Il bianco e il nero: gli addii agli antipodi di Guardiola e Conte | OneFootball

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·27 Mei 2026

Il bianco e il nero: gli addii agli antipodi di Guardiola e Conte

Gambar artikel:Il bianco e il nero: gli addii agli antipodi di Guardiola e Conte

Guardiola e Conte hanno lasciato le rispettive panchine di Manchester City e Napoli: il confronto su come sia stato il loro finale

L’analisi comparata proposta da Luigi Garlando su La Gazzetta dello Sport evidenzia una dicotomia perfetta tra due allenatori vincenti, giunti al capolinea delle rispettive avventure. Da una parte Pep Guardiola, che saluta il Manchester City dopo un decennio epocale; dall’altra Antonio Conte, che lascia il Napoli dopo due anni intensissimi. Due piazze accomunate dal colore azzurro e due stadi carichi di emozione e gratitudine, ma due modi diametralmente opposti di calare il sipario.


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La luce di Pep: amore e divertimento

Guardiola si è presentato al suo pubblico vestito di bianco, sfoggiando un sorriso solare e gli occhi lucidi, complice anche la presenza in tribuna del padre novantacinquenne. Il tecnico catalano ha scelto di tralasciare l’infinita bacheca di trofei vinti per concentrarsi esclusivamente sul lato umano del suo viaggio, ringraziando per «tanto amore che mai avrei immaginato»

Il suo discorso è stato un manifesto del calcio vissuto come spettacolo puro, un patto di fiducia con i tifosi basato sull’estetica del gioco: «Ogni volta siete venuti allo stadio sperando: “Magari oggi vedremo qualcosa di bello”. È per questo che siamo qui». Un addio solare, culminato con un’ovazione assordante scatenata dalla sua chiosa finale, tanto diretta quanto sincera: «Ragazzi, ci siamo fottutamente divertiti!»

L’ombra di Antonio: rabbia e veleni

Totalmente diversa l’atmosfera attorno all’addio di Antonio Conte. Vestito di nero, con un’espressione livida, l’allenatore salentino ha trasformato la sua ultima conferenza stampa in un durissimo j’accuse rivolto ai giornalisti: «In una cosa ho fallito. Non sono riuscito a compattarvi. Troppi veleni e zizzania contro di me e i giocatori. Senza un ambiente compatto è difficile combattere. Chi sparge veleno è un fallito e deve allontanarsi dal Napoli»

Il diritto di critica

Di fronte a queste parole, la penna di Garlando si fa affilata. Il giornalista riconosce a Conte il merito straordinario di aver compattato il popolo napoletano regalandogli le emozioni di uno scudetto splendido (il suo vero mestiere), ma ribadisce con forza quale sia il ruolo dell’informazione.

Il mestiere del giornalista non è quello di non farsi compattare da nessuno, bensì di esercitare sempre, con onestà e rispetto, il proprio inalienabile diritto di critica, persino quando questo viene etichettato come “zizzania”. Fallito, sottolinea Garlando, è semmai quel cronista che si comporta da tifoso pur essendo pagato per raccontare i fatti.

La chiosa finale è una lezione di stile: maestri storici come Bearzot e Lippi subirono attacchi ben peggiori ma, una volta acquisito il trionfo, non rinfacciarono mai nulla a nessuno. Guardiola, dal canto suo, ha dimostrato che esiste un altro modo per compattare il proprio popolo: farlo attraverso la bellezza e il divertimento.

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