano le vacanze a ridosso, quella partita mi ha fatto riflettere molto perché ho detto ‘non possiamo essere così superiori e creare poco’. L’errore alcune volte ti fa crescere, anche quella partita ha cambiato un po’ la stagione a livello difensivo. Con il mio assistente guardiamo le migliori squadre come attaccano, Bayern Monaco e Chelsea, come fanno male in blocco basso. Ci abbiamo lavorato in 10 giorni, tanto, e con il Torino abbiamo fatto la goleada”.
Diao quando sarà pronto dall’inizio? “Può giocare con Jesus Rodriguez insieme. Può fare anche la punta, in un contesto dove le squadre ti vengono ad attaccare alto. Può giocare dall’inizio? Sì, ma non tutti i 60 minuti”.
In questi giorni Calafiori dell’Arsenal ha raccontato quanto sia diversa la Premier League dalla Serie A per quanto riguarda gli allenamenti. Il tempo effettivo in campo è poco (massimo un’ora) ma ad alta, altissima intensità. L’aspetto fondamentale è il recupero del giocatore? “Sì, ora soprattutto è fondamentale il recupero. Il giorno prima della partita fare dei meccanismi, noi facciamo allenamenti molto corti ma intensi. Altre volte mettiamo più carico come se fosse una partita. Facciamo un allenamento dove i dati fisici dicono che è come se l’avessimo fatta. Fisicamente siamo preparati tutta la settimana ad andare forti nel weekend, ma dipende dal modello di gioco e dalla mentalità dell’allenatore. Io volevo continuare a giocare a calcio, ma perché ho smesso? Perché poi dovevo correre subito dopo 12 chilometri, ero frustrato e ho voluto fare l’allenatore. Penso che corto fuori, molta intensità e idee chiare, poi riposare, video, fisioterapista, palestra. Siamo qua 7-8 ore insieme. Altri vogliono stare fuori 2 ore e mezza e non credono nella prevenzione. Quando giochi in Europa c’è una qualità molto più alta, io non ho vinto mai la Champions. È una competizione difficilissima, stai giocando al massimo livello e tutti possono vincere. L’Atalanta ha fatto una partitona con il Borussia Dortmund, la Juventus per un pelo passa con il Galatasaray. Il calcio italiano non è così tanto indietro”.
Langsung


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