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·27 Maret 2026
Immobile: "La squadra ha sempre bisogno della gente. I tifosi…"

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·27 Maret 2026

Durante l'ottava puntata di Sky Calcio Unplugged in onda su SkySport, è intervenuto Ciro Immobile, ora in forza al Paris FC.
L'ex bomber biancoceleste ha parlato del piccolo rimpianto di non aver avuto la possibilità di salutare come avrebbe voluto i tifosi della Lazio, se non in quel Bologna-Lazio di dicembre.

Immobile - Fraioli
Ce l'ho avuto in parte quando sono stato a giocare col Bologna, quindi mi devo accontentare di quello anche se è stato emozionante. Dopo 8 anni, tanti titoli, tanti gol, tante vittorie insieme mi sarebbe piaciuto un qualche cosa di più emozionante.
La squadra ha sempre bisogno della gente, all'inizio quando sono arrivato la situazione era così, poi con le partite e i risultati siamo riusciti a riavvicinare la gente che quando è dentro è uno spettacolo e ti dà una spinta in più, spero che il presto possibile riescano a riavvicinarsi con la squadra.
Ho un debole per Pio Esposito. Già in passato dicevo che tra i giovani in crescita era quello che mi piaceva di più. Sono felice del progresso che sta facendo, gioca in una grande squadra con ottimi giocatori e questo lo avvantaggia. Quando è entrato con l’Italia l’ho visto bene. Sono felice per lui”.
È stato bello. Vivere un’esperienza come questa in un club importante e giovane. Quando sono arrivato si aspettavano il solito presuntuoso, invece sono rimasti colpiti dalla mia dedizione in allenamento. È un calcio diverso qui, è molto impegnativo a livello fisico. Questo gol ci voleva, sono felice perché ho segnato in tutti i campionati e anche in questa stagione che era partita male dopo l’infortunio di Roma. Sono felice, il gol ti dà sempre un’emozione speciale, soprattutto per un attaccante.
Sulla velocità della palla, l’Italia è indietro rispetto agli altri. La Serie A di adesso è molto più tattica rispetto a prima. Per me c’erano più occasioni per segnare, le mie Lazio di Inzaghi e Sarri erano molto offensive, verticalizzavano molto più facilmente. Poi molto dipende dagli attaccanti. Ho visto l’intervista di Ventura: ha ragione, il mio modo di giocare mi ha portato a risultati incredibili. Un attaccante come me non può giocare come Pio Esposito, spalle alla porta. Non tutta la colpa è dei giocatori, ma anche da quello che si chiede agli attaccanti, molte squadre usano il centravanti come pivot offensivo. Io sono cresciuto con il mito di Inzaghi, Vieri, Gilardino, tutta gente che se non segnava si strappava i capelli per il nervoso. L’attaccante ora se ha giocato bene è perché ha aiutato la squadra. In questo la prima punta sta cambiando. Io sono sempre per i discorsi che faceva mio padre: chi fa gol ha sempre ragione (ride, ndr.). È la cosa che mi emoziona di più, poi la squadra può anche giocare bene, ma se non segno mi rode.
Contro la Bosnia farei giocare Pio Esposito e Kean. Il gol ti dà fiducia, lui ha segnato e la continuità è importante. Conoscendo quelli con cui ho vinto l'Europeo, come Donnarumma, Barella e Bastoni, credo che si sono tolti un peso dopo la vittoria contro l'Irlanda del Nord. La mente adesso è più libera e sono in condizioni di pensare che hanno le stesse possibilità della Bosnia di andare al Mondiale. Lo scoglio della prima parte è stato superato, soprattutto la tensione e il malumore dei tifosi italiani. Penso che se i ragazzi non accusano così tanto la pressione, non c'è partita. La squadra è forte, l'ho vista giocare tante volte. Bisogna scrollare la pesantezza della maglia della Nazionale.
Punto sempre su quelli che hanno più esperienza: quelli dell'Inter hanno giocato due finali di Champions, Donnarumma l'ha anche vinta. In queste partite conta molto l'esperienza. Se Immobile avrebbe fatto comodo? In forma e senza infortuni sicuramente (ride, ndr.). A inizio anno Gattuso era venuto a Bologna quando eravamo in ritiro, prima dell'inizio del campionato. Mi aveva detto che avevo le stesse possibilità degli altri, poi tutto sta a quello che fai in campo. È andata come andata, la possibilità comunque c'era.
Mi sarebbe piaciuto chiudere la carriera alla Lazio, avrei finito il contratto e mi sarei ritirato salutando i tifosi come si deve. Quando finirò di giocare vorrei restare comunque nel calcio, quindi sarà solo un addio agli scarpini. Spero di fare qualcosa di importante sotto un'altra veste. Mi piacerebbe allenare.
Mancini. Ti rispondo non in base alla qualità o alla bravura dell'allenatore, in base alla mia esperienza personale. Klopp lo stimo tantissimo, non abbiamo mai avuto problemi. Però con Mancini ho vinto l'Europeo, come faccio a non sceglierlo? Mancini o Sarri? È tosta. Scelgo Sarri. Sarri o Ventura? Ho vinto con tutti e due, ma dico Sarri ancora. Sarri o Conte? Sarri. Sarri o Inzaghi? Inzaghi. Inzaghi o Spalletti? Inzaghi. Inzaghi o Italiano? Inzaghi. Con lui sono stato più tempo e ho vinto tanti trofei e titoli personali, giusto qualcosa (ride, ndr.). Vorrei rubargli la gestione del gruppo, è sottovalutata da molti ma è fondamentale. Lo vedo dalla mia esperienza, è una qualità principale per un allenatore".
Quando si è trasferito al Pescara, ho incontrato Verratti a Parigi. Io avevo già firmato per il Paris FC. Non c'è mai stata una chiamata per il ritorno al Pescara. Io ho detto a Verratti che Pescara è una grande piazza per iniziare ad allenare (ride, ndr.). Bisogna buttare gli ami per il futuro. Il prossimo anno ho ancora il contratto con il Paris FC, poi finisce e vediamo come sto fisicamente. Deciderò, avrò 37 anni, voglio finire senza zoppiccare, mettiamola così. Come sarò come allenatore? Con giacca e cravatta, mi piace.









































