Calcionews24
·20 Mei 2026
Ferreira Pinto a cuore aperto: «Dalle arance al biglietto per l’Italia. A Bergamo ho trovato la vita»

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Vi ricordate Adriano Ferreira Pinto? A 46 anni il brasiliano ex Atalanta gioca ancora in Promozione e a La Gazzetta dello Sport ha raccontato la sua vita.
IL BELGIO «La mia avventura a Liegi durò appena 23 giorni. All’inizio sembrava tutto perfetto, poi l’interprete mi mollò e io andai in crisi. Non parlavo con nessuno, non capivo nulla, non mangiavo. In Belgio vedevo solo buio. Rescissi il contratto e tornai in Brasile, ma l’Uniao non mi volle più e restai senza squadra. Così tornai in campagna a raccogliere arance. Avevo già sofferto abbastanza: non ero disposto a barattare la mia felicità. E in mezzo alle arance guadagnavo poco, ma ero felice. Mamma Giulia, che adesso ha 65 anni, non condivise la scelta. Il calcio era tornato a essere un hobby, ma un giorno feci un provino a Paranà. Segnai sei gol. Al campo c’era Adriano Mezavilla, un giocatore che conosceva qualcuno in Italia. Gli consegnai un dvd con alcuni miei gol. Poco tempo dopo mi chiamò Carlo Colacioppo, direttore sportivo del Lanciano. Per venire in Italia vendetti la macchina: mi servivano i soldi per il biglietto aereo. Il provino durò una settimana e mezzo. Il club non era convinto, ma si fecero male due attaccanti, io ero svincolato e potevano prendermi subito. Così iniziai a stagione quasi conclusa giocando i playoff di C contro il Taranto. Era il 2002 e non ho più lasciato l’Italia».
A CHI DIRE GRAZIE «A Castori, che era mio allenatore a Lanciano e poi anche a Cesena e Varese. Mi cambiò ruolo trasformandomi da centravanti a esterno. All’inizio rosicai, perché mi piaceva segnare. Ma compresi in fretta che aveva ragione. Ho avuto un ottimo rapporto anche con Colantuono che mi ha guidato a Perugia e a Bergamo. Ma il tecnico che mi ha valorizzato di più è stato Delneri: mi insegnò a difendere, aiutandomi a svolgere bene le due fasi».
L’ATALANTA SQUADRA DELLA VITA «E Bergamo la città della vita. Sono stato benissimo qui, fin dal primo giorno. Con la maglia nerazzurra mi sono regalato la Serie A, cosa che avevo promesso a mia madre. Ho scommesso su me stesso, ho lavorato sodo pedalando forte e sono orgoglioso di quello che ho fatto. Sono sempre uscito con la maglia sudata e i tifosi mi hanno voluto bene anche per questo. E così ho deciso di restare a vivere a Bergamo: abbiamo grandissimi amici, siano innamorati della gente e della città».
IN CAMPO A 46 ANNI «Non volevo smettere, ma l’idea era quella di restare in zona. Ho conosciuto il direttore sportivo del Ponte San Pietro e mi è piaciuto il progetto. E’ una società splendida, i miei figli giocano lì. La mia forza è stata la capacità di resettare ciò che ero stato prima, protagonista in una Serie A piena di campioni, e vivere il calcio con amore e passione cercando di trasmettere qualcosa ai ragazzi che giocano con me e che magari arrivano al campo stanchi dopo il lavoro e non hanno tanta voglia. Io non salto un allenamento e credo che giocherò ancora un anno prima di cominciare ad allenare. Alla fine di ogni stagione faccio un test su un percorso di 5 km per capire come sto. Pochi giorni fa ho tenuto il ritmo di 3’54” a chilometro. Sono ancora in forma».
LA MOGLIE DICE CHE NON SA BALLARE LA SAMBA «Le dico sempre che non si può avere tutto: ha il marito brasiliano, ma non ballerino… Marianna è una presenza fondamentale. Aveva 17 anni quando mi seguì da Lanciano a Perugia: fu un periodo difficile che ci fece crescere. Ci siamo sempre aggrappati l’uno all’altra e abbiamo costruito insieme il nostro futuro. Adesso facciamo… gli autisti dei ragazzi che sono sempre in giro per partite e tornei vari. José ha 16 anni ed è un terzino mancino con grandi qualità tecniche. Thiago ha 12 anni ed è un esterno offensivo pazzerello come me. Ciò che conta è che si divertano».
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