Calcionews24
·22 April 2026
Frey si racconta: «Vi spiego il no alla Juve e il sì all’Inter. Il doloroso addio alla Fiorentina e la malattia autoimmune…»

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Sébastien Frey, classe 1980, ex portiere di Inter, Fiorentina e Parma, si è raccontato in una lunga intervista al Corriere della Sera. Di seguito i passaggi più significativi del suo racconto:
NO ALLA JUVE, SI’ ALL’INTER – «Non mi sentivo pronto. A soli 16 anni avevo paura di bruciarmi. Ma non è stato facile. Ero stato a Torino a vedere il centro sportivo, mi erano passati davanti Del Piero e Zidane. E alla firma ci sarebbe stato anche un regalo: una Fiat Barchetta cabrio, bellissima. Inter? Una squadra di campioni. Mi sono ritrovato in spogliatoio con Ronaldo e Baggio»
RONALDO IL FENOMENO – «Il più forte di tutti. E poi era una persona straordinaria. Aveva comprato un macchinario per la pelle. Invece di metterlo a casa, lo aveva portato ad Appiano per farlo usare a chi ne avesse bisogno. Oppure l’ultimo orologio della Nike regalato a tutti per Natale. Al tempo era raro averne uno»
FIORENTINA E INFORTUNIO – «L’amore della mia vita. Anche se dopo pochi mesi ho rischiato di dover dire addio al calcio. Era gennaio, non dovevo neanche giocare, ma il secondo portiere aveva litigato con il preparatore. Mi sono scontrato con Zalayeta: era come se mi fosse esploso il ginocchio. Il mio primo pensiero era andato al Mondiale che si sarebbe giocato in estate, ma a rischio c’era la mia intera carriera. I chirurghi dicevano che non sarei più tornato in campo. Recupero? Di tutto. Mi allenavo quattro volte al giorno. Il primo mese è stato durissimo, il dolore era asfissiante. Le tempistiche per il rientro erano tra i sedici e i diciotto mesi: me ne sono bastati sei»
FIORENTINA – «Amavo Firenze, avevo rifiutato le proposte di Milan, Bayern Monaco, Barcellona e Juve per rimanere. Un dirigente, però, non mi voleva. Si è comportato da vigliacco, mi ha costretto ad andarmene”»
NIZZA E LA PAURA DI MORIRE – «Quella sera sarei dovuto essere proprio in centro con i miei amici per la Festa Nazionale Francese. Alla fine, non ero potuto andare a causa di un ritardo del volo con cui ero ritornato dall’Italia. Ero tranquillo a casa quando hanno iniziato a chiamarmi tutti preoccupati. Per due settimane ho avuto 40 di febbre e convulsioni. Sudavo e avevo i brividi. Sono andato in ospedale: “Signor Frey, ha un problema grave, ma non capiamo cosa sia”. Un incubo»
PAURA DI MORIRE – «Sì. Una volta tornato a casa, la situazione non migliorava. Una mattina mi sono svegliato e riuscivo a muovere solo la testa. Il resto del corpo era immobilizzato. Era una malattia autoimmune. Il dottore mi aveva avvisato: “Può essere mortale”. Non sapevo cosa fare. Mi chiedevo se fosse arrivata davvero la mia fine. Un giorno avevo chiesto anche al notaio di preparami il testamento. Per fortuna è rimasto sigillato».
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