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·20 Mei 2026
💥 Farioli: “L’Inter di Mourinho la mia ispirazione! Serie A? Non ci penso: faccio fatica a vedermi in un club che non sia il Porto”

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Francesco Farioli, allenatore del Porto, ha concesso una lunga intervista ai microfoni di TMW in cui ha parlato dei successi conseguiti in Portogallo, della delusione con l’Ajax, del suo mentore Mourinho e di un possibile futuro in Serie A. Di seguito le dichiarazioni più rilevanti.
SUCCESSI – “È stata un’emozione molto intensa, difficile da descrivere a parole. Quando investi tutto te stesso in un lavoro, quando vivi per mesi dentro pressione, responsabilità e aspettative così elevate, il momento della vittoria porta con sé una liberazione emotiva enorme. Ma allo stesso tempo ho capito molto velocemente quanto il calcio sia veloce: due giorni dopo aver vinto eravamo già proiettati verso il futuro, verso la pianificazione della prossima stagione e la ricerca di nuovi margini di miglioramento. L’esperienza vissuta all’Ajax mi ha sicuramente dato molti spunti di riflessione, ma questa stagione al Porto ha avuto sicuramente dinamiche differenti e un ambiente estremamente collaborativo, sempre pronto a dare il massimo supporto a tutto il gruppo di lavoro delle prima squadra. A volte nel calcio si parla solo di tattica o tecnica, ma la parte psicologica ed emotiva pesa enormemente nella gestione di un gruppo di lavoro: la nostra stagione è iniziata con la perdita drammatica di Jorge Costa, non solo una leggenda del Porto ma anche un punto di riferimento per tutti noi all’interno del club. Vedere come tutta la Famiglia Portista, come la chiamo io, si sia stretta e compattata di fronte a questa tragedia, mi ha fatto capire quanto il senso di appartenenza alla comunità sia un aspetto molto importante del nostro lavoro”.
CALCIO ITALIANO – “Il calcio italiano continua ad avere una cultura tattica, tecnica e strategica di altissimo livello. Credo però che il calcio europeo stia cambiando molto rapidamente e che oggi servano strutture sempre più moderne, continuità progettuale, intensità elevata e grande capacità di adattamento. Da fuori, la sensazione è che in alcuni momenti il sistema italiano faccia più fatica ad accettare il cambiamento con velocità. Ma questo non significa mancanza di qualità. L’Italia continua a produrre grandi allenatori, grandi dirigenti e giocatori di valore. A volte basta poco per invertire una percezione negativa, soprattutto nel calcio dove i cicli cambiano molto rapidamente”.
SERIE A – “Sinceramente oggi non è qualcosa su cui penso molto. La cosa curiosa è che in questa stagione non sono mai tornato in Italia, nemmeno durante le pause delle nazionali o nei pochi giorni liberi. La mia vita si è completamente modellata attorno al mio lavoro e vivere all’estero per tanti anni è stata un’esperienza umana e professionale incredibile. Forse la vera notizia è un’altra: mi preparo a iniziare la mia seconda stagione consecutiva nello stesso club. A Nizza e ad Amsterdam le esperienze sono durate una sola stagione, per una mia scelta precisa. Qui al Porto si è creata una connessione molto forte con il presidente André Villas-Boas. Abbiamo una grande sintonia nel modo di intendere il calcio, nel modo di sviluppare un progetto e nel tipo di visione che vogliamo costruire. Proprio per questo, onestamente, oggi faccio molta fatica a immaginarmi in un club diverso dal Porto. Nei mesi successivi alle mie dimissioni all’Ajax e prima di firmare qui per il Porto, non ho ricevuto molte chiamate o molte offerte. E tutte le chiamate che ho ricevuto non sono state importanti come ciò che è successo. Avevo due proposte da due squadre di seconda divisione e di due squadre che avrebbero lottato per salvarsi in Serie A. Ma in quel momento non mi sentivo pronto nemmeno a parlare perché sentivo davvero di voler digerire ed elaborare tutte le informazioni. E proprio in quel momento ho ricevuto la chiamata dal Porto. Cosa mi manca dell’Italia e se ho ricevuto altre chiamate? Onestamente sto pensando solo che devo ancora ritirare il passaporto alla questura di Montecatini. Gli ultimi due posti in cui ho allenato mi hanno fatto sentire a casa, quindi non ti senti di cercare un’altra destinazione”.
MOURINHO – “In quella squadra Eto’o faceva anche il lavoro del terzino, poi un grande come Sneijder che ha vinto tutto con Mourinho si è messo pienamente al servizio della squadra. Il fatto di avere qualcuno capace di costruire una mentalità così vincente e uno spirito di squadra che ti fa sentire parte di qualcosa di più grande, credo sia, se me lo chiedi oggi, la principale qualità che un allenatore possa avere. Più di qualsiasi idea tattica, perché poi si può vincere onestamente in tutti i modi possibili. Quello che Mourinho ha fatto quell’anno all’Inter è, per me, una delle lezioni più importanti che si possano imparare. Poi, ovviamente, ci sono altre cose che in generale potrebbero piacermi di più o di meno, ma per me questa parte è la base fondamentale per ogni tipo di squadra. Senza questa, non credo che ci sia alcun talento individuale o, diciamo, rotazione in campo che possa compensare, soprattutto nel lungo periodo, l’importanza di essere una squadra di calcio”.


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